Pentecoste
Introduzione
- Di quale consolazione abbiamo bisogno?
Credo che, in un momento come quello che stiamo vivendo, non solo per quello che accade nel mondo ma anche proprio come modo di sentire dell’uomo di oggi, tutti abbiamo bisogno di fare esperienza di consolazione.
Il Vangelo di oggi è molto chiaro: Gesù invia lo Spirito come “Consolatore”. Ecco perché trovo utile chiederci di quale consolazione abbiamo bisogno noi tutti, a partire dalle risposte che la stessa sacra scrittura ci dona.
La Parola di Dio
LETTURA At 2, 1-11
Lettura degli Atti degli Apostoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
SALMO Sal 103 (104)
Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
La terra è piena delle tue creature. R
Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R
EPISTOLA 1Cor 12, 1-11
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
VANGELO Gv 14, 15-20
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
Vangelo
La prima consolazione: la preghiera di Gesù. Il testo del Vangelo lo dice molto chiaramente: “io pregherò il Padre ed egli vi manderà un altro Paraclito”. Dunque la consolazione che viene dallo Spirito Santo nasce dalla preghiera che Gesù fa al Padre. Dal Vangelo, in generale, noi tutti sappiamo che la preghiera di Gesù è una preghiera che conosce un’intensità unica, straordinaria, inaudita. Questa preghiera è, dunque, quella che viene riservata a noi tutti, è la preghiera di Gesù che diventa per noi fonte di consolazione.
La seconda consolazione: il permanere dello Spirito. Anche a questo proposito Gesù è molto chiaro. Mentre la sua presenza è una presenza limitata nel tempo, non accessibile a tutti fisicamente, lo Spirito “rimarrà con voi”. Dunque la vita di ogni uomo è sempre sotto l’azione dello Spirito Santo. Non esiste momento della vita che non goda di questa compagnia e di questo accompagnamento. Questa è la convinzione che deve sempre accompagnare i discepoli del Signore, coloro che credono in Gesù ed operano nel suo amore. Questa consolazione che nasce dalla compagnia dello Spirito, illumina anche sul fatto che chi ha fede è sempre con il Signore. Lo dice ancora molto chiaramente il Vangelo: “io sono nel Padre e voi in me e io in voi”. Dunque lo Spirito Santo ci aiuta a capire che la consolazione non nasce dal non avere difficoltà o tribolazioni della vita ma dal sapere che Dio accompagna anche questi momenti. “Non vi lascerò orfani”, aveva detto precedentemente il Signore. Il dono dello Spirito di Dio serve proprio a questo, serve a capire che non siamo assolutamente orfani perché la presenza di Dio sempre ci accompagna.
Lettura
La terza consolazione: lo Spirito parla le lingue degli uomini. Sono gli Atti degli apostoli, che oggi terminiamo di leggere, che ci parlano di questa terza consolazione. Tecnicamente il testo si riferisce alla glossolalia, ovvero a quel prodigio che sperimentarono i discepoli che vennero intesi perfettamente anche da persone che parlavano lingue diverse dalla loro. Lo Spirito di Dio rese possibile un prodigio che manifestò, in quella prima festa di Pentecoste cristiana, la presenza di Dio e la potenza del suo Spirito. Il testo si può anche interpretare in altro modo. Lo Spirito parla le lingue degli uomini nel senso che ciascuno, in qualsiasi condizione di vita sia, a qualsiasi popolo appartenga, in qualsiasi esperienza umana sia concentrato, può sentire la vicinanza di Dio, lo Spirito permette di capire che Dio parla la lingua degli uomini, ovvero, potremmo dire, che esalta l’umanità così come essa si esprime. Lo Spirito sostiene qualsiasi espressione di bene che è dentro l’uomo, lo Spirito sostiene qualsiasi sforzo di bene che gli uomini compiono, lo Spirito sostiene tutte le cose buone, vere, belle che un uomo può fare. Non importa che quest’uomo sia credente. In ogni sforzo di bene dell’uomo è sempre presente lo Spirito. Il credente lo riconosce, il non credente non lo comprende, ma qualsiasi espressione di bene viene da Dio, perché da lui nasce, e porta a Dio, perché a lui rimanda. Lo Spirito, dunque, parla le lingue degli uomini in questo senso: sostiene la loro umanità.
Epistola
La quarta consolazione: l’unità. Ce ne parla San Paolo nell’Epistola. Occorre che tutti ricordiamo che la comunità di Corinto è una comunità difficile, divisa, dove ci sono moltissimi problemi e difficoltà. San Paolo spiega a questa chiesa concreta che il dono dello Spirito di Dio serve a questo: egli ricompone gli animi, permette di camminare su vie di concordia, esalta qualsiasi sforzo di bene che viene fatto per ricomporre l’unità. Lo Spirito di Dio aiuta gli uomini a camminare in ogni via di bene, in ogni via di pace possibile. È lo stesso Spirito di Dio che rende possibile il cammino comune.
