Settimana della 2 domenica di Pasqua – martedì
La spiritualità di questo giorno
Anche oggi le due Scritture ci raccontano delle storie che diventano per noi occasione di meditazione.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 3, 1-8
Lettura degli Atti degli Apostoli
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
SALMO Sal 102 (103)
Benedite il Signore nell’alto dei cieli.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R
Quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno domina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi. R
VANGELO Gv 1, 43-51
In quel tempo. Il Signore Gesù volle partire per la Galilea;
trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Vangelo
Anzitutto il Vangelo che ci continua a raccontare storie di vocazione. Storie di uomini che hanno detto di sì a Dio. Storie di uomini che si sono sostenuti a vicenda, che hanno raccontato la loro storia e che hanno reso contagioso il loro racconto. Storie di uomini che hanno deciso di seguire il Signore mettendosi dentro un gruppo, quello dei discepoli, che ha accompagnato il Signore sulle strade che ha percorso.
Questo itinerario di sequela è stato reso possibile da una realtà comune a tutti: la preghiera. Quella preghiera di cui si parlava nel Vangelo, rappresentata dall’immagine dello “stare sotto l’albero dei fichi”. Gesù associa a sé questi uomini perché conosce la loro preghiera, conosce il loro amore, conosce anche la loro disponibilità di cuore. Il Vangelo insegna così che il Signore si rende presente dove c’è un’anima che, attraverso l’apertura al mistero di Dio che si vive nella preghiera, si lascia conquistare da questo ideale di vita. La preghiera è ciò che apre alla sequela. La preghiera è ciò che sostiene una vita di donazione a Dio. Senza preghiera non esiste nessun progetto di vocazione e nessuna apertura a quella dimensione di vita comunitaria che è la Chiesa.
Atti
La dimensione della preghiera è molto sottolineata anche in questa pagina degli Atti degli Apostoli. Abbiamo sentito che Pietro, insieme anche ad altri, si reca nel tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Nei primissimi anni di vita della Chiesa, la comunità non aveva spazi propri, non aveva sentito ancora l’esigenza di uno spazio di culto proprio. Si utilizzava lo stesso spazio di preghiera degli Ebrei. Ecco perché i discepoli salgono al tempio. Avvertono che quella casa è anche la casa della loro preghiera. Il loro muoversi verso il tempio è motivato da questo desiderio di incontro con Dio. Questo desiderio di incontro con Dio apre però anche il cuore a tutte quelle realtà della vita che necessitano di comprensione, misericordia, solidarietà. Ecco il caso concreto di questo storpio che sta a mendicare sulla porta del tempio. Pietro, trasformato dalla sequela del Signore e rinnovato dalla preghiera che continua a compiere, non può non notare quest’uomo. Quest’uomo che chiede solo un minimo di compassione, una piccola elemosina. Pietro, a quest’uomo, vuole donare molto di più: vuole donare la conoscenza di quel Cristo che cambia la vita a coloro che si affidano a Lui. Ecco il senso della parola che Pietro pronuncia. Ecco il senso del gesto che Pietro compie. Pietro attesta così di voler attrarre anche quell’uomo mendicante alla grazia della preghiera dalla quale era escluso proprio per i suoi difetti fisici ma, ancor più, vuole attirare quest’uomo alla sequela di Cristo. Il miracolo è il mezzo attraverso il quale avviene tutto questo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Il richiamo alla forza della preghiera non è solo per alcuni tempi! La preghiera ha una grazia trasformante per qualsiasi giorno della nostra vita. Ecco perché non dobbiamo pensare che il richiamo alla forza della preghiera sia solo qualcosa che va bene per la Quaresima. Anche in questi giorni pasquali noi tutti siamo invitati a riflettere sulla forza della preghiera, sulla sua utilità, sulla sua capacità di trasformare i giorni dell’uomo, che, proprio grazie a questa realtà, vengono trasformati.
Pietro è stato desideroso di dire tutto questo pubblicamente e di trasformare la vita di uno storpio che, altrimenti, avrebbe solo vissuto lì, su quegli scalini del tempio, a chiedere l’elemosina.
Vorrei che ci chiedessimo: noi abbiamo lo stesso desiderio? Noi abbiamo il desiderio di dire a tutti che la preghiera ha una forza trasformante? Noi abbiamo il desiderio di chiamare qualcuno a condividere la nostra vita di fede perché vogliamo comunicargli la forza che viene da Dio, la bellezza della preghiera e la grazia dei sacramenti? A me pare di vedere che chiamiamo qualcuno a partecipare a qualche cosa della vita di fede per motivi molto più pratici: si invita alla festa in oratorio, si invitano le famiglie dei ragazzi ad aderire all’oratorio estivo, si invita a partecipare ad una vacanza… raramente abbiamo la forza di invitare qualcuno nella comunità cristiana perché si prega, perché è bello stare davanti al Signore, perché si sperimenta la forza che viene da Lui stesso. Quanta differenza abbiamo con San Pietro! Direi di consacrare questo giorno proprio a riflettere su questo tema e, magari, anche a chiederci a chi possiamo proporre ciò che è stato proposto a noi dalla meditazione di queste Scritture. Solo così anche noi saremo testimoni di quel Vangelo che chiama tutti alla salvezza.