venerdì 03 aprile

Settimana Autentica – Venerdì Santo – Passione del Signore

Introduzione

“Tu mi guardi dalla Croce”. È uno dei canti più noti e più belli che intoniamo nei venerdì di Quaresima e anche in questo venerdì santo. È il canto di chi, per un’ultima volta, cerca la relazione con il Signore prima morente e poi morto sulla Croce. Un ultimo sguardo, un’ultima parola, un’ultima invocazione. Ad immagini delle cinque relazioni del Crocifisso. Le ultime.

La Parola di Dio

I LETTURA Is 49,24-50,10
Lettura del profeta Isaia

Si può forse strappare la preda al forte? / Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno? / Eppure, dice il Signore: / «Anche il prigioniero sarà strappato al forte, / la preda sfuggirà al tiranno. / Io avverserò i tuoi avversari, / io salverò i tuoi figli. / Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori, / si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto. / Allora ogni uomo saprà / che io sono il Signore, il tuo salvatore / e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe». / Dice il Signore: / «Dov’è il documento di ripudio di vostra madre, / con cui l’ho scacciata? / Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti? / Ecco, per le vostre iniquità siete stati venduti, / per le vostre colpe è stata scacciata vostra madre. / Per quale motivo non c’è nessuno, ora che sono venuto? / Perché, ora che chiamo, nessuno risponde? / È forse la mia mano troppo corta per riscattare / oppure io non ho la forza per liberare? / Ecco, con una minaccia prosciugo il mare, / faccio dei fiumi un deserto. / I loro pesci, per mancanza d’acqua, restano all’asciutto, / muoiono di sete. / Rivesto i cieli di oscurità, / do loro un sacco per mantello». / Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, / perché io sappia indirizzare / una parola allo sfiduciato. / Ogni mattina fa attento il mio orecchio / perché io ascolti come i discepoli. / Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio / e io non ho opposto resistenza, / non mi sono tirato indietro. / Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, / le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; / non ho sottratto la faccia / agli insulti e agli sputi. / Il Signore Dio mi assiste, / per questo non resto svergognato, / per questo rendo la mia faccia dura come pietra, / sapendo di non restare confuso. / È vicino chi mi rende giustizia: / chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. / Chi mi accusa? Si avvicini a me. / Ecco, il Signore Dio mi assiste: / chi mi dichiarerà colpevole? / Ecco, come una veste si logorano tutti, / la tignola li divora. / Chi tra voi teme il Signore, / ascolti la voce del suo servo! / Colui che cammina nelle tenebre, / senza avere luce, / confidi nel nome del Signore, / si affidi al suo Dio.

SALMELLO Cfr. Sal 21 (22), 17c-20. 23-24b

Hanno forato le mie mani e i miei piedi, *
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe.

ORAZIONE
Volgi benevolo il tuo sguardo, o Dio misericordioso, su questa famiglia, per la quale il Signore nostro Gesù Cristo, consegnandosi liberamente nelle mani dei carnefici, subì il supplizio della croce e ora, glorioso, vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

oppure

O Dio misericordioso, che per la nostra redenzione hai accettato il sacrificio di Cristo, infrangi l’opera del demonio e spezza le catene della colpa; fa’ che l’antico contagio del male non torni a deturpare l’uomo nuovo che tu hai rigenerato.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

