Settimana della 5 domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Abbiamo questa ricchissima settimana per prepararci agli esercizi spirituali di settimana prossima che preludono alla festa della Madonna del Rosario. La settimana è ricchissima, perché abbiamo la festa dei santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele martedì; San Girolamo mercoledì; Santa Teresa del Bambino Gesù che ci fa iniziare il mese missionario di ottobre, poi il 2 gli angeli custodi ed anche il ricordo della dedicazione della chiesa di San Giulio. Inoltre un folto gruppo di noi partirà per Fatima e porterà le intenzioni di tutta la comunità alla Madonna. Insomma, un programma ricchissimo che ci aiuterà a vivere bene anche questa settimana. Il lezionario sarà molto diversificato, a causa delle feste che ho ricordato.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gc 5, 7-11
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che sono stati pazienti. Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione.
SALMO Sal 129 (130)
L’anima mia è rivolta al Signore.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia, attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. R
VANGELO Lc 20, 9-19
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù prese a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano per molto tempo. Al momento opportuno, mandò un servo dai contadini perché gli dessero la sua parte del raccolto della vigna. Ma i contadini lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò un altro servo, ma essi bastonarono anche questo, lo insultarono e lo mandarono via a mani vuote. Ne mandò ancora un terzo, ma anche questo lo ferirono e lo cacciarono via. Disse allora il padrone della vigna: “Che cosa devo fare? Manderò mio figlio, l’amato, forse avranno rispetto per lui!”. Ma i contadini, appena lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: “Costui è l’erede. Uccidiamolo e così l’eredità sarà nostra!”. Lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Che cosa farà dunque a costoro il padrone della vigna? Verrà, farà morire quei contadini e darà la vigna ad altri». Udito questo, dissero: «Non sia mai!». Allora egli fissò lo sguardo su di loro e disse: «Che cosa significa dunque questa parola della Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?”. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e colui sul quale essa cadrà verrà stritolato». In quel momento gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma ebbero paura del popolo. Avevano capito infatti che quella parabola l’aveva detta per loro.
Vangelo
Un monito molto preciso viene a noi sia dal Vangelo che dalla lettera di Giacomo. Partiamo dal Vangelo. La parabola viene detta per tutti quei figli del popolo ebraico che stavano ascoltando Gesù e che vivevano con orgoglio la propria appartenenza al popolo della salvezza ma, tuttavia, senza impegno di fede. Sappiamo bene che, per molti, bastava l’appartenenza ad Israele per essere salvi, senza impegno personale. Costoro assomigliano, con il linguaggio della parabola, a coloro che pensano di avere il possesso di una vigna e non si comportano come dovrebbero, ma pensano solo a sé stessi, al proprio tornaconto personale, al proprio guadagno, in una parola alle cose della propria vita. È il programma di vita di molti che pensano scarsamente alla fede e, quando ci pensano, credono solo che Dio sia lì a dover esaudire i propri desideri. Una vita di fede che non è ricerca, non è tensione, non è attesa, ma solo formale appartenenza al popolo dei credenti e richiesta a Dio di esaudire le proprie richieste e i propri bisogni. Il testo della parabola è inequivocabile! La fede viene data perché sia coltivata e perché possa portare frutto. Il frutto non viene da sé, occorre l’umile fatica dell’agricoltore. Senza questo impegno umile e costante, non ci sono risultati.
Giacomo
Come si vede facilmente, è questo il punto di contatto con la prima lettura. Anche San Giacomo ricordava che è solo l’umile fatica dell’agricoltore che permette di far fruttificare tutta una vigna. Senza costanza, dedizione, spirito di sacrificio, tutto diventa inutile. San Giacomo ci ricorda, con la sua ben nota praticità della predicazione, che è così per tantissime realtà della vita, non solo per la fede. Senza un’appassionata ed umile dedizione, non si ottiene risultato in nessuna cosa, a maggior ragione nelle cose della fede. Questa costanza, poi, è quella che spinge a non lamentarsi delle cose. C’è una propensione alla lamentela, ci ricorda San Giacomo, propensione alla lamentela che, prima o poi, giunge però a rovinare tutto. Quando ci si lamenta per ogni cosa, non si gusta niente. Quando ci si lamenta per tutto quello che accade, non si riesce a vivere pienamente nessuna realtà.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Come viviamo noi queste raccomandazioni?
Facciamo nostri questi consigli?
Credo che tutti dovremmo pensare anzitutto alla raccomandazione di San Giacomo. C’è una propensione alla lamentela che è davvero in costante crescita ed aumento. Sento che moltissimi, oggi, si lamentano per qualcosa! Chi per una cosa chi per un’altra, chi per la famiglia chi per il lavoro, chi per la salute, chi per la Chiesa… Insomma, ci si lamenta un po’ per tutto. Forse, potremmo anche aggiungere, ci si lamenta un po’ per niente! Ecco perché anche noi dovremmo recuperare la parola di San Giacomo e capire che la lamentela continua spegne quello spirito di lode nel quale, invece, tutti dovremmo crescere. È lo spirito della lode che dovrebbe sgorgare spontaneo sulle labbra dei cristiani.
In secondo luogo credo che anche a noi venga chiesto di verificare come stiamo vivendo la nostra fede e quanto la stiamo curando, esattamente come ci si prende cura di molte cose della vita, come ci si dovrebbe prendere cura della terra. Il paragone tiene quello che tiene, dal momento che noi non siamo coltivatori, però capiamo l’immagine! È solo nella cura continua e costante che noi possiamo edificarci vicendevolmente nella fede. È solo nella cura costante della fede che noi tutti possiamo edificare la Chiesa. Iniziamo così la settimana e prepariamoci ai prossimi esercizi spirituali, il momento più importante che proponiamo in comunità per prenderci cura della fede, personale e di tutti.