Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – giovedì
La spiritualità di questo giorno
La Madonna del Monte Carmelo è una devozione molto antica. Si tratta di un monte, il Carmelo, molto caro alla tradizione dei profeti. Sulla cima di questo monte da sempre hanno abitato gli uomini di Dio, già dai tempi antichi di Israele. Il monte divenne, dopo la venuta del Signore, sede di un monastero, che rimane ancora oggi come punto di riferimento per la vita spirituale di tutti. Anche noi vogliamo vivere questa devozione alla Madonna adorata in questo santuario e a lei chiediamo le grazie spirituali che più ci sono necessarie. Anche quelle per comprendere la Parola di oggi che ci è data perché dimori nei cuori di tutti noi. Le Scritture bellissime di oggi potrebbero essere riassunte in un’unica meditazione che ci chiede di non essere mai troppo sicuri di noi.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gdc 16, 4-5. 15-21
Lettura del libro dei Giudici
In quei giorni. Sansone si innamorò di una donna della valle di Sorek, che si chiamava Dàlila. Allora i prìncipi dei Filistei andarono da lei e le dissero: «Seducilo e vedi da dove proviene la sua forza così grande e come potremmo prevalere su di lui per legarlo e domarlo; ti daremo ciascuno millecento sicli d’argento». Allora ella gli disse: «Come puoi dirmi: “Ti amo”, mentre il tuo cuore non è con me? Già tre volte ti sei burlato di me e non mi hai spiegato da dove proviene la tua forza così grande». Ora, poiché lei lo importunava ogni giorno con le sue parole e lo tormentava, egli ne fu annoiato da morire e le aprì tutto il cuore e le disse: «Non è mai passato rasoio sulla mia testa, perché sono un nazireo di Dio dal seno di mia madre; se fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei debole e sarei come un uomo qualunque». Allora Dàlila vide che egli le aveva aperto tutto il suo cuore, mandò a chiamare i prìncipi dei Filistei e fece dir loro: «Venite, questa volta, perché egli mi ha aperto tutto il suo cuore». Allora i prìncipi dei Filistei vennero da lei e portarono con sé il denaro. Ella lo addormentò sulle sue ginocchia, chiamò un uomo e gli fece radere le sette trecce del capo; cominciò così a indebolirlo e la sua forza si ritirò da lui. Allora lei gli gridò: «Sansone, i Filistei ti sono addosso!». Egli, svegliatosi dal sonno, pensò: «Ne uscirò come ogni altra volta e mi svincolerò». Ma non sapeva che il Signore si era ritirato da lui. I Filistei lo presero e gli cavarono gli occhi; lo fecero scendere a Gaza e lo legarono con una doppia catena di bronzo. Egli dovette girare la macina nella prigione.
SALMO Sal 105 (106)
Renderò grazie, Signore, al tuo santo nome.
I nostri padri si contaminarono con le loro opere,
si prostituirono con le loro azioni.
L’ira del Signore si accese contro il suo popolo
ed egli ebbe in orrore la sua eredità. R
Li consegnò in mano alle genti,
li dominarono quelli che li odiavano.
Li oppressero i loro nemici:
essi dovettero piegarsi sotto la loro mano. R
Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. R
VANGELO Lc 9, 57-62
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Giudici
Il racconto di Sansone, purtroppo nella liturgia molto sunteggiato, è una delle pagine più belle del Primo Testamento. “Shim Shon”, il piccolo sole, è un uomo consacrato a Dio, è un “nazireo”, cioè uno di quegli uomini che, per onorare il proprio voto, non si radevano mai il capo. In Sansone questa consacrazione a Dio diventa anche l’origine della sua forza. Quella forza con la quale egli difende il suo popolo nel momento terribile dell’invasione filistea. Ironia della sorte: Sansone si innamora proprio di una donna filistea, Dalila, a quanto pare bellissima e seducente. Questa donna rimane molto attaccata al suo popolo. Comprende che la forza di Sansone nuoce ai suoi. Così, attratta dalla corruzione che i capi del suo stesso popolo le propongono, ella tradirà suo marito. Sansone si addormenta sul suo corpo poiché è pieno di amore per questa donna, si fida di lei. La scena è davvero tragica perché, mentre Sansone dorme tranquillo pensando di essere al sicuro tra le braccia di sua moglie, ella chiama perché gli si taglino i capelli, ovvero si ponga fine al suo voto ma anche alla sua forza. Dalila è una seduttrice di grande richiamo, ma è anche una donna senza scrupoli, una donna che vuole bene solo a sé stessa, una donna che vuole pensare al proprio tornaconto. Una donna che non sa cosa farsene nemmeno dell’amore di quest’uomo premurosissimo con lei. Questa donna vuole denaro, potere; non conta se, per questo, occorrerà tradire il marito. Sansone si sveglierà da quel sonno confidando in sé stesso: “Ne uscirò come sempre”. Invece non ne uscirà. Sarà catturato, fatto prigioniero e, come dicevamo anche ieri, umiliato. Gli si caveranno gli occhi, per non vedere più nulla. Nemmeno la bellezza di quella donna che lo aveva sedotto e tradito.
Vangelo
Anche il Vangelo può essere riletto alla luce di questa indicazione. A chi si propone di seguire il Signore, così come pure all’uomo a cui è proposta la sequela, viene data la medesima indicazione. Non confidare in sé stessi è la regola chiave, è la regola d’oro per dare un esito vocazionale alla propria esistenza. Quando si confida in sé, quando si confida nelle proprie forze, quando si mettono in primo piano le proprie capacità, certo ci possono essere scelte buone, oculate, piene di significato. Ma un orizzonte vocazionale dell’esistenza può essere sperimentato solo da chi non confida più di tanto nelle proprie forze, ma mette tutta la sua attenzione a ciò che Dio permette di realizzare. Così, da un lato il Signore invita ad una conversione molto seria e molto concreta, quella che ci fa capire che non bisogna mai confidare troppo in sé stessi; dall’altro lato insegna che un orizzonte vocazionale dell’esistenza è solo quello che mette Dio al centro di ogni cosa.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Quanto confidiamo in noi stessi?
Credo che, per tutti, la risposta possa essere una sola: abbastanza! Alcuni, poi, molto. Altri, addirittura, moltissimo! Ciascuno di noi conosce molto bene sé stesso. Sa cosa può fare e cosa non riesce a fare. Ciascuno di noi confiderà molto nelle forze che la natura gli ha donato e che devono essere sfruttate al meglio possibile. Ciascuno di noi fa questo! Alcuni, ripeto, mettono così tanta attenzione alle proprie capacità ed abilità che alla fine sanno contare proprio solo su loro stessi e poco altro. Confidare troppo in sé stessi toglie spazio all’orizzonte vocazionale dell’esistenza. Quando si confida nelle proprie forze, quando si smette di pensare a Dio, quando si mette attenzione solo a quello che si sa fare, ecco che inizia un progressivo allontanamento da Dio che non porta da nessuna parte. Solo quando si smette di confidare troppo in sé stessi, solo quando si accetta di entrare in un orizzonte vocazionale dell’esistenza, si accendono tutte quelle possibilità che Dio mette in una vita.
Possiamo tornare con il pensiero a Maria, in questa festa del Carmelo. Maria non ha confidato mai in sé stessa, nelle sue sole forze. Sapeva bene quali erano le sue forze, cosa poteva fare e cosa non sarebbe mai riuscita a fare. Proprio per questo la sua vita è stata tutta una vita – vocazione. Ella si è messa nelle mani di Dio, accettando anche quel compito singolarissimo, unico, umanamente non sopportabile, perché ha lasciato fare alla grazia di Dio che su di lei veniva posta. Maria è il modello di una donna che non confida in sé stessa ma rimette tutto nelle mani di Dio. Cerchiamo di imitarla. Cerchiamo di vivere bene questa lectio biblica, perché anche noi impariamo a rimettere tutto nelle mani di Dio senza confidare troppo in noi stessi.