II LETTURA Is 52,13-53,12
Lettura del profeta Isaia 

Così dice il Signore Dio: / «Ecco, il mio servo avrà successo, / sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. / Come molti si stupirono di lui / – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto / e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, / così si meraviglieranno di lui molte nazioni; / i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, / poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato / e comprenderanno ciò che mai avevano udito. / Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? / A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? / È cresciuto come un virgulto davanti a lui / e come una radice in terra arida. / Non ha apparenza né bellezza / per attirare i nostri sguardi, / non splendore per poterci piacere. / Disprezzato e reietto dagli uomini, / uomo dei dolori che ben conosce il patire, / come uno davanti al quale ci si copre la faccia; / era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. / Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori; / e noi lo giudicavamo castigato, / percosso da Dio e umiliato. / Egli è stato trafitto per le nostre colpe, / schiacciato per le nostre iniquità. / Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; / per le sue piaghe noi siamo stati guariti. / Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l’iniquità di noi tutti. / Maltrattato, si lasciò umiliare / e non aprì la sua bocca; / era come agnello condotto al macello, / come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, / e non aprì la sua bocca. / Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; / chi si affligge per la sua posterità? / Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, / per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. / Gli si diede sepoltura con gli empi, / con il ricco fu il suo tumulo, / sebbene non avesse commesso violenza / né vi fosse inganno nella sua bocca. / Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. / Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, / vedrà una discendenza, vivrà a lungo, / si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. / Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce / e si sazierà della sua conoscenza; / il giusto mio servo giustificherà molti, / egli si addosserà le loro iniquità. / Perciò io gli darò in premio le moltitudini, / dei potenti egli farà bottino, / perché ha spogliato se stesso fino alla morte / ed è stato annoverato fra gli empi, / mentre egli portava il peccato di molti / e intercedeva per i colpevoli».

RESPONSORIO Cfr. Mt 27, 45-46. 51; Gv 19, 30. 34

R Dense tenebre coprirono tutta la terra,
mentre i Giudei crocifiggevano Gesù.
Verso le tre del pomeriggio,
Gesù gridò a gran voce:
«Mio Dio, mio Dio,
perché mi hai abbandonato?».
Uno dei soldati
gli trafisse il fianco con una lancia,
dopo che egli, chinata la testa,
emise lo spirito.

V Ecco sùbito un gran terremoto,
il velo del tempio si strappò
e la terra si scosse,
dopo che egli, chinata la testa,
emise lo spirito.

PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO Mt 27,1-56
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

Le relazioni del Crocifisso

Simone di Cirene, ovvero la relazione inconsapevole.

Così dice il Vangelo che un certo Simone di Cirene fu costretto a prendere la croce di Gesù per un tratto. Un uomo che veniva da lontano, appunto Cirene. Un uomo che aveva lavorato nei campi ed era stanco. Un uomo che voleva solo andare a casa, dalla sua famiglia, prima che iniziasse la festa. “Lo costrinsero a portare la sua croce”. Lo costrinsero. Non voleva, dunque. Forse ebbe un attimo di dialogo con i soldati. Perché lui? Cosa c’entrava? Che cosa c’era tra lui e quell’uomo che, tutto coperto di sangue, saliva per le vie di Gerusalemme fino al Calvario? Non c’era relazione, non c’entrava niente. Chissà quanto resistette. Sta di fatto che lo costrinsero a portare la croce. Perché è così. Ci sono delle croci che non si scelgono, ci sono delle croci che ti piovono addosso, ci sono delle croci che uno non vorrebbe proprio portare ma che la storia, gli avvenimenti, gli altri uomini ti mettono addosso anche se non vuoi. E tu sei costretto a portarle, come Simone di Cirene. È la relazione inconsapevole con il Crocifisso. Quella che ti capita di scoprire quando meno te lo aspetti. È la relazione di Simone con l’uomo dei dolori.

Gli insultatori, ovvero l’opposizione. Ci sono altre persone sotto la Croce. Ci sono persone che si sono opposte a Cristo in vita e ci sono persone che non si erano mai dichiarate ostili. Ora, però, ora che Cristo è sulla Croce, ora che non può più nulla è tutto un coro. Chi scuote la testa, chi lo deride, chi si mette a vedere se stia, per caso, accadendo qualcosa di speciale. Certo anche della risposta. No. Non accade niente di speciale, non accadrà niente di speciale. Si tratta di aspettare. Aspettare che le atroci sofferenze pieghino il cuore del malcapitato e costui finisca di soffrire. Oppure si tratta di aspettare che l’asfissia faccia morire il condannato. O occorre aspettare che qualche centurione decida di far finire lo spettacolo con l’intervento violento di qualche suo uomo. In ogni caso, per ingannare il tempo, perché non lasciarsi andare a qualche insulto? Perché non prendere parte al coro di chi disprezza quell’uomo? Così l’attesa diventa più sopportabile. È la relazione di opposizione all’uomo dei dolori. È la relazione di opposizione al Crocifisso. È la relazione di chi prende le distanze. È la relazione di chi non vede altro che un corpo che pende da un legno. Un corpo maledetto di uomo maledetto.

