Domenica 30 agosto

1 Domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista

Introduzione

Siamo alla fine dell’estate. Molti sono ancora in fase di rientro ma, nei prossimi giorni, la gran parte di noi tornerà alle attività consuete e si prepara il mese di settembre, con tutti i suoi nuovi inizi. Ci sorprende questa parola di Dio che leggiamo in questa prima domenica dopo il martirio.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 65, 13-19
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame; ecco, i miei servi berranno e voi avrete sete; ecco, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi; ecco, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore, urlerete per lo spirito affranto. Lascerete il vostro nome come imprecazione fra i miei eletti: “Così ti faccia morire il Signore Dio”. Ma i miei servi saranno chiamati con un altro nome. Chi vorrà essere benedetto nella terra, vorrà esserlo per il Dio fedele; chi vorrà giurare nella terra, giurerà per il Dio fedele, perché saranno dimenticate le tribolazioni antiche, saranno occultate ai miei occhi. Ecco, infatti, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, poiché creo Gerusalemme per la gioia, e il suo popolo per il gaudio. Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia».

SALMO Sal 32 (33)

Nel Signore gioisce il nostro cuore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. R

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R

Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo. R

EPISTOLA Ef 5, 6-14
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».

VANGELO Lc 9, 7-11
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Vangelo

Ad introdurci e a stupirci è proprio il Vangelo: leggiamo che anche i discepoli tornano dalle loro prime missioni, ed ecco che Gesù fa una cosa sorprendente. Li prende in disparte. Li porta in un luogo di silenzio, potremmo dire, per usare un’espressione a noi tutti più congeniale, in un tempo di ritiro. Ci sarebbe da parlare, ci sarebbe da raccontare e ci sono anche le esigenze della gente, che chiede una parola buona ma anche dei gesti di comprensione e di aiuto. Ed ecco che Gesù, pur non sottraendosi ad essi, richiama il discepolo al silenzio, alla comunione con lui e con il Padre, alla preghiera, alla calma. Sceglie un piccolo centro, Betsaida, e lì rimane fino a che non è raggiunto da quella gente che, come abbiamo detto, chiede parola e gesti, vicinanza e compassione. Un testo molto semplice che ci ricorda di che cosa ha bisogno la vita, certo i bisogni possono essere molti. C’è bisogno di cose e c’è desiderio di fare esperienze. C’è necessità di missione e necessità di racconto. Ma, sopra ogni cosa, Gesù richiama il dialogo interiore, la capacità di sostare presso Dio, l’invito a non fare della vita un insieme di istanti da svuotare ma un progetto da vivere in compagnia di Dio. E’ questo anche il legame con la figura di Giovanni il battista, di cui ieri abbiamo celebrato il martirio e che tornava, come memoria, anche nel Vangelo di oggi.

Isaia

Così comprendiamo bene anche il primo testo che abbiamo ascoltato, il profeta Isaia, che ci ha ricordato la Parola che venne a lui da Dio. Una parola di comprensione, una parola di vicinanza per il debole, di aiuto per lo sfiduciato. Il Signore, per mezzo del suo profeta, ricorda a tutti che l’uomo di fede non è mai solo. Lo accompagna la grazia di Dio, lo sostiene la sua presenza, lo guida il suo amore misericordioso e fedele. Per questo ogni credente non è mai solo, ma è sempre sotto lo sguardo e nella compagnia di Dio. “Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra”, diceva il profeta con un’espressione che, poi, sarà ripresa anche da San Giovanni Evangelista. Ecco il richiamo che deve valere, anche per noi, come una visione. La visione dell’eternità che noi vediamo e contempliamo come tempo in cui cessano le angosce, le sofferenze, le difficoltà della vita e inizia quel tempo di misericordia di Dio che è anche il tempo della sua vicinanza totale e indefettibile. È proprio questo che ci aiuta a pensare che la Parola di Dio si realizzerà. Mentre noi vediamo piccoli segni di tutto questo, ci sentiamo attirati da ciò che verrà e continuiamo la nostra vita sorretti da questa grande speranza. Come i discepoli del vangelo cerchiamo di non soccombere sotto il peso delle cose del tempo, ma rimaniamo in trepida attesa di ciò che deve ancora avvenire.

