sabato 01 agosto

Settimana della 9 domenica dopo Pentecoste – sabato 

La spiritualità di questo giorno

Iniziamo il mese di agosto con la festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che tutti associamo immediatamente al canto natalizio “Tu scendi dalle stelle”, di cui è l’autore. Ancor più iniziamo questo mese con il richiamo al perdono di Assisi, per cui, dalle ore 12 di oggi a tutto domani, potremo ottenere l’indulgenza plenaria, alle condizioni consuete della Chiesa. È alla luce di questa memoria e dentro il clima spirituale di questi giorni santi che rileggiamo le Scritture che oggi la Chiesa ci rivolge. Le tre letture di oggi sono tutte legate insieme dal tema della incredulità.

La Parola di questo giorno

LETTURA Nm 14, 26-35
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Fino a quando sopporterò questa comunità malvagia che mormora contro di me? Ho udito le mormorazioni degli Israeliti contro di me. Riferisci loro: “Come è vero che io vivo, oracolo del Signore, così come avete parlato alle mie orecchie io farò a voi! I vostri cadaveri cadranno in questo deserto. Nessun censito tra voi, di quanti siete stati registrati dai venti anni in su e avete mormorato contro di me, potrà entrare nella terra nella quale ho giurato a mano alzata di farvi abitare, a eccezione di Caleb, figlio di Iefunnè, e di Giosuè, figlio di Nun. Proprio i vostri bambini, dei quali avete detto che sarebbero diventati una preda di guerra, quelli ve li farò entrare; essi conosceranno la terra che voi avete rifiutato. Quanto a voi, i vostri cadaveri cadranno in questo deserto. I vostri figli saranno nomadi nel deserto per quarant’anni e porteranno il peso delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri siano tutti quanti nel deserto. Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare la terra, quaranta giorni, per ogni giorno un anno, porterete le vostre colpe per quarant’anni e saprete che cosa comporta ribellarsi a me”. Io, il Signore, ho parlato. Così agirò con tutta questa comunità malvagia, con coloro che si sono coalizzati contro di me: in questo deserto saranno annientati e qui moriranno».

SALMO Sal 97 (98)

Acclamate al nostro re, il Signore.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani. R

Esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA Eb 3, 12-19
Lettera agli Ebrei

Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio. Quando si dice: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione», chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede.

VANGELO Mt 13, 54-58
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Numeri

Il libro dei Numeri ci presenta un caso “classico” della Scrittura. L’incredulità è il grande peccato di Israele, il grande peccato che Israele “paga” nel deserto, girovagando per 40 anni. È un tema molto forte del Primo Testamento in generale e del Pentateuco in particolare. È un tema che intende richiamare tutto Israele, perché quando si rimane increduli di fronte al mistero di Dio che si rivela, non si va certo da nessuna parte.

Vangelo

Il caso presentato dal Vangelo va nella stessa direzione. Anche tra i concittadini di Gesù c’è chi rimane incredulo. Questa incredulità nasce dal pensare di sapere già bene chi è il Signore e in che cosa consista la sua rivelazione. È proprio quando si pensa così che la rivelazione del Vangelo si ferma e chi si ostina in questa direzione, diventa certamente precluso ad ogni rivelazione di bene possibile. Il Vangelo registra che fu proprio a causa di questa incredulità che, nel suo paese natale, il Signore fece pochi miracoli e poté operare solo poche cose. L’incredulità è quel male radicato nel cuore dell’uomo che blocca perfino l’azione di Dio.

Ebrei

Ecco perché l’autore della lettera agli Ebrei, ben sapendo che il tema dell’incredulità tocca tutti, invita i cristiani a vigilare e a fare in modo che non ci sia nessun incredulo in mezzo alla comunità dei credenti. Questa incredulità non solo mette “fuori gioco” il soggetto che la vive, ma, addirittura e peggio, si riversa in qualche modo sulla stessa comunità a cui il soggetto appartiene. L’incredulità è un male che dilaga, contagia e quando è contagiata tutta una comunità non c’è più spazio per vivere quelle grazie che, invece, Dio vorrebbe donare al suo popolo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

C’è tanta incredulità tra noi! C’è sempre tanta incredulità in ogni tempo come anche Sant’Alfonso sapeva bene, in ogni tempo esistono proprie forme di incredulità. Sant’Alfonso ha cercato con gli insegnamenti morali e con il richiamo alla devozione, di distogliere il pensiero dell’incredulità dal cuore e dalla mente dei propri contemporanei. Noi cosa facciamo? Come arginiamo quel male che è l’incredulità? Credo che facciamo poco o niente! Anzi, mi pare che lasciamo un po’ serpeggiare questo male dovunque. Così si spiega perché moltissimi, oggi, sono senza fede. Il male dell’incredulità contagia certamente molto cuori! Cosa dovremmo fare? Credo che i tre richiami di oggi siano proprio per noi.

  1. Il richiamo al perdono. Forse quando ci confessiamo, al di là delle cose realmente accadute, dovremmo anche confessare tutte le mancanze di vigilanza che ci portano, di fatto, ad essere increduli. Anche noi, per molti versi, siamo tentati da questa incredulità che contagia un po’ tutto e tutti. Proviamo ad uscire da questo male mettendo nelle mani di Dio le nostre tentazioni di incredulità.
  2. Mettendo più attenzione ai richiami morali della vita cristiana. Molto spesso, oggi, fuggiamo un po’ questo genere di richiami e giustifichiamo tutti i modi di vedere la vita e di comportarci. Il Vangelo ci sta dicendo che uscire dall’incredulità è anche stare attenti a come il cristiano è chiamato a comportarsi e a vivere il Vangelo.
  3. Infine credo che anche la, o, se vogliamo, le diverse forme che essa assume, ci possono aiutare molto. Infatti le devozioni servono proprio a questo, a riaccendere in noi il legame della fede rispetto a Dio. Solo con questo aiuto riusciremo ad essere più attenti a tenere alto il valore della fede, della speranza e della carità.
2026-07-24T08:30:35+02:00