Domenica 12 aprile

2  di Pasqua

Introduzione

  • Quale novità ha portato in noi la Pasqua di Cristo che abbiamo celebrato?

Forse, per molti, la risposta sarà: nessuna! Nessun cambiamento, nessuna novità! Abbiamo vissuto la festa, magari abbiamo anche celebrato i riti della settimana santa con devozione e trasporto interiore, magari abbiamo anche avuto modo di partecipare alle feste pasquali con famiglia o amici ma, di fatto, tutto è ritornato normale. Abbiamo ripreso la nostra vita, abbiamo ripreso le cose di sempre, forse ci stiamo già preparando all’estate, forse ci stiamo preoccupando di ciò che avviene nel mondo e andiamo commentando i fatti più importanti ma, di fatto, dentro di noi non è cambiato nulla. Siamo sempre gli stessi e ci siamo lasciati una bella celebrazione alle spalle. È questa la Pasqua dei cristiani? Credo che la risposta arrivi da San Tommaso e dalla sua parabola di credente.

La Parola di Dio 

LETTURA At 4, 8-24a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto. L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.

SALMO Sal 117 (118)

La pietra scartata dai costruttori
ora è pietra angolare.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre». R

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre. R

EPISTOLA Col 2, 8-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

VANGELO Gv 20, 19-31
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Vangelo

Anche San Tommaso, dopo la risurrezione del Signore, è tornato alle cose di sempre. Non era presente alle prime apparizioni del risorto. Le ascolta, le sente dal racconto degli altri, vede che gli animi dei suoi amici si infervorano. Prende parte ai discorsi di tutti ma, di fatto, il suo cuore rimane desolato. Non ha nessuna speranza nel cuore, nessuna novità di vita lo riguarda o, almeno, così sembra. Continua le cose di sempre, continua a fare quello che aveva fatto nei giorni precedenti e, soprattutto, continua a stare nel cenacolo. Anche se non ha visto il Signore anche se non si sente partecipe delle cose che dicono gli altri, continua a rimanere con loro. Forse si sarà sentito un po’ escluso: perché gli altri avevano avuto quella consolazione e lui no? Cosa aveva fatto di diverso? Cosa aveva fatto di meno? Perché era stato escluso e proprio dal Signore da una apparizione? Forse Tommaso aveva per la testa tanti interrogativi di questo genere. Forse li ha anche detti agli altri. L’unica cosa che risulta dal vangelo è che egli rimase nel gruppo dei discepoli, non si staccò da essi, continuò a stare nel cenacolo. Ed ecco che è proprio qui, nel cenacolo, insieme con gli altri, che Tommaso si sente destinatario di una rivelazione ancora più forte di quella che gli altri avevano avuto. Se gli altri avevano visto, a lui è dato di toccare. Se gli altri avevano solo udito la parola del Signore mentre lo vedevano glorioso e trasformato dalla risurrezione, a lui è data un’esperienza assolutamente diversa ed unica: mettere la mano e il dito nel posto dei chiodi del Signore: un’esperienza unica, non paragonabile a nessun’altra! Come avrà poi guardato alla sua mano Tommaso? Come avrà guardato a quel dito che era entrato nelle piaghe del Signore? forse, per tutto il resto dei suoi giorni, Tommaso avrà pensato alla benedizione toccata proprio alla sua mano e al suo dito. Forse avrà guardato a quella mano e a quel dito ogni volta che sarà sorto in lui un dubbio di fede, una difficoltà a credere, un problema legato alla risurrezione del Signore. Forse avrà guardato proprio quella mano e quel dito per ricordarsi e ricordare anche agli altri che lui aveva toccato, che lui aveva messo la mano nei segni della passione. Questo, evidentemente, lo ha sempre riportato alla realtà: egli era uno di quelli che il Signore aveva chiamato alla comunione con sé. Egli era uno di quelli che il Signore aveva chiamato alla grazia dell’apostolato. Ora occorreva che anche egli si disponesse a raccontare ciò che aveva ricevuto e come era stato beneficato dal Signore proprio in un momento di difficoltà grande.

Lettura

Proprio come Pietro che, in un altro momento, dopo la Pentecoste, quando il suo ministero è già riconosciuto ed accettato, si dispone a confermare la fede degli altri. L’episodio è noto: Pietro ha sanato un paralitico nel nome del Signore: è un miracolo. È un segno che Dio ha dato di compiere a Pietro. Ma perché Pietro è stato in grado di compiere questo segno? Perché ha potuto compiere questo miracolo? Per amore del Signore, per avere creduto al Signore ed avere lasciato che la consolazione della Pasqua abitasse in lui. Così, ora, Pietro può consolare altri e può confermare la fede di altri. Anche quella di un malato, anche quella di chi era con lui, anche quella di chi frequentava il tempio abitualmente. Pietro si rende conto di una verità che non aveva considerato molto prima: “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Ciò che è accaduto ha cambiato Pietro. La Pasqua in lui non è stata vana. Non è stato solo un evento. Il suo ritornare alla vita di sempre non è stata solo una routine recuperata. Pietro è tornato alla sua vita sorretto da una speranza e da una forza diverse che, in lui, hanno anche avuto la possibilità di diventare opera che il maestro aveva compiuto. Il potere di sanare i malati che era di Gesù è passato, in qualche modo, in lui. Questo perché il segno fosse capibile e apprezzabile anche da altri. Pietro consola così chi è nel dolore. Pietro consola così chi cammina con rettitudine di cuore.

