mercoledì 22 aprile

Settimana della 3 domenica di Pasqua – mercoledì

La spiritualità di questo giorno

Due storie diverse di partecipazione alla grazia che viene da Cristo.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 8, 18-25
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Simone, vedendo che lo Spirito veniva dato con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: «Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo». Ma Pietro gli rispose: «Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio! Non hai nulla da spartire né da guadagnare in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Convèrtiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore. Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell’iniquità». Rispose allora Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto». Essi poi, dopo aver testimoniato e annunciato la parola del Signore, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi dei Samaritani.

SALMO Sal 32 (33)

Beato chi dimora, Signore, nel tuo tempio santo.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. R

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R

VANGELO Gv 6, 1-15
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Vangelo

Da un lato quella bellissima di questo ragazzo che, inconsapevolmente, con il suo gesto di generosità, rende possibile un miracolo. Il miracolo della moltiplicazione dei pani nasce proprio dal gesto di condivisione di questo ragazzo senza nome che mette a disposizione gratuitamente quello che ha. È stato un gesto spontaneo di un ragazzo generoso? Qualcuno ha chiesto e lo ha indotto o convinto a compiere questo gesto? Non lo sapremo mai! Sta di fatto che questo ragazzo non ha tenuto per sé il molto che aveva. Aveva molto pane, infatti. Forse gli era stato dato da vendere a chi seguiva Gesù, forse un modo per sostenere una piccola economia domestica. Sta di fatto che egli rinuncia al possesso di quello che ha e lo mette nelle mani di Gesù. Ed è per questo che quel pane che era molto, ma poco per una quantità di gente così grande, diventa, per la preghiera del Signore, pane che basta a sfamare una quantità enorme di persone. Se non ci fosse stato questo gesto di condivisione, non ci sarebbe stato nemmeno il miracolo.

Atti

Storia completamente diversa quella che ci viene raccontata dagli Atti. Quest’uomo, Simone il mago, non cerca la fede, come già emergeva nella pagina di ieri. Piuttosto cerca solamente il proprio tornaconto, il proprio interesse. Cerca di trarre profitto da quello che fanno gli apostoli. Vorrebbe un potere come il loro e sarebbe disposto anche a pagare pur di averlo. Simone si dimostra così lontanissimo da quella legge di grazia che è la legge del Vangelo. Si dimostra così lontano da qualsiasi logica di condivisione, di messa in comune, di vicinanza agli altri. A lui interessa solo la propria immagine, il proprio potere, il proprio tornaconto personale. Ecco la “punizione”, se così vogliamo chiamarla, degli apostoli. Simone deve essere escluso dalla comunità alla quale aveva chiesto di partecipare, perché ci possa essere una sua conversione che prelude al perdono. La pena inflitta non è frutto di cattiveria o di desiderio di vendetta. Solamente è frutto di una grandissima carità, la carità di chi sa che, per recuperare l’altro, a volte sono necessari anche momenti di esclusione della persona dalla comunione. Senza questi provvedimenti, infatti, non ci può essere redenzione. Un insegnamento molto utile e molto forte anche per la nostra Chiesa.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Una condivisione che viene premiata. Una chiusura che viene punita.

Credo che questa pagina sia molto bella anche per noi. Per noi che, spesso, siamo diffidenti, non vogliamo condividere, cerchiamo di difendere sempre un po’ quello che abbiamo. Per noi che, forse per diffidenza, cerchiamo di stare sulle nostre, di rimarcare il nostro possesso. Abbiamo sempre un po’ paura che il mettere in comunione qualcosa con gli altri possa diventare occasione di perdita, un venir meno di cose anche per noi. L’insegnamento è chiaro: le cose che si mettono nelle mani di Dio tornano condivise, le cose che si mettono a disposizione degli altri fanno stare bene. Al contrario ogni volta che si trattiene, ogni volta che si chiude la mano perché si chiude il cuore, si sperimenta quella solitudine che non fa mai bene.

Di qui la domanda per noi: cosa vogliamo fare noi? Come vogliamo vivere noi? Le pagine degli Atti, come quelle del Vangelo, non sono un romanzo. Non le leggiamo solo per dire cosa accadde a quel tempo, ma cosa accade anche a noi e cosa può accadere a noi e alla nostra Chiesa. L’insegnamento è chiaro: se saremo gente che trattiene o Chiesa che trattiene, sperimenteremo la solitudine. Solo se saremo Chiesa che sa donare e persone che sanno donare sperimenteremo quel centuplo che è promesso più volte nel Vangelo. Crediamo all’efficacia di questa parola?

2026-04-17T14:22:24+02:00