La quinta consolazione: il dono. C’è anche una quinta consolazione che deve essere presente nel cuore dell’uomo: il sapere che qualsiasi dono che è depositato nell’uomo viene proprio da Dio, qualsiasi manifestazione di bene, qualsiasi cosa buona che l’uomo è in grado di fare, qualsiasi cosa bella che nasce dal suo cuore, è frutto dello Spirito Santo. In una comunità dove tutti gareggiano nel cercare di essere i migliori, i più importanti, i più ricercati, ecco che San Paolo ricorda che qualsiasi dono umano che sia volto al bene comune viene da Dio: non esiste altra verità. Un dono personale, se non messo in comunione con gli altri, non vale nulla. Un piccolo dono personale, messo in comunione e cioè a servizio di altri uomini, diventa importantissimo ed unico.
Infine la sesta consolazione: il poter professare la propria fede, ovvero l’essere di Cristo. È questa la consolazione più difficile, perché tocca il cuore dell’identità cristiana. Questa consolazione ispira il credente a non tirarsi indietro, a non mascherarsi, a non fare finta, ma a mettersi sempre in primo piano. Questa consolazione è quella che porta a testimoniare con il comportamento e con la vita la fede che si vive nel cuore. potremmo dire che è il dono che spinge a non nascondersi, il dono che porta a rimanere saldi nella propria professione di fede, il dono che porta ad essere sempre integri e saldi nell’amore e nel dono di sé.
Perchè la Parola dimori in noi
Qual è, dunque, al consolazione di cui abbiamo bisogno? Al di là delle piccole consolazioni personali, che facciamo bene a chiedere e che il Signore evidentemente conosce, la consolazione comunitaria che tutti possiamo chiedere e vivere è quella che viene da una nuova e vera professione dell’identità cristiana.
In che cosa consiste questa identità cristiana e come lo Spirito la sostiene?
L’identità cristiana è l’atteggiamento di integrità con cui il credente si presenta al mondo. L’identità cristiana consiste in quell’insieme di principi, valori, consapevolezze che non abbandonano mai il credente. L’identità cristiana è la sintesi di questi doni, di queste consolazioni di cui ci ha parlato la scrittura. L’identità cristiana accompagna il credente che sa bene di non essere mai solo, perché la presenza di Dio e la presenza dello Spirito santo lo accompagna. L’identità cristiana è quella che nasce dalla nostra preghiera, che viene concepita e percepita esattamente per quello che deve essere, ovvero una partecipazione alla preghiera del Signore. L’identità cristiana è quella che nasce dal sapere che anche noi dobbiamo parlare la lingua degli uomini, sostenuti dallo Spirito che parla la nostra stessa lingua. Ovvero noi tutti dobbiamo diventare interpreti dei bisogni ma anche dei desideri dell’uomo di oggi e, al tempo stesso, con forza, dobbiamo dire che una vita senza Dio, una vita senza fede non ha senso, perde il suo sapore, il suo gusto. Avere una forte identità cristiana significa sperimentare al tempo stesso il carisma dell’annuncio e il carisma dell’accoglienza. Il carisma dell’annuncio, con il quale si dice a tutti che la vita senza fede manca di qualcosa. Il carisma dell’accoglienza, perché niente, poi, vieta di accogliere chi non ha fede, chi cammina su strade diverse, chi ha fatto scelte, anche discutibili, lontane da Dio. avere una forte identità cristiana è ciò che porta a non nascondersi, ciò che porta a dire a tutti di quella presenza di Dio che il cristiano ha sempre nel cuore, avere una forte identità cristiana significa mettersi nella posizione di chi vive nella consapevolezza che solo una vita donata, solo una vita che si rende testimonianza di amore, solo una vita che diventa vicinanza, servizio, accoglienza, è una vita che ha il suo pieno senso cristiano. Solo una vita che diventa come quella di Gesù merita di essere vissuta. Lo Spirito accende nel cuore questo criterio che fa della vita una vocazione, un servizio di amore a Dio, alla Chiesa, alla famiglia. L’identità cristiana è ciò che spinge a testimoniare chi è il credente, che si mischia alla vita di tutti gli altri, che ha stima della vita del mondo così come si svolge e che, tuttavia, nel mondo, ha un suo specifico. Credo che, oggi, parlare la lingua degli uomini significhi soprattutto questo. Noi tutti abbiamo bisogno di una chiesa così: una chiesa che è fatta da uomini e donne normali, che vivono come vivono gli altri ma che sanno dire di sé, della propria fede, anzitutto per come vivono, per le scelte che fanno, per il bene che sanno seminare.
Ecco chi vive lo Spirito della Pentecoste. Mentre cerchiamo di fare nostre le consolazioni dello Spirito, secondo quello che stiamo vivendo in questo momento, cerchiamo, ancor prima e ancor più, di crescere in questa identità cristiana, che ci deve sempre accompagnare. Lo Spirito di Dio ci illumini, per essere uomini e donne che sanno parlare di Dio in un mondo incredulo ma ancora ben disposto ad attendere un messaggio di fede che lo scuota, lo provochi, lo richiami.