Giovedì 01 giugno

Settimana dopo Pentecoste – giovedì

La spiritualità di questo giorno 

Il dono di saper osservare le promesse dei padri.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Re 23, 1-3
Lettura del secondo libro dei Re

In quei giorni. Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.

SALMO Sal 77 (78)

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R

VANGELO Lc 19, 41-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando fu vicino, alla vista della città, il Signore Gesù pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

2 Re

I due testi biblici di oggi sono in forte contrasto tra di loro. Da un lato abbiamo questo primo testo che sembra una processione unanime e concorde del re e del suo popolo nella casa di Dio, processione solenne che non è solo un atto liturgico, ma è un atto che impegna la vita. Il re e il suo popolo si impegnano a vivere la legge del Signore. Detto con parole a noi più vicine: si impegnano ad avere fede. Si impegnano a fare del loro tempo un tempo in cui dire a tutti la vicinanza e l’amore di Dio. Si impegnano a fare della loro vita un canto di amore di Dio, che si esprime nella fedeltà al Dio dei padri.

Vangelo

È esattamente quello che non avviene. Lo dicono le due scene evangeliche.

La prima: quella del pianto del Signore che sta contemplando Gerusalemme proprio dalla parte del tempio. Egli vede il senso di chiusura dei figli di Gerusalemme proprio nei suoi confronti. Comprende che nessuno ha saputo riconoscere il tempo di quella sua visita. Il Signore piange d’amore. Piange perché vede tutto l’amore di Dio non ricambiato. Piange perché sa quello che sta per succedere. Piange nel vedere anime che si perdono e che, tuttavia, non può forzare, ma delle quali deve saper rispettare la libertà.

La seconda è la ben nota scena profetica nel tempio. Proprio nella casa dove era stata giurata fedeltà il Signore trova tutt’altro. È per questo che vive e fa vivere una scena profetica che ricorda con quale forza i profeti avevano già profetato anche nel tempio e con quale forza, ora, il Figlio di Dio richiama quella che è la santità del luogo, oltre a quelli che sono i doveri dell’uomo.

Due scene in forte contrapposizione. Potremmo anche chiamarle così: l’ideale e il reale. L’ideale dei padri e il reale che Gesù trova nel tempio. L’ideale di chi aveva cercato di comprendere, ma che poi aveva abbandonato la fede, e il reale che Gesù incontra e che denuncia come totale mancanza, totale assenza di fede.

Il nostro cammino di fede

uello che noi leggiamo non è una cronaca. Non è il racconto di quello che accadde al popolo di Israele e che noi possiamo anche permetterci di giudicare! No! Assolutamente! Quello che ci viene detto dalla Parola di Dio è quello che accade in ogni tempo, in ogni popolo e in ogni cuore. Anche noi, come insieme di credenti, potremmo dire che conosciamo bene l’ideale della fede, eppure vediamo che, nella realtà, non siamo capaci di viverlo. Anche noi, come popolo, come insieme di credenti, potremmo dire che non rispettiamo il primato di Dio. Anche noi, come popolo, come insieme di credenti, potremmo dire che, anche se ci siamo presi pubblicamente l’impegno di avere fede – pensiamo solo a cosa promettiamo nei sacramenti – poi, di fatto, siamo tutti lontani dal vivere ciò che abbiamo promesso!

Le stesse cose valgono anche per noi come singoli credenti. Anche noi diciamo, promettiamo, preghiamo… e, poi, di tutti i nostri propositi rimane poco o niente. Ecco perché il Signore invita a non piangere che su noi stessi, sulla nostra poca fede, sul nostro tempo, invece di giudicare gli altri, il loro tempo, la loro fede. Questa settimana dopo la Pentecoste ci sta dicendo, quindi, che anche noi, che pure riceviamo lo Spirito di Dio o rinnoviamo la sua effusione, non siamo diversi né siamo lontani da coloro che vissero prima di noi e dalle dinamiche della fede in ogni tempo. Tocca quindi a noi prendere più sul serio il cammino di fede. Tocca quindi a noi prendere più sul serio il cammino spirituale di chi vuole vivere con fedeltà la propria esperienza cristiana. Ancora memori della festa di Maria Madre della Chiesa e sostenuti dall’esempio dei santi che in questi giorni ci tengono compagnia, dovremmo tutti saperci incamminare verso quella fortezza della fede che rende vero il cammino di chi si sa affidare a Dio.

Intenzioni di preghiera

Lasciamo che la nostra preghiera sia un po’ un pianto su noi stessi, sul nostro tempo, su tutto quello che non sappiamo fare.

Facciamo in modo che la nostra presenza in chiesa sia una presenza che cerca di farci vivere e di esprimere quella fedeltà che il Signore si aspetta da ciascuno di noi.

Preghiamo per non essere sordi ai richiami che Dio dona al nostro tempo e per saper vivere meglio la fede, perché, nella riscoperta del nostro essere figli di Dio, diamo esempio di santità a tutti.

2023-05-25T22:11:46+02:00