lunedì 11 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – lunedì

La spiritualità di questo giorno

La Madonna di Fatima caratterizzerà questi primi giorni della settimana che ci condurranno alla vetta spirituale di questi prossimi giorni, ovvero la solennità dell’Ascensione, festa che aprirà poi l’ultima parte di questo tempo di Pasqua.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 28, 1-10
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava Malta. Gli abitanti ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo. Mentre Paolo raccoglieva un fascio di rami secchi e lo gettava sul fuoco, una vipera saltò fuori a causa del calore e lo morse a una mano. Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli abitanti dicevano fra loro: «Certamente costui è un assassino perché, sebbene scampato al mare, la dea della giustizia non lo ha lasciato vivere». Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non patì alcun male. Quelli si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto sul colpo ma, dopo avere molto atteso e vedendo che non gli succedeva nulla di straordinario, cambiarono parere e dicevano che egli era un dio. Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola, di nome Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio giacesse a letto, colpito da febbri e da dissenteria; Paolo andò a visitarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che avevano malattie accorrevano e venivano guariti. Ci colmarono di molti onori e, al momento della partenza, ci rifornirono del necessario.

SALMO Sal 67 (68)

Cantiamo al Signore e inneggiamo al suo nome.

Oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R

I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
esultate davanti a lui. R

Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R

VANGELO Gv 13, 31-36
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

Vangelo

La pagina del Vangelo ci mette subito in grande sintonia con la meta dell’Ascensione. Gesù più volte, prima della sua morte, ha parlato della sua dipartita dal mondo e sulla inaccessibilità da parte degli uomini della meta verso la quale si dirigeva.  Vedremo anche proprio nella festa dell’Ascensione la difficoltà dei discepoli a capire tutto questo, come, del resto, è anche per noi. Se è vero che Gesù dice apertamente ciò che sta per accadere e l’impossibilità del discepolo di seguirlo, è altrettanto vero che Gesù dice a quali condizioni, un giorno, lo si potrà rivedere e seguire. La condizione per avere parte con lui della medesima meta finale è la capacità di vivere il comandamento dell’amore. Poiché siamo nel contesto della passione, possiamo dire che il comandamento dell’amore è il testamento del Signore. La sua ultima parola, il suo ultimo invito, la sua ultima volontà è questa: che chi lo segue e lo seguirà nel corso dei secoli, sia sempre disposto a vivere con amore, seguendo le sue orme. È questa l’unica condizione alla quale si può pensare di seguirlo, è questa l’unica condizione che immetterà tutti coloro che avranno creduto nella sua comunione.

Atti

La pagina degli Atti ci mostra tutto questo in atto. Anzitutto emerge con una bellissima definizione l’identità della gente di Malta. Essi sono uomini e donne di rara umanità. Già questo basterebbe. La gente dell’isola è abituata a vedere gente che va e gente che viene e, certo, anche a soccorrere chi, in mare, perdeva la rotta o rimaneva in balia delle onde, come è Paolo insieme ai compagni di naufragio. C’è però una seconda perla nel racconto. Paolo, dopo l’episodio curioso del morso della vipera, incomincia a far vedere cosa può fare con la sua autorità di Apostolo. Egli va ben oltre quel senso umano che rendeva già nobili i maltesi. Nel nome del Signore, egli cura il padre del governatore. È una bella differenza. Paolo si accosta a quest’uomo non solo per umanità, non solo per solidarietà, non solo per compassione. Egli si accosta con fede e, con l’autorità di apostolo, porta quest’uomo alla salvezza secondo il comando del Signore. Così i maltesi sono di fronte non solo ad un uomo generoso, ma ad un uomo di fede che mette tutti loro nella condizione di poter conoscere il Signore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

C’è una bella differenza tra “essere ricchi in umanità” e “operare nel nome del Signore”. Ai nostri giorni pare che abbiamo smarrito anche la prima realtà, anche la prima cosa sulla quale, invece, dovremmo tutti convergere: la ricchezza in umanità. Questa dovrebbe proprio caratterizzare tutti noi e, invece, eccoci qui, sempre un po’ a scontrarci con visioni strette che, poi, portano ad escludere qualcuno più che ad includere gli uomini. Questa visione stretta è anche la causa di mancati gesti di vicinanza e di solidarietà. Certo che gli attuali abitanti di Malta mi sembrano molto differenti dai loro antenati! Abbiamo perso la capacità di aprire il cuore a tutti! Ben venga se le Scritture di oggi ci permetteranno di rimettere un po’ in discussione i nostri giudizi e le nostre chiusure e ben venga se, proprio da questo ricordo, si partirà per avere più cuore.

A noi credenti, poi, tutto questo non dovrebbe bastare. Come credenti dovremmo tutti assomigliare a Paolo e, quindi, dovremmo anche fare in modo che il nostro operato, il nostro modo di agire, la testimonianza di fede che sappiamo dare, sia in grado di avvicinare altri alla fede. Propriamente noi tutti dovremmo cercare questo! Ciò che ci dovrebbe stare a cuore è proprio il fatto che tutti possano conoscere il Signore. Solo questo dovrebbe essere per noi l’attenzione da avere ogni giorno. Se, per noi, la fede è una ricchezza, se, per noi, la fede è un dono, certo che dovremmo tutti desiderare che anche altri possano avere lo stesso dono e condividere la stessa inesauribile ricchezza.

Chiediamo al Signore, che ci prepara a contemplare la sua ascensione, questo dono e questa ricchezza. Sarà il Signore a permetterci, poi, di essere fortificati nello Spirito per giungere a questa testimonianza libera e gioiosa della nostra fede.

2026-05-09T09:07:52+02:00