Settimana dopo Pentecoste – mercoledì – visitazione della Beata Vergine Maria
La spiritualità di questo giorno
Oggi è il giorno proprio della Visitazione. Una delle feste più dolci e delicate che riguardano la Vergine Maria. Credo la festa nella quale emerge tutta la determinazione del carattere di Maria. Proviamo a pensare. Maria aveva tra i 12 e i 14 anni quando ricevette l’annunciazione e divenne la madre del Signore. Una ragazza di questa età, appena dopo l’annunciazione, esprime il desiderio di andare, da sola, nella casa di Elisabetta, che dista da lei almeno 150 km. Decide ed ottiene di andare per parlare con lei di quello che sta avvenendo in loro. Decide di fermarsi mesi, prima di tornare dal suo Giuseppe e portare a termine quell’attesa del Signore che la riguardava in modo del tutto particolare. Una donna determinata per amore. Una donna determinata per virtù dello Spirito Santo. Una donna che ha saputo fare le sue scelte. Scelte di fede, scelte di amore, scelte di condivisione.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ct 2, 8-14
Lettura del Cantico dei Cantici
Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. L’amato mio somiglia a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate. Ora l’amato mio prende a dirmi: «Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo. Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole».
SALMO Sal 44 (45)
La tua visita, Signore, ci colma di gioia.
Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce. R
O prode, avanza trionfante,
cavalca per la causa della verità,
della mitezza e della giustizia. R
Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate in gioia ed esultanza. R
Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. R
EPISTOLA Rm 8, 3-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
VANGELO Lc 1, 39-56
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
La visita di Maria
Sono sette i verbi o le espressioni che ritraggono Maria in questa pagina del Vangelo.
“Si alzò”. Dopo l’Annunciazione, Maria si alza. Non rimane ferma, non rimane impietrita, non diventa orgogliosa. Avrebbe potuto. Era l’attesa, era il desiderio di molte quello di poter essere la madre del Messia, senza sapere bene che cosa indicasse questa espressione. Era un augurio comune per le donne del suo tempo. Maria, quando riceve quello che mai avrebbe pensato sarebbe successo, non dice niente di sé, non insuperbisce. Semplicemente si alza e va.
“Raggiunse in fretta”. Come una pellegrina. Pellegrina della fede: si muove perché ha sentito la notizia che le ha portato l’Angelo Gabriele. Pellegrina della speranza. Sa bene cosa quella gravidanza rappresenta per l’anziana parente. Pellegrina della carità. Maria sa anche che il suo aiuto, la sua presenza sono indispensabili. Si alza e va, come pellegrina di amore.
“Entrò”. Non ci dice niente del viaggio. Il Vangelo non è una cronaca, ma un racconto di fede. Ecco perché non ci sono particolari, non ci sono avvisaglie di quello che accadde, non ci sono notizie succose. Maria entra nella casa come un’ospite attesa. Entra in punta di piedi. Entra per rimanere.
“Salutò”. Probabilmente avrà detto “Shalom”, pace. Più che quello che fisicamente disse, è importante notare che ella fece ciò che l’Angelo Gabriele aveva fatto con lei, nella sua casa. Maria, salutata dall’Angelo come la “piena di grazia”, a sua volta saluta colei da cui si sente mandata. È un saluto di amore, è un saluto di rispetto, è un saluto di pace. È un saluto che, soprattutto genera sorpresa, come Elisabetta dice subito: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”.
“Disse”. Maria risponde. Non dice di sé, non racconta come sono andate le cose. Maria, che conserva tutte le cose che avvengono nel cuore e le rilegge con fede, esprime la sua preghiera. Maria pronuncia quel testo che è il Magnificat e che noi diciamo, appunto, come preghiera in molti momenti mariani e, soprattutto, al Vespero. Maria lascia intendere gli avvenimenti, ma fa un’altra cosa: parla di Dio. Parla della sua azione in lei. Parla della sua misericordia. Parla del suo amore viscerale per gli uomini. Parla di come tutto prende origine da Lui e di come tutto deve tornare a Lui. Maria prega raccontando e, raccontando, prega.
“Rimase”. Maria, che era andata in tutta fretta ad Ain Karim, ora non ha più fretta. Rimane. Rimane nella casa. Rimane con Elisabetta e con Zaccaria. Rimane alcuni mesi. Tanto occorreva per approfondire quello che stava avvenendo e tanto occorreva per stare vicino alla “pregnante annosa” che aveva bisogno di lei. Rimane per custodire nel cuore il segreto di quello che sta accadendo e che si sta verificando nelle loro vite.
“Tornò”. Così come non ci viene detto niente del viaggio di andata, non ci viene detto nulla del viaggio di ritorno. Così come era venuta, la Santa Vergine va, quasi in punta di piedi. Sola, ormai in avanzato stato di gravidanza. Se ne torna da dove era venuta. Torna alla sua famiglia. Torna da Giuseppe. Torna carica di tutte quelle cose che lo Spirito ha suggerito alle due donne e vive, insieme con Giuseppe, quell’ultimo tratto di attesa, quell’ultimo tratto di cammino prima di tenere tra le braccia quel bambino speciale che, da allora in poi, sarebbe stato il “suo” bambino.
Il nostro cammino di fede
Anche noi, se vogliamo, possiamo vivere tante cose della vita seguendo questo esempio. L’esempio di chi ascolta, l’esempio di chi custodisce, l’esempio di chi non sta inoperoso, ma affronta fatiche, viaggi pur di avere attenzioni per qualcun altro. L’esempio della gratuità che si fa servizio. L’esempio della riflessione che si fa comunicazione nella fede. L’esempio di chi sa prendere le cose sul serio, tanto più quando vengono da Dio. L’esempio di chi custodisce nel cuore. L’esempio di chi non occupa la scena, ma rimane quel tanto che basta e poi torna dove il Signore vuole. L’esempio di Maria, nella visitazione, è l’esempio ripetuto milioni di volte da tutte quelle donne e da tutti quegli uomini che si interrogano, che leggono la storia con gli occhi del cuore, che sanno intervenire come Dio chiede. È l’esempio degli umili, che non dicono molto, ma che sanno agire. Con tutto l’amore e la discrezione che la fede accende nei cuori.
Preghiera a Maria
Maria, tu che vai silenziosa ad Ain Karim, insegna anche a noi il silenzio che custodisce le cose di Dio.
Maria, tu che sai servire per carità, insegna anche a noi come stare al fianco e al servizio dei nostri fratelli.
Maria, tu che sai essere pronta per ogni opera di bene, insegna anche a noi la sollecitudine che nasce dall’amore.
Maria, tu che torni umile nella tua città, nella tua casa, dal tuo sposo, insegna anche a noi a fare della nostra casa, della nostra famiglia, della nostra città, il luogo dove diventa possibile la rivelazione dell’amore di Dio.
Così sia.