Tempo di Pasqua2021-04-08T22:42:28+02:00

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Tempo di Pasqua

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Introduzione

Il tempo di Pasqua è il tempo sacro dei 50 giorni che, dalla solennità della Risurrezione del Signore, passando attraverso la festa dell’Ascensione, giunge al suo compimento nella Pentecoste. Ci concentriamo, anzitutto, sulla settimana in albis e poi sulle domeniche di questo tempo che sono, di fatto, una continua celebrazione della Pasqua.

La settimana in albis.

In parallelo a quanto abbiamo già spiegato per il Natale, anche la festa di Pasqua è seguita da una ottava che culmina nella domenica dopo la S. Pasqua. Questa settimana è chiamata “in albis”, perché, in antico, coloro che avevano ricevuto il battesimo nella notte santa, continuavano a partecipare alla celebrazione dei sacri misteri con l’abito battesimale bianco. La domenica è detta, invece, “in albis depositis”, proprio perché si deponeva l’abito bianco utilizzato per la celebrazione del battesimo. L’ottava è pensata come la celebrazione di un unico giorno di Pasqua, come una Pasqua che continua nel tempo, come una celebrazione che perdura, nei suoi effetti, fino a 8 giorni dopo. È questo il motivo per cui troviamo, nel rito ambrosiano, non solo lo schema per la celebrazione della S. Messa del giorno, ma anche quello per i battezzati, da usarsi, ovviamente, ove siano presenti dei catecumeni che hanno ricevuto il battesimo. Queste celebrazioni possono avere anche un lezionario loro proprio, così che sia ancora più marcatamente sottolineata la celebrazione battesimale appena portata a termine.

Tutta la settimana in albis ha ordinamento festivo, come abbiamo detto, e, pertanto, presenta un ciclo di 3 letture, come nelle domeniche e nelle solennità. Il libro che fa da riferimento è quello degli Atti degli Apostoli che permette di comprendere la narrazione dei fatti post pasquali che furono vissuti nella prima chiesa ma che diventano normativi per qualsiasi tempo della Chiesa: infatti il riferimento alla primitiva comunità apostolica rimane come modello, come faro, come punto di riferimento per tutte le comunità cristiane.

Degno di nota è l’inserimento, nel giovedì di questa settimana, della commemorazione del pio transito di Ambrogio, che prevede la possibilità della apposita lettura tratta dagli scritti di Paolino da Milano, biografo del santo.

La domenica “in albis depositis” segna il compimento di questa settimana così singolare e presenta un unico ciclo di letture incentrato sull’apparizione del risorto 8 giorni dopo la sua Risurrezione  (Gv 20, 19-31). Su questa pericope evangelica è stata scelta l’epistola di Col 2, 8-15 che intende richiamare il lettore a non lasciarsi irretire dalle favole, ma invita ad approfondire l’annuncio della Pasqua del Signore tale invito è per tutti i battezzati, cioè per coloro che credono e celebrano il Cristo Risorto dai morti. At 4, 8-24° chiude la sequenza delle letture di questo giorno e ci presenta la figura di Pietro e di Paolo che, davanti al Sinedrio,, sostengono la beata Risurrezione del Signore.

Con questa giornata si chiude l’ottava di pasqua e si inizia il tempo che condurrà alla pentecoste.

Le domeniche di pasqua.

Ovviamente la domenica è sempre la celebrazione della piccola Pasqua settimanale. Le domeniche di Pasqua proseguono in questa logica, ma anche in quella di un incontro particolarmente significativo e bello con il Signore risorto dia morti. È per questo che queste domeniche vengono dette “di” Pasqua e non “dopo” Pasqua. Esse sono tutte una Pasqua, sono tutte pasquali, la solennità della Pasqua del Signore, evento di per sé inenarrabile, viene, riproposto in queste domeniche che sono, nuovamente, una celebrazione della Pasqua. Il lezionario dedica la domenica 3 e 4 di pasqua a riflettere sulla fisionomia del risorto, mentre le domeniche 5 e 6 spostano l’attenzione sul Paraclito, sul Consolatore, portandoci così ad una più consapevole celebrazione della Pentecoste. Nel dettaglio, in riferimento solo al Vangelo e non alle altre scritture:

ANNO A:

3 domenica: Gv 1, 29-34 aiuta a comprendere, con il richiamo di Giovanni il Battista, il titolo di Agnello di Dio, che viene attribuito al Cristo. Ovviamente, dopo la celebrazione della Pasqua, si comprende dal vivo cosa significa che Cristo è l’agnello pasquale.

4 domenica: Gv 10, 11-18 aiuta a riflettere su Cristo buon pastore. È un atematica classica e ricordo che in questa giornata si vive anche la giornata di preghiera per le vocazioni sacerdotali.

5 domenica: Gv 14, 21-24 insegna e ricorda la promessa di Gesù di manifestarsi a coloro che lo amano e che, per questo, seguono i suoi comandamenti, non per altro la prima lettura è la conversione di Cornelio, un romano che, spinto dallo Spirito, ama i comandamenti e merita di avere questa manifestazione del Signore.

6 domenica: Gv 14, 25-29 permette di proseguire la riflessione e di invocare il Paraclito, lo spirito che insegna ogni cosa.

ANNO B:

3 domenica: Gv 14, 1-11°, aiuta a riflettere sul titolo di Cristo via, verità e vita, anche in questo caso, pericope che si comprende molto bene con l’aiuto della prima lettura, la conversione del carceriere che verrà salvato da Paolo e da Sila.

4 domenica: Gv 10, 27-30 fa riflettere sulla figura di Gesù buon pastore che dona la vita eterna alle pecore che lo ascoltano.

5 domenica: Gv 17, 1b-11, è la preghiera al Padre perché Egli glorifichi il Cristo e custodisca i discepoli a cui egli si è manifestato.

6 domenica: Gv 15, 26- 16,4 è la promessa del Paraclito che darà testimonianza al Cristo e che permetterà ai discepoli di dare testimonianza di Lui.

ANNO C:

3 domenica: Gv 8, 12-19 aiuta a riflettere sul titolo di cristo Luce del mondo, sostenuto anche dalla 1° lettura che aiuta a comprendere che il cristo è luce per le nazioni.

4 domenica: Gv 15, 9-17 Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini nell’amore e sostegno di coloro che, nel suo nome e attratti dall’amore di lui, decideranno di donare la vita per i fratelli.

5 domenica: Gv 13, 31b-35 che prevede la consegna del “comandamento nuovo” come legame di amore nelle nuove relazioni di una comunità cristiana.

6 domenica: Gv 16, 16-22 annuncia la venuta dello Spirito di Verità. In questa domenica la prima lettura presenta la conversione di San Paolo, che è, quindi, un’applicazione diretta di questo principio.

Al di là delle singole letture, che non ricorderemo certo a memoria, ciò che conta è comprendere il principio che sta sotto queste scelte, il principio  è che, nel tempo pasquale, siamo invitati a passare da una conoscenza diretta del Cristo Risorto, aduna invocazione dello Spirito che riempie ogni cosa e guida alla conoscenza e alla comunione con il Padre.

Le ferie.

Le ferie di questo periodo permettono di leggere il libro degli atti degli apostoli, il libro della Chiesa, il libro che narra le prime vicende della Chiesa missionaria, che rimangono normativa anche per la nostra chiesa. Lo schema dei Vangeli:

1 settimana: dal tema dell’Agnello al discorso con Nicodemo;

2 settimana: si legge Gv 5, ovvero al superiorità del ministero di Cristo rispetto a quello di Giovanni il Battista;

3 settimana: il discorso sul pane di vita e la moltiplicazione dei pani e dei pesci

4 settimana: si raggiunge la metà del tempo pasquale e, per questo, si rilegge Gv 7, 14-24 che inizia con queste parole “quando si era a metà della festa”. Il riferimento è alla presenza di Gesù nel tempio, durante la festa delle capanne;

5 settimana: l’attenzione del Vangelo punta direttamente sui discorsi di addio del maestro che preparano così la solennità dell’Ascensione.