Epistola

San Paolo è un credente che viene una generazione dopo. Non ha conosciuto Cristo, non di persona. Non ha assistito al suo ministero. Non ha visto i miracoli, né udito la predicazione. Come sappiamo è un convertito, uno di quelli che viene dopo, così come ciascuno di noi. Egli comprende però la verità del vangelo. Gesù aveva detto che erano beati e sarebbero stati beati coloro che, pur non avendo visto, avrebbero creduto. Paolo si sente tra questi e rilancia con forza il discorso. I battezzati, coloro che sono stati immersi nella morte di Cristo grazie al Battesimo, coloro che hanno incontrato Cristo in questo modo, non sono altro che persone benedette da Dio, persone a cui Dio ha fatto grazia, perché tutti i battezzati, in qualche modo, hanno in sé la luce dello Spirito, quello Spirito che aiuta a capire che tutti siamo stati liberati dai peccati e, per questo, tutti possiamo sentirci chiamati ad una comunione speciale con Dio in Cristo. Quello che, di per sé, era solo delle persone che erano state con Cristo, viene ora trasferito ai credenti. Quello che era possibile solo agli uomini di quella generazione, diventa possibile a tutti perché Cristo non trattiene per sé, ma dona a tutti, attraverso la Chiesa, di vivere ciò che vissero gli apostoli. Chi crede nell’opera di Dio che è la Chiesa, potrà fare esperienza di Cristo vivo, risorto, presente in mezzo a tutti gli uomini.

Perchè la Parola dimori in noi

Questa parola di Dio parla a noi.

A noi che, come San Paolo, come molti altri, veniamo dopo il Signore. Non abbiamo sentito la sua voce, non abbiamo visto la sua persona, non abbiamo assistito ai suoi miracoli. Come possiamo fare esperienza di Lui? Attraverso la Chiesa! Attraverso il popolo di coloro che sono chiamati a rendere testimonianza a Cristo. È nella Chiesa che si ode la voce di Dio, è nella Chiesa che si comprende la sua presenza accanto agli uomini, è nella Chiesa che si rende possibile il cammino di fede che gli apostoli e San Paolo hanno percorso in modo singolare. Tommaso che rimane in comunione con gli altri, Pietro che guida la comunione di tutti, Paolo che si mette a disposizione e a servizio di questa comunione, ce lo stanno dicendo con particolare forza. Si entra in questo orizzonte di consolazione solo a questa condizione: se si rimane in Dio e nella Chiesa.

  • Abbiamo questa forza e otteniamo questa consolazione?

In secondo luogo, credo che la provocazione tocchi noi tutti in qualche modo. Siamo tornati alle cose di sempre, siamo tornati alle attività di sempre, ma con quale animo? Con l’animo di chi ha recuperato la routine dopo uno stacco, dopo una parentesi, dopo una breve sosta, oppure siamo tornati a tutto questo carichi di quello che abbiamo celebrato? Se siamo in questa seconda ipotesi, allora capiamo come l’amore che stiamo testimoniando, in qualche modo, parli proprio a noi tutti. Il bene che possiamo compiere e fare è testimonianza del nostro avere aderito a Cristo ed essere presenti, nel tempo, non solo come persone, come uomini che sono testimoni del proprio tempo, ma come amici di Cristo, che sanno illuminare il loro tempo, qualsiasi esso sia, con la luce della fede e del bene.

  • Facciamo questo?

In terzo luogo, San Paolo, nell’Epistola, ci ha detto che se siamo inseriti in Cristo, se abbiamo ricevuto il battesimo con fede, allora deve essere cambiata in noi la mentalità, deve essere cambiato il modo con cui noi stiamo al mondo. È l’alternativa cristiana. I cristiani, proprio perché hanno conosciuto Cristo e vivono nella compagnia della Chiesa, hanno un loro modo di pensare e di agire che dipende proprio dalla loro fede, dall’essere inseriti in Cristo. Se manca questo, manca tutto. Credo che questa sia la parte più provocatoria per noi: se abbiamo l’impressione di essere tornati alle cose di sempre senza che sia cambiato nulla, è perché non sentiamo, non avertiamo sufficientemente questo inserimento in Cristo. Se non capiamo questo, se non avvertiamo queta verità, rischiamo di essere redenti a metà. Come capita, oggi, sempre più spesso. Abbiamo figure di credenti che sono inseriti in Cristo, sono inseriti nella Chiesa, ma, poi, vivono come se di tutto ciò non ci fosse traccia. Vediamo oggi molti battezzati che vivono come vivono tutti, spesso senza appartenenza alla Chiesa e, quindi, a Cristo. Così la loro fede diventa insipida e, spesso, muore.

  • Anche noi siamo così?

Credo che se siamo qui è perché vogliamo dire di no. Se siamo qui è perché anche noi, come San Tommaso, in qualche modo siamo attratti dalla figura di Cristo e dalla Chiesa stessa. Magari abbiamo come San Tommaso i nostri dubbi e difficoltà, ma non vogliamo staccarci dalla Chiesa che avvertiamo, comunque, come realtà importante per noi. Ecco, partiamo proprio da qui per rinnovare la fede! Partiamo da qui per togliere dubbi, difficoltà, incertezze, partiamo da qui per rinnovare il nostro credo e il nostro essere figli di Dio.

Facciamo come San Tommaso: rimaniamo nella Chiesa per sentire la consolazione di Dio. Consolati nelle nostre difficoltà sapremo consolare quelle degli altri!

2026-04-14T23:44:50+02:00