Domenica 19 luglio

8 dopo Pentecoste

Introduzione

  • A che cosa mi sento chiamato io?

Perché dalla prima lettura appare chiaro che il Signore chiama ad ogni età: chiama un giovane ma rivela anche ad un vecchio la fine dei suoi giorni; nel Vangelo appare chiara la chiamata dei primi apostoli; nell’epistola appare chiara la chiamata di san Paolo. Dunque a cosa mi sento chiamato io nella mia vita rispetto all’età in cui sono?

La Parola di Dio 

LETTURA 1Sam 3, 1-20
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Allora il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l’udrà. In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!». Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. Eli chiamò Samuele e gli disse: «Samuele, figlio mio». Rispose: «Eccomi». Disse: «Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto». Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: «È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene». Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore.

SALMO Sal 62 (63)

Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R

EPISTOLA Ef 3, 1-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. Ame, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

VANGELO Mt 4, 18-22
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Samuele

Partiamo, appunto, dalla prima lettura che contiene una serie innumerevole di richiami.

Il tempo. Anzitutto un richiamo al tempo. Che tempo è quello che vive Samuele? Ci è stato descritto come il tempo della poca fede. Abbiamo sentito, nel corso della lettura, che i profeti erano rari, perfino i figli del vecchio sacerdote Eli avevano abbandonato una condotta seria, dignitosa, rispondente al loro stato di vita, abbiamo sentito anche che: “la parola di Dio era rara in quei giorni”, come dire che pochi, pochissimi, avevano ancora a cuore la fede. È il tempo dell’abbandono di Dio, è il tempo nel quale i profeti non sono più cercati, è il tempo in cui gli uomini sembrano preferire tutt’altro. Dunque la lettura dice anzitutto che Dio chiama in ogni tempo, anche nel tempo della non fede, o della scarsa ricerca di Dio.

Un giovane. Ad essere chiamato è un giovane, Samuele. Samuele che è nel tempio perché sua madre, che lo ha avuto quando disperava di una gravidanza, lo ha consacrato a Dio; egli vive i piccoli compiti di un ragazzo che si mette alla scuola di un grande sacerdote. Eppure è proprio in questo momento che lo raggiunge la chiamata di Dio, una chiamata straordinaria, unica. Egli è chiamato ad iniziare una nuova presenza di Dio in Israele, quella dei profeti. Quella cioè di uomini che parlino al posto di Dio, che risveglino le coscienze, che richiamino l’uomo che si sta pericolosamente allontanando da Dio, ai valori dell’Alleanza.

Un vecchio. Per l’appunto, poi, un vecchio. Un uomo che ha dato tutta la sua vita per il tempio, per Dio, un uomo che ha visto i suoi figli, educati da lui nell’alleanza con Dio, abbandonare progressivamente questa alleanza. Un uomo che, ormai, non spera più, un uomo che attende solo la fine dei suoi giorni. Altri sono stati i giorni della forza, della gioia, della dedizione. Proprio a quest’uomo così santo, viene rivelata una disgrazia. I suoi figli, così depravati, moriranno, così  come anche lui morirà. Abbiamo sentito la risposta di fede . bellissima –  di questo sant’uomo:; “Egli è il Signore. faccia ciò che a lui pare bene!”. Un uomo che non recrimina, un uomo che non si adira. Un uomo che, semplicemente, si rimette nelle mani del Signore. un uomo che, giunto alla fine della sua vita, non fa altro che stare alla sua presenza e rimettersi alla sua volontà. È un uomo che contempla il mistero. È un uomo che già vive con Dio. Così la scrittura ci indica che, come la chiamata alla fede ha un’origine, così ha anche una fine. La fine verso la quale porta ogni chiamata è la contemplazione del mistero di Dio e la capacità di rimettersi in lui, oltre ogni prova della vita.

Efesini

Così come anche san Paolo si sente chiamato da Cristo. Egli dice apertamente e chiaramente a cosa si sente chiamato. È la comunione con Dio che egli ricerca con vivissimo desiderio. Quella comunione realizzata in tante cose della vita, diventa stimolo alla contemplazione del mistero di Dio che, ora, lo attende. Paolo è più che mai conscio che come la sua vita, ricca ed avventurosa, è stata tutta una risposta alla chiamata di Dio, così ora, nel momento adulto della fede, egli sa che la chiamata di Dio è per la contemplazione del suo mistero che introduce alla comunione con Lui. La comunione di tutta l’eternità.