Il buon ladrone, ovvero la richiesta. Poi c’è un altro uomo. Un uomo che guarda, vede, ascolta, ragiona. Forse l’ultimo ragionamento della sua vita, il più lucido, il più semplice. Ci sono uomini che sono sulla croce perché l’hanno meritata. Hanno provocato liti violente, tumulti, tensioni, furti, rapine, omicidi. L’elenco potrebbe essere lungo. Quest’uomo è l’unico che si domanda: ma Gesù che male ha fatto? Ed è l’unico che capisce. Capisce che un innocente qualsiasi non avrebbe mai potuto sopportare tutto ciò, per questo quest’uomo deve essere quello che dice di essere: il Figlio di Dio. Ecco l’ultima illuminazione: sfruttare quell’ultima ora di vita, quegli ultimi istanti di un’esistenza senza senso, per dare senso a tutto. Alla vita, alle cose, al tempo. “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. Come dire: non c’è stata occasione, non c’è stato tempo, non c’è stata possibilità di avere una relazione nel tempo. Cerchiamo, per lo meno, di averla in quell’eternità di cui parla quest’uomo. Forse anche il buon ladrone ha avuto qualche dubbio. Forse anche il buon ladrone aveva nel cuore le sue domande. Eppure queste domande non gli hanno impedito di tentare una relazione impossibile. Con la pronta risposta di Gesù: “Oggi sarai con me nel paradiso”. Come dire: quella relazione che è stata impossibile in terra, diventa possibile nell’eternità. Basta quel pentimento in extremis per dare origine ad una relazione ultima che sarà l’unica vera della vita. Il buon ladrone, ovvero la relazione che spinge ad una richiesta, anche quando tutto sembra finito.

La Madre e Giovanni, ovvero la presenza e l’accoglienza. La relazione per eccellenza, la relazione vera è quella di Maria. Lei, come al solito, non dice niente. Di lei il Vangelo non registra nemmeno una parola. Nulla. Non un sentimento, non un gesto, non un gemito. Nulla. Solo una cosa. Ella c’era. “Stabat mater”, dirà con Jacopone da Todi la tradizione della Chiesa. “Stabat”, cioè era là, stava ferma, immobile, impietrita sotto la Croce. C’era. Ha voluto vedere tutto fino in fondo. Ha voluto accompagnare con il suo sguardo di madre quell’ultima ora. Lei che un giorno aveva dato il primo suo sguardo a Gesù bambino, non vuole mancare di dare a suo Figlio un ultimo sguardo. Una prova incredibile di resistenza nel dolore, una testimonianza unica di amore, una immagine di dolore come nessuna altra potrà esserci sulla terra. Perché quello stare di Maria sotto la Croce del Figlio racchiude in sé qualsiasi altro dolore di madre che vede morire il suo figlio per tutte le cause che possono accadere. “Stabat Mater”, con la fortezza di chi vive già i doni dello Spirito Santo. “Stabat mater” con la semplicità di una donna che non può essere consolata da nessuno, se non dalla voce di Dio che in lei parla. È la relazione di chi accoglie il Crocifisso, di chi non lo vuole lasciare, di chi si ferma con tutti i suoi sentimenti, per accogliere tutto di quell’uomo dei dolori che pende dalla Croce e che sta morendo.

Il centurione, ovvero la conversione. Da ultimo un uomo straniero. Un uomo di Roma. Uno che è mandato per eseguire un ordine, tenere calma la folla, rimanere fermo per non prendere parte ai tumulti che possono scoppiare e che, in ogni caso, sono da sedare. Un uomo che usa la forza, un uomo di cui nessuno si sognerebbe mai di dire che ha sentimenti. È un soldato, un uomo che ha accettato di essere lontano da casa per incrementare la paga e pensare ad un futuro diverso. Invece questo è l’uomo che stupisce. È uno che sa poco o forse nulla della religione ebraica. È un uomo che non sa nulla delle Scritture sante, dei profeti, dell’uomo dei dolori che avrebbe preso su di sé il peccato di tutti e che avrebbe portato a redenzione il mondo. Nulla di nulla. Ma, “vedendolo morire in quel modo” comprende la verità: “Costui era veramente il Figlio di Dio”. Un uomo che apre ad una relazione: la relazione della conversione. Quell’uomo che non sarà più il centurione ma un convertito. Uno che ha lasciato che il suo cuore si interrogasse, le sue emozioni emergessero. Un uomo che ha fatto di tutto perché quella relazione che gli capitava di vivere fosse il senso della vita che continua. Se il ladrone ebbe un ultimo momento di grazia prima della morte e prima di entrare nella vita eterna, il centurione ebbe un ultimo momento di grazia prima di iniziare una vita nuova. La vita dei credenti. La vita dei convertiti.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Che relazione abbiamo noi con il Crocifisso? Che relazione abbiamo noi con l’uomo dei dolori? Che relazione abbiamo noi con colui che pende per noi dal legno?

