10 dopo Pentecoste
Introduzione
- Siamo così sicuri di amare la Chiesa?
- A cosa serve una chiesa?
Vorrei che, insieme, riflettessimo con queste provocazioni, partendo, certo, dalla Parola di Dio.
La Parola di Dio
LETTURA 1Re 8, 15-30
Lettura del primo libro dei Re
In quei giorni. Salomone disse: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: “Da quando ho fatto uscire Israele, mio popolo, dall’Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d’Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, ma ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d’Israele, ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d’Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d’Israele. Vi ho fissato un posto per l’arca, dove c’è l’alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d’Egitto». Poi Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse: «Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l’hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. Ora, Signore, Dio d’Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d’Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me”. Ora, Signore, Dio d’Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre! Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!».
SALMO Sal 47 (48)
Adoriamo Dio nella sua santa dimora.
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre.
O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio. R
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra.
Questo è Dio,
il nostro Dio in eterno e per sempre. R
EPISTOLA 1Cor 3, 10-17
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
VANGELO Mc 12, 41-44
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Re
Conosciamo molto bene la storia del tempio di Gerusalemme. Credo che tutti sappiamo bene che fu costruito da Salomone. La liturgia, del resto, ci offre numerose occasioni per comprendere l’importanza del tempio nella città Santa. Non deve sfuggirci una cosa: quel tempio fu il primo e fu anche l’unico tempio per gli Ebrei.
Fino al tempo di Salomone, ‘arca di Dio, il “tesoro” più santo di Israele, era custodito sotto una tenda, la famosa “tenda del convegno”. Quando ci si radunava per la preghiera, ci si radunava lì. Quando si voleva avere un luogo di preghiera, si andava dinnanzi a quella presenza. Non c’era mai stata l’esigenza di altro luogo. È solo con Davide, e cioè quando Israele si costituisce come regno stabile, che si avverte il bisogno di uno spazio sacro, il bisogno di una casa per Dio. Davide ha l’idea del tempio e Salomone, suo figlio, lo costruirà.
Tralascio i dettagli della costruzione, ma sottolineo le tre dimensioni che emergono dalla preghiera di Salomone per dire cosa rappresenta il tempio per il pio ebreo.
È il luogo d’incontro. Il tempio serve a questo: serve a permettere l’incontro di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio, a Dio non serve una casa. Salomone ne è ben conscio. Sa che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere la