martedì 26 maggio

Settimana dopo Pentecoste – martedì

La spiritualità di questo giorno

Forse non conosciamo molto la figura di San Filippo Neri che, nella Roma del 1500, ha dato molto. Depositario di un carisma unico, il carisma dell’allegria, egli seppe coinvolgere in una speciale fattispecie di “oratorio” molti giovani e molti credenti della Roma del suo tempo. La devozione ai santi, la partecipazione agli eventi ecclesiali del suo tempo, il pellegrinaggio alle catacombe nella memoria dei santi martiri, la devozione e l’ossequio al Papa sono stati i pilastri portanti di una spiritualità che ha saputo rinnovarsi nel tempo. Potremmo dire, continuando la meditazione di ieri, che San Filippo è stato sempre un uomo in grado di vivere la partecipazione alla vita ecclesiale del suo tempo, distinguendosi come figlio devoto ed amante della realtà ecclesiale della quale ha fatto parte. La grazia da chiedere a San Filippo è, dunque, quella di prendere parte con gioia alla vita della Chiesa del nostro tempo, lasciando che l’esempio dei santi e la fortezza dei martiri siano davvero contagiosi anche per noi. San Filippo ci doni la gioia di credere e di sentirci uniti nel cammino di fede comune.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 19, 1-6
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, nello stesso giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. Levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”. Queste parole dirai agli Israeliti».

SALMO Sal 80 (81)

Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.

«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato. R

Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi! R

Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto». R

VANGELO Lc 12, 35-38
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Esodo

Anche oggi le due Scritture sono da prendere insieme. Nel libro dell’Esodo abbiamo riascoltato una nozione fondamentale per il popolo della prima alleanza. Gli ebrei si sono sempre ritenuti una “proprietà principale di Dio”, una “segullà”, cioè un tesoro, una preziosità nelle mani di Dio. Il termine “segullà” ritorna molte volte nel Primo Testamento e sta ad indicare propriamente con quanta attenzione, con quanta cura, il popolo di Israele ha concepito la sua stessa identità, la sua stessa missione. Se il Primo Testamento dice questo, non lo dice in senso esclusivo, o per mettere Israele al di sopra di altri popoli. Semplicemente esso vuole suscitare in tutti la consapevolezza del dono ricevuto. Naturalmente nessuno può mettere in discussione il concetto di elezione che la prima alleanza porta con sé.

Vangelo

Nella mente di Dio questo concetto non è esclusivo: ecco che ogni uomo si può dire prezioso nelle mani di Dio. Ogni singolo individuo, ma anche ogni insieme di credenti e, ovviamente, nel suo insieme la Chiesa. Ma come si diventa preziosità di Dio? Il Vangelo ci dona questa risposta: con la vigilanza. Uno diventa consapevole del dono che è se vigila su di esso, se vigila sulla sua vita, se tiene acceso il lume della fede continuando a credere e a sperare nonostante tutto. Questo è il compito del cristiano che si sente partecipe della vita della Chiesa. Memore dei tanti benefici ricevuti, ogni cristiano si sente prezioso davanti a Dio perché unico ed irripetibile. Proprio per questo ogni credente si impegna a vivere la sua vita come cammino verso il Padre, come cammino verso l’eternità per la quale Cristo è venuto, donando la sua vita. Ecco perché il credente non vuole certo sprecare la grazia di Dio, ma si mette sempre in sintonia con il Padre da cui provengono ogni bene e ogni grazia, nell’attesa del ritorno glorioso di Cristo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Le due Scritture e la memoria di San Filippo ci dicono come noi dovremmo stare nella Chiesa. Noi dovremmo stare come gente allegra, come gente contenta del proprio cammino spirituale, come gente contenta di vedere come la Chiesa si dia da fare, nel mondo di oggi, per aiutare l’uomo a conoscere il mistero di Dio. Noi dovremmo poter condividere qualcosa dell’allegria di Filippo, ben sapendo che un cristiano triste è una contraddizione per definizione. Se, appunto, il cristiano attende la vita eterna, se il cristiano attende il ritorno glorioso di Cristo, se il cristiano vuole vivere con fiducia la sua chiamata al cielo, cosa può rendere triste il cammino dell’uomo? Forse le difficoltà della vita? Come ci direbbe San Paolo nemmeno queste, dal momento che il credente si sente sostenuto anche in tutte queste cose e si incammina verso il suo Dio sostenuto da Lui stesso in tutto ciò che capita nel corso dell’esistenza. Sentiamoci anche noi proprietà preziosa di Dio, cerchiamo di sentire il suo sostegno, il suo amore, la sua vicinanza, la sua provvidenza; quando poi queste realtà venissero a mancare, mettiamoci alla ricerca di tutte queste cose con ancora maggior fede. Il Signore non mancherà di dirci e di dimostrarci che siamo davvero anche noi tutti “realtà preziosa nelle sue mani”, sua “segullà”!

2026-05-25T22:56:36+02:00