Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – sabato
La spiritualità di questo giorno
Lavorare per l’edificazione dell’altro. Il tema delle Scritture di oggi è difficilissimo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Lv 23, 9. 15-22
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno in cui avrete portato il covone per il rito di elevazione, conterete sette settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all’indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione. Porterete dai luoghi dove abiterete due pani, per offerta con rito di elevazione: saranno di due decimi di efa di fior di farina, e li farete cuocere lievitati; sono le primizie in onore del Signore. Oltre quei pani, offrirete sette agnelli dell’anno, senza difetto, un giovenco e due arieti: saranno un olocausto per il Signore, insieme con la loro oblazione e le loro libagioni; sarà un sacrificio di profumo gradito, consumato dal fuoco in onore del Signore. Offrirete un capro in sacrificio per il peccato e due agnelli dell’anno in sacrificio di comunione. Il sacerdote presenterà gli agnelli insieme al pane delle primizie con il rito di elevazione davanti al Signore; tanto i pani quanto i due agnelli consacrati al Signore saranno riservati al sacerdote. Proclamerete in quello stesso giorno una festa e convocherete una riunione sacra. Non farete alcun lavoro servile. Sarà per voi una legge perenne, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Quando mieterai la messe della vostra terra, non mieterai fino al margine del campo e non raccoglierai ciò che resta da spigolare del tuo raccolto; lo lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio».
SALMO Sal 96 (97)
Il Signore è l’Altissimo su tutta la terra.
Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Ascolti Sion e ne gioisca,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi, Signore. R
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
egli custodisce la vita dei suoi fedeli,
li libererà dalle mani dei malvagi. R
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo. R
EPISTOLA Rm 14, 13 – 15, 2
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, d’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello. Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è impuro in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come impuro, per lui è impuro. Ora se per un cibo il tuo fratello resta turbato, tu non ti comporti più secondo carità. Non mandare in rovina con il tuo cibo colui per il quale Cristo è morto! Non divenga motivo di rimprovero il bene di cui godete! Il regno di Dio infatti non è cibo o bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi si fa servitore di Cristo in queste cose è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Cerchiamo dunque ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole. Non distruggere l’opera di Dio per una questione di cibo! Tutte le cose sono pure; ma è male per un uomo mangiare dando scandalo. Perciò è bene non mangiare carne né bere vino né altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi. La convinzione che tu hai, conservala per te stesso davanti a Dio. Beato chi non condanna se stesso a causa di ciò che approva. Ma chi è nel dubbio, mangiando si condanna, perché non agisce secondo coscienza; tutto ciò, infatti, che non viene dalla coscienza è peccato. Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo.
VANGELO Lc 11, 37-42
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle».
Romani
Da questo punto di vista la lettera di Paolo è illuminante. Il tempo in cui vive Paolo è tutto segnato da regole e da indicazioni precise. Non solo per quanto riguarda la fede, ma anche per le altre cose della vita. Per quanto attiene alla fede, poi, è un continuo confronto tra le diverse regole di ogni fede. Paolo vive il continuo confronto tra le regole dell’ebraismo, che lui stesso conosce bene e che, per un lungo periodo della sua vita ha condiviso, e le regole delle altre religioni. Delle religioni pagane, che Paolo incontra in ogni suo viaggio e in ogni città dove si reca a motivo del Vangelo. Poi, ovviamente, ci sono anche le regole dei cristiani. Queste sono, al momento, le meno precise, perché sono tutte in fase di formazione. Alcune sono già molto chiare, ma su altre il dialogo è in continuo svolgimento e la situazione è in continua evoluzione. Paolo sta al gioco! Capendo bene la preziosità di alcune regole, ma avendo sperimentato come la durezza della regola non porti da nessuna parte, si sente di insegnare ciò che noi abbiamo ascoltato, e cioè che la regola d’oro quando è in ballo il confronto tra uomini e fedi deve essere quella della carità. La prima regola della fede è questa. Il primo richiamo della fede è questo: non fare nulla che possa mettere in crisi la coscienza di un altro uomo. Il primo e principale principio a cui attenersi deve essere questo: sii sempre un uomo che sa rispettare la coscienza degli altri. Paolo è ancora più preciso, perché richiama che la coscienza delle persone deboli, la coscienza delle persone poco formate, deve essere rispettata ancora di più. Scandalizzare la coscienza di una persona semplice è ancora più grave di altri peccati. Ecco, dunque, il richiamo fondamentale di questo brano: se sei un uomo di fede, proprio in forza della tua fede, non scandalizzare mai la coscienza di chi ti sta accanto, non scandalizzare mai la coscienza di chi vive accanto a te. È un principio al quale tutti gli uomini e tutti i credenti dovrebbero attenersi. Non solo i cristiani. Non solo in questo tempo, ma sempre e tutti.
Vangelo
Così come il Signore che ha accettato di andare in case di uomini molto diversi da lui. Ha accettato di stare anche alle loro regole. Ha accettato il confronto. Con molto rispetto e, al tempo stesso, con grande decisione, con forte grinta. Il Signore ha richiamato, ha insegnato, ha criticato, ha lodato… comportamenti di altri. Dipende dalle occasioni. Il che ci fa pensare alla grandezza dell’animo del Signore che sa confrontarsi con tutti, in uno spirito di vera attenzione a ciascuno. Il Signore ha saputo fare questo, ha saputo mettersi in comunione con gli uomini e le donne del suo tempo, senza criticare per partito preso, caso mai dopo essere entrato in dialogo e in confidenza con loro e mai per il gusto solo di criticare ma con l’attenzione ad insegnare.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Mi domando se questo stile sia anche il nostro stile. Per molti versi il nostro tempo non è diverso da quello di Paolo. La grande mobilità, il contesto culturale e sociale nel quale ci muoviamo, continuamente permettono a tutti di essere in contatto con uomini che provengono da diverse parti del mondo, che hanno culture e tradizioni differenti e che hanno anche una fede differente. Mi pare che, per quanto attiene alle cose umane, siamo in grado di un rispetto grande. Rispetto che è anche curiosità buona, desiderio di sapere come vivono alcune realtà, desiderio di comprensione di usi, costumi, tradizioni. Per quanto attiene alla fede, invece, non è proprio così. Anzitutto mi pare che il capitolo sia del tutto ignorato, se non inesplorato. Ecco che c’è un po’ un distacco. Magari si cerca di sapere qualcosa del loro mondo religioso ma senza interesse, senza coinvolgimento, senza desiderio di dare, a nostra volta, una testimonianza precisa, unica, efficace. Insomma, va bene il confronto su tutto, basta che si lasci fuori la fede! Mi pare che moltissimi pensino qualcosa del genere! La Scrittura di oggi ci dice che il credente parte sempre dalla fede, perché la sua fede è il criterio sintetico dal quale sempre partire per giudicare ogni cosa. Così come la fede degli altri deve essere sempre conosciuta, valutata, compresa, rispettata.
Chiediamo al Signore questa libertà d’animo, perché davvero ci sia un accrescimento reciproco su questo tema e ciascun uomo possa dirsi edificato anche dalla fede degli altri.