Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Questa settimana, che inizia con la memoria di San Giustino e che conterrà anche la memoria di San Carlo Lwanga e di S. Bonifacio, ha però un cuore: la solennità del Corpus Domini che noi celebreremo con fede e con devozione il prossimo giovedì sera, nel giorno proprio. Cerchiamo di rileggere le Scritture proprie di questi giorni anche già in vista di questa meta alla quale ci avviciniamo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 3, 7-12
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».
SALMO Sal 102 (103)
Benedetto il Signore, salvezza del suo popolo.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R
Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R
VANGELO Lc 4, 14-16. 22-24
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».
Esodo
Partiamo dal testo dell’Esodo che è l’inizio dell’epopea di Mosè. Se Mosè viene chiamato a fare tutto ciò che ha fatto, ad essere, in sintesi, il liberatore di Israele, è perché Dio “ha visto” la miseria del suo popolo, ha “ascoltato” il grido che proviene da uomini oppressi, ha deciso di intervenire al loro fianco, nella loro storia. Se questa è la spiegazione più logica e più aderente al testo, non conta meno, tuttavia, il suo significato spirituale. Dio è vicino ad ogni uomo che soffre, ad ogni uomo che vive le difficoltà che ogni epopea della storia porta con sé, Dio non rinnega la sua volontà di essere il Padre di tutti e, per questo, con molti segni e in molteplici forme, decide come rivelarsi, come donarsi, come essere vicino a coloro che lo invocano. Se, dunque, c’è una verità storica del testo, è ancora più forte ed evidente il suo significato spirituale: Dio non cessa di prendersi cura dell’uomo, né potrà mai farlo! Se Dio potesse fare questo, rinnegherebbe sé stesso, poiché ha giurato fedeltà ad ogni uomo.
Vangelo
L’apice di questa rivelazione, di questa vicinanza, è la vita, l’opera, il ministero di Gesù. Gesù che chiama a sé uomini in modo speciale, Gesù che gira per tutto il suo paese, Gesù che non tralascia di dirigersi lì dove la Parola di Dio non era mai giunta, non trascura nemmeno quelli di casa sua. Uomini e donne che conosceva bene, e che, forse proprio per questo, preferiscono non mettersi in gioco, non ascoltarlo, non recepire la sua lezione, la sua parola di vicinanza e di amore. Gesù rimane probabilmente molto deluso dai suoi concittadini. Essi, solo perché hanno ospitato la sua famiglia, si ritengono anche superiori alla salvezza che Lui stesso porta, a differenza di altri, che, pur non avendo azioni così nobili da vantare, hanno purificato il loro cuore ed atteso la rivelazione del volto del Padre. Gesù dice il massimo della vicinanza di Dio agli uomini che lo cercano. Accetta, però, anche la libertà di chi non sembra avere desiderio di ascoltarlo. Dio, in Gesù, continua a vedere le miserie del suo popolo e di tutta l’umanità, parla al suo popolo e a tutta l’umanità, ma la sua parola, per diventare efficace, deve essere accolta e assimilata pian piano.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche San Giustino è tra i credenti che hanno ascoltato un annuncio, hanno aderito ad una predicazione, hanno dato un senso alla vita mettendosi alla scuola del Signore. Anche San Giustino è uno di quelli che ha saputo dare una svolta alla pratica della fede, perché la sua vita acquistasse senso.
E noi? Noi che cosa diciamo di noi stessi e della nostra fede? Noi cosa diciamo dello stesso nostro tempo?
Perché è fuori discussione che Dio dica anche all’uomo di oggi che ha osservato tutto il dolore, tutto il male che c’è nella vita degli uomini. Lui che ascolta la parola che gli uomini gli elevano, anche nelle difficoltà, nelle miserie, nelle bassezze della vita. Anche oggi Dio interviene, certo non come al tempo dell’Esodo, quando si trattava di preparare l’umanità all’accoglienza del Messia. Dio interviene nel segreto dei cuori, Dio interviene nella pace delle coscienze, Dio interviene nella piccolezza di situazioni che, senza la sua illuminazione, mortificherebbero l’uomo. Siamo pronti a vedere tutto questo attorno a noi? Siamo pronti a scoprire la forza di questa presenza e di questo aiuto?
La Santa Eucarestia, che ci apprestiamo a celebrare nella festa solenne del Corpus Domini, è il modo vero, autentico, singolare, con il quale Dio decide di essere presente in ogni tempo e, quindi anche nel nostro tempo. È il modo bello e forte con il quale Dio si rende presente anche in mezzo a noi, per richiamare tutti alla centralità dell’esistenza. Dio continua ad occuparsi delle povertà e delle miserie di tutti i popoli. Ma l’uomo, ha ancora la forza di invocarlo e di “gridare” fino alla sua maestà per chiedere quell’aiuto senza il quale nulla può risultare vero, serio, nobile e giusto?