Settimana della 2 domenica di Pasqua – Giovedì
La spiritualità di questo giorno
Nella memoria di San Giuseppe lavoratore, iniziamo il mese di maggio. La memoria di San Giuseppe lavoratore non è molto sentita. Per noi tutti la solennità di San Giuseppe è quella del 19 marzo che abbiamo, in effetti, celebrato con solennità. Non vorrei, però, che ci sfuggisse il motivo di questo richiamo. Oggi è la festa dei lavoratori, o del lavoro stesso. La fede ci ricorda che tutte le esperienze dell’uomo sono sotto lo sguardo di Dio, anche il suo lavoro. Oggi noi vogliamo proprio mettere tutti i nostri lavori sotto lo sguardo di Dio per continuare a capire che la fede non è disincarnata, non è fuori dal mondo. La fede è dentro le cose della nostra vita, si gioca nella ferialità dei giorni. L’esperienza di tutti noi è anche esperienza di lavoro, è anche esperienza di fatica, di dedizione, di attenzione al lavoro che nobilita e rende possibile la nostra esistenza. Quindi non vorrei che dimenticassimo questa intenzione, con una preghiera particolare per chi vive un momento di fatica per quanto attiene al lavoro, magari un momento di poco lavoro, o di forzata astensione dal lavoro. Credo che i problemi sociali che dipendono da queste realtà siano di grande portata, tanto da sfuggirci. Oggi non dimentichiamo di pregare anche per questa intenzione.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 4, 32-37
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa «figlio dell’esortazione», un levita originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.
SALMO Sal 92 (93)
Regna il Signore, glorioso in mezzo a noi.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei. R
Alzarono i fiumi, Signore,
alzarono i fiumi la loro voce,
alzarono i fiumi il loro fragore.
Più del fragore di acque impetuose,
più potente dei flutti del mare,
potente nell’alto è il Signore. R
Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore. R
VANGELO Gv 3, 7b-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Atti
Non ci poteva essere provocazione migliore di quella degli Atti in un giorno come questo! Si diceva, come del resto sappiamo bene, che nella prima comunità cristiana c’è una solidarietà vera e grande. Solidarietà che mette in relazione gli uomini e che li rende capaci di dividere i loro beni, di mettere in comune le loro sostanze, per fare in modo che nessuno, nella neonata comunità cristiana, sia bisognoso. Una lezione che non ebbe grande fortuna, perché subito cominciarono le discussioni, le lotte, l’apparire di approfittatori, tanto che l’esperienza della condivisione dei beni venne sganciata dalla comunità cristiana in quanto tale. Così che esistono ancora oggi forme particolari di vita cristiana che richiedono la comunione dei beni – pensiamo ai conventi e al mondo dei religiosi, ma anche dei laici che si associano anche per questo scopo – dentro un essere cristiani che non comporta questa scelta. Barnaba è assai coraggioso. Mette quello che ha in comunione con gli altri e si dispone a seguire San Paolo. Quindi vorremmo dire un duplice esempio: l’esempio di un uomo che sa vivere la condivisione in modo singolare e l’esempio di un uomo che vive una vocazione del tutto straordinaria.
Vangelo
Anche il Vangelo ci provoca molto, perché il Signore chiede a Nicodemo come farà a credere alle realtà celesti se non è in grado di capire le cose della terra. Così è anche per noi: le cose della terra sono le cose comuni, le cose concrete, lavoro compreso, condivisione e vicinanza agli altri comprese. Se noi non capiremo questa solidarietà umana che dobbiamo vivere perché figli dello stesso Padre, come potremo comprendere le cose più difficili ed alte della fede? Il Vangelo diventa provocazione per noi tutti e ci spinge a chiederci come viviamo questa realtà della vita, anche alla luce del nostro spirito di fede.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa sono disposto a condividere?
- Come lascio che la mia fede illumini le cose pratiche della mia vita, lavoro compreso?
Oggi è un giorno di festa. Molti di noi saranno via o, forse, hanno giocato bene le loro carte per vivere un unico grande periodo di vacanza. Normalmente quando si avvicinano queste date, noi pensiamo a questo! Però non vorrei che noi cristiani, noi che abbiamo la possibilità di leggere con profondità la Parola di Dio, perdessimo l’occasione per riflettere, per capire e anche per pregare. Non vorrei che perdessimo l’occasione per riflettere anche sul senso della solidarietà che, in questo anno giubilare, deve essere più che mai qualcosa cui noi teniamo e a cui tendiamo. Credo che ci faccia bene una sosta anche così “umana” nella quale ciascuno di noi deve fare i conti con la sua umanità, con il suo modo di vedere le cose, con il suo modo di interpretarle.
A San Giuseppe lavoratore chiederei questa grazia, per non perdere l’occasione di vivere bene questa festa del lavoro. In un mondo complesso chiediamo anche alle nostre associazioni, prima di tutte alle Acli, di aiutarci a riflettere su questo tema, perché possiamo intervenire non da impreparati sulle cose, ma con le competenze che l’intelligenza permette e la fede affina.
Esercizio per questo giorno di gioia
Chiedo a San Giuseppe di intercedere per me, per imparare bene come regolarmi su materie così difficili e complesse.