Efesini

Come ci ha già anche ricordato settimana scorsa, San Paolo invita a vivere questo tempo in pienezza. Sorretti dalla Parola di Dio che dona speranza, rinfrancati da quegli incontri con Lui che possono essere i tempi di silenzio e di contemplazione della nostra vita, noi tutti siamo invitati a vivere bene il tempo presente che viene donato. Il credente, di ogni tempo, di ogni luogo, è un uomo che cerca di “essere luce nel Signore”, un modo di parlare di San Paolo che ci ricorda l’impegno di vigilanza su sé stessi e, al tempo stesso, l’impegno nella ricerca costante del bene. Anzi, San Paolo precisa in che cosa consista questo impegno. La ricerca della verità, l’impegno per la giustizia, la testimonianza della bontà, sono i tratti distintivi di tutto questo. Impegno per la verità. Il credente è colui che cerca di comprendere quello che può del mistero di Dio e si impegna a camminare alla luce di quello che ha compreso. Giustizia perché il credente dà a ciascuno il suo peso, la sua giusta attenzione, cercando di vivere un riflesso di quella bontà di Dio che lo ha conquistato e che lo anima. Infine la bontà. Il credente si dimostra buono, ad imitazione di Dio, che è il solo buono. È per questo che, in ogni cosa da dire, da fare il credente mette tutto sé stesso e si impegna perché dalle sue parole e dai suoi gesti posso affluire qualche raggio della bontà stessa di Dio che anima il suo cuore, la sua riflessione, la sua preghiera.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Come viviamo questa prossima ripresa?

Penso che oggi possiamo tutti trattenere nel cuore questa domanda. Sia che siamo stati in vacanza, sia che siamo rimasti a casa, questo tempo che ci sta davanti e che sarà ricco di moltissimi richiami spirituali, dovrà essere tempo di ripresa. Come lo viviamo? Come lo affrontiamo? Forse anche noi siamo pieni di desiderio di raccontare ciò che abbiamo fatto, ciò che abbiamo visto, come abbiamo vissuto nei giorni nei quali siamo stati via. Certo è un desiderio buono e legittimo, ma non vorrei che ci fosse solo questo nei nostri giorni! O, magari, se specialmente siamo stati a casa, abbiamo il desiderio di dire quello che ci ha oppresso, quello che non è andato bene, quello che è stato, per noi, fonte di peso. Certo anche questa cosa è limitante. Come sarebbe limitante se noi ci rapportassimo a Dio per esprimere le preghiere e le richieste di sempre, quasi che nulla cambiasse mai nella vita e quasi che, dalle labbra, non possa fiorire che una lamentela.

La Parola di Dio ci provoca e ci chiede di rimanere in disparte con il Signore. Certo questa Messa è già un momento in cui noi tutti siamo in disparte con lui, ma, poi, occorre qualcosa in più. Se vogliamo dare un senso al tempo che si rinnova, se vogliamo che la nostra vita non si perda nel nulla della ripetizione banale delle cose, abbiamo davvero bisogno di rimanere in silenzio, in contemplazione, in disparte con Dio. Ecco il primo richiamo fondamentale.

Insieme al secondo. Questo tempo che riceviamo in dono, non può essere solo tempo da impiegare, solo tempo da riempire con le cose. Ricominciare un ciclo, riavvicinarsi alle attività di sempre, non è solo questione di agenda da riempire. Il richiamo è a vivere la giustizia e la bontà. Vi suggerisco di chiedervi: come vivo io la giustizia? Cosa significa, per me, essere giusto? E parimenti: sono buono? Cosa significa, per me, vivere questo richiamo alla bontà che mi è stato rivolto? Penso che da qui possa nascere un impegno. L’impegno a vigilare in attesa di quei cieli nuovi e di quella terra nuova di cui parlava il profeta Isaia. Se noi non avremo questa prospettiva di eternità, se il nostro fare sarà solo e tutto ripiegato sul tempo presente, difficilmente apprezzeremo e gusteremo la vita, più verosimilmente ne rimarremo schiacciati, come da un peso che non conosce limiti. Alzare lo sguardo, vedere a cosa siamo chiamati, capire che c’è una luce di Verità più grande nella quale rileggere tutte le cose della vita, è essenziale per tutti noi; senza questo richiamo, senza questa luce, tutto rischia di essere ripetizione senza senso, peso da cui fuggire, quotidianità nella quale coltivare solo un senso profondo di evasione.

Chiediamo al Signore di avere questo sguardo di contemplazione e mettiamo tutte le nostre attività nelle mani di Dio, perché da lui abbiano inizi e in lui il loro compimento.

2026-08-27T18:46:23+02:00