Forse anche noi sperimentiamo la relazione inconsapevole. È la relazione che possiamo vivere noi quando una croce ci capita addosso. Una croce che ci viene addosso per le cose della vita, per la precarietà della salute, per la perdita di una persona cara. La croce che ci viene addosso quando meno ce lo aspettiamo per molti motivi diversi. Noi, come Simone, vorremmo scrollarcela di dosso. Vorremmo non sentirne il peso. Vorremmo che passasse tutto al più presto. Così magari anche preghiamo, senza riconoscere, come invece fece Simone, che quella costrizione salva anche noi. Perché Simone, da quella relazione inconsapevole con il Crocifisso, trasse salvezza.

Forse anche noi, come gli insultatori, viviamo la relazione di opposizione. Magari proprio quando una croce ci capita addosso e non sappiamo fare altro che ribellarci, insultare gli uomini, la vita, il mondo, bestemmiare il nome santo di Dio. Forse anche noi siamo in una relazione di opposizione al Crocifisso, perché, pur essendo stati educati ad amarlo, ci dimentichiamo presto di tutto ciò che abbiamo ricevuto e ci mettiamo dalla parte di chi se ne va senza ricordare tutto quello che ha ricevuto.

Forse anche noi, come il buon ladrone, abbiamo una relazione di richiesta. Forse siamo qui per questo. Per chiedere qualcosa. Per noi, per qualche persona cara, per qualcuno che ci sta a cuore… forse anche noi abbiamo qualche desiderio da mettere nelle mani dell’uomo dei dolori che muore, solitaria vittima. Forse anche noi abbiamo questo genere di relazione ogni volta che guardiamo un crocifisso.

Forse anche noi abbiamo una relazione di conversione. Come il centurione. Magari anche solo perché abbiamo fatto bene questa Quaresima e siamo, ora, in grado di prendere una via nuova, che ci porti lontano dalle cose di sempre e dai vizi di una vita.

Vorrei però che tutti avessimo la stessa relazione di Maria e di Giovanni. La relazione di chi sta presso la Croce. Di chi sta e basta. Di chi rimane fermo. A guardare, a sentire, ad ascoltare. La relazione di chi sa che solo qui si trova il senso della vita. Quel senso che ci danniamo a costruire, a ricercare e che solo Cristo ci può dare. Qui sotto la Croce, dove tutto, anche qualsiasi relazione abbiamo con Lui, trova un senso. Qui dove tutto si ferma e diventa silenzio, essenzialità, verità. Vorrei che tutti entrassimo in relazione con l’uomo della Croce, che tutti lo guardassimo, che tutti potessimo dire che la mia vita c’entra con la sua. Vorrei che tutti potessimo rimanere saldi nella pace che viene da Lui, l’uomo dei dolori che ben conosce il patire.

Preghiera

Cristo Crocifisso, vogliamo guardate a te.

Alla tua vita, alla tua morte, al tuo dolore.

Con le parole di Paolo VI, vorremmo dirti che tu ci sei necessario.

La relazione con te ci è necessaria.

Cristo Crocifisso, accendi in noi questo desiderio, accendi in noi la forza di rimanere presso di te, per stare in relazione con te.

Tu che dalla Croce guidi tutti alla salvezza, guida ciascuno di noi a quel tuo regno che è già in atto in mezzo a noi.

Cristo Signore, rendi necessaria la relazione con Te, perché possiamo dare senso ai nostri giorni.

Così sia.

2026-04-14T23:37:28+02:00