Per quanto riguarda le letture degli Atti degli Apostoli, esse sono state previste su due cicli così impostati:

ciclo I: la comunità del cenacolo, la vicenda di Stefani, la questione di Antiochia, il Concilio di Gerusalemme, i viaggi di Paolo.

Ciclo II: Pietro e Giovanni a Gerusalemme, la conversione di Paolo e il ministero di Pietro.

Come si vede la scansione proposta permette di leggere la maggior parte del libro degli Atti, tenendo conto odi chiavi di lettura diverse.

Ascensione.

Per molto tempo, e di per sé nel rito romano tuttora, la festa della Ascensione viene differita alla domenica successiva, giacché, essendo il 40° giorno dopo la Pasqua, essa cade sempre il giovedì. Il rito ambrosiano non impedisce, per una vera utilità pastorale, di posticiparla alla domenica successiva, ma insiste su una celebrazione nel giorno esatto della celebrazione. Questa collocazione richiede la celebrazione fedele al dato scritturistico ed è assolutamente quella raccomandata dalle nuove scelte del lezionario.

Una particolarità: questa solennità non presenta un vangelo per la Messa vigiliare, ma la lettura vesperale di At 1, 1-11. Il motivo è molto semplice: non si tratta di una vigilia, di per sé, ma dell’ultimo giorno di presenza dello sposo. Come nella maggior parte delle solennità, il ciclo di letture è unico: At 1, 6-13°; Lc 24, 36b-53 che sono i testi direttamente legati alla solennità del giorno e, come epistola. Ef 4, 7-13.

Tempo dell’ Ascensione.

Se l’ascensione si celebra correttamente in giovedì, la liturgia ha previsto uno schema celebrativo per la domenica che porta verso la Pentecoste, detta dopo l’Ascensione o 7 di pasqua.

Nell’anno A si legge il vangelo dei discepoli di Emmaus, che viene recuperato qui, mentre, precedentemente alla riforma, era il Vangelo da leggersi nella sera di Pasqua.

Nell’anno B si legge, invece, Gv 17, 11-19, dove Cristo insegna il suo “ non essere del mondo” e prega il padre perché custodisca i suoi dal maligno.

Nell’anno C si legge Gv 17, 1b.16-26, ovvero la preghiera di Cristo perché i suoi siano un giorno con Lui.

Nelle ferie di questa settimana, che hanno tutte, ancora una volta, carattere festivo, appare, per un verso ancora il carattere della gioia pasquale, per altro verso introducono la preghiera sullo Spirito santo. Ecco il perché dell’utilizzo del Cantico, ovvero di quella scrittura ella quale la Sposa, vale a dire la chiesa, va in cerca del suo Sposo, ovvero del Cristo risorto. Le pericopi evangeliche di questo tempo sono tutte tratte dai discorsi di addio di Gesù, fatta eccezione per i lunedì che annuncia il legame tra il digiuno e l’assenza dello sposo.

Pentecoste.

Il tempo si conclude con la celebrazione della Pentecoste che presenta una liturgia vigiliare solenne, connotata dalle 4 letture dell’Antico Testamento che, precedentemente alla riforma, erano previste nella recita dell’ora del Vespero. Ad esse è stata aggiunta la lettura di 1 Cor 2, 9-15 che parla della superiorità dell’uomo spirituale.

La liturgia del giorno prevede un unico ciclo di letture che ha al suo centro la Pentecoste narrata da At 2, 1-11 quale compimento della promessa del cristo che brilla nella pericope evangelica di Gv 14, 15-20.

L’epistola scelta da 1 Cor 12, 1-11 parla dei carismi come frutto maturo della manifestazione dello Spirito.