Vangelo

Così come emerge nel Vangelo: la chiamata dei primi discepoli. Cosa avranno pensato quegli uomini di lago quel giorno? Cosa avranno mai pensato mentre il Signore che passava li ha chiamati? Cosa si saranno detti rispetto ai loro desideri, alle loro domande, alle loro certezze, alle loro ansie. Cosa avranno mai capito di quello che diceva il Signore? Probabilmente hanno compreso solo una cosa. Essi erano chiamati ad un’esperienza di comunione con Cristo. Non hanno certo capito né cosa il Signore stava loro chiedendo, né cosa avrebbe significato la sequela, e nemmeno dove li avrebbe portati il Signore, hanno solo capito che era quella la condizione per realizzare la propria vita, non occorreva altro. Non occorrevano altre risposte. La fede è una condivisione che prelude ad una comunione. Una comunione che dà senso ai singoli giorni della vita.

Perchè la Parola dimori in noi

A che cosa mi sento chiamato io? Con le specifiche che abbiamo sentito da questa parola che ci è stata donata.

  • La prima chiamata. C’è una prima chiamata nella vita, è la chiamata che si scopre da giovani. È la chiamata grazie alla quale chi vive con fede l’esistenza, scopre cosa Dio stia chiedendo proprio a lui in un determinato tempo. È la chiamata nei giorni belli della vita, quelli più promettenti, quelli nei quali diventa dolce far progetti. È la chiamata che si vive quando uno ha ancora tutta la misura dei suoi giorni davanti a sé. È la chiamata che fa scoprire il Signore a coloro che sanno interpretare in senso vocazionale l’esistenza. La maggior parte di noi ha già vissuto questo momento e, forse, anche le conseguenze di quel momento di scelta che è diventato, poi, arte di vivere.
  • La seconda chiamata. C’è però una seconda chiamata e, forse, noi tutti siamo chiamati a scoprire questa dimensione. La seconda chiamata è quella dell’età matura, quella dei protagonisti del Vangelo, quella che capita quando uno è già realizzato, quando uno ha già vissuto molto della sua vita lavorativa, affettiva, relazionale. È la chiamata della maturità che spinge a chiedersi: in tutto quello che sto facendo, in tutto quello che ho realizzato, qual è il senso profondo delle cose? Credo che questa stagione sia attuale per molti di noi. Quando ormai siamo giunti ad una età di realizzazione, capita di ragionare sul senso della vita, sul senso delle cose, sul senso di ciò che si sta facendo. È la seconda chiamata. È la chiamata alla fede adulta, che segna l’anima di chi la scopre e la vive.
  • La terza chiamata. Infine c’è la terza chiamata, quella dell’età anziana. L’ultima. La chiamata ad una comunione con Dio che diventa reale. La chiamata a mettere tutti i giorni della propria esistenza nella luce di Dio e nelle mani di Dio, è la chiamata più difficile. Quella che non si sperimenta più nella spensieratezza dei giorni della gioventù e nemmeno nei giorni della forza e del vigore dell’età adulta. È la chiamata che si vive quando le forze del corpo e della mente vengono meno. È la chiamata che si vive quando i giorni della vita si fanno brevi. È la chiamata che si sperimenta quando si intuisce che il tempo si fa sempre più breve. È al chiamata della saggezza quella che dovrebbe portare ciascuno di noi a dire, rispetto a ciò che sta capitando della sua vita: “è il Signore. faccia ciò che a lui pare bene!”. È la chiamata dell’affidamento, quando siamo chiamati a rimettere tutti i nostri giorni nelle mani di Dio.

Ecco il senso della domanda iniziale. Rispetto alla stagione di vita che stai vivendo, a che cosa ti senti chiamato? Rispetto alla vita che è tutta vocazione, a che punto ritieni di essere arrivato? Soprattutto, proviamo a chiederci se stiamo tutti crescendo in questa direzione vocazionale. Chiediamoci se siamo capaci di vivere i nostri giorni come affidamento a Dio chiediamoci se stiamo crescendo in questa direzione di saggezza. Proviamo a verificarlo, perché non vorrei che i giovani ritenessero che la vita è solo cosa loro; gli adulti andassero avanti nei loro progetti come se tutto dipendesse dalle loro mani; gli anziani, anziché prepararsi all’ultima chiamata, vivessero i giorni con pesantezza e lamento.

A che cosa è chiamata la tua vita? quale progetto vocazionale stai realizzando?

2026-07-17T10:46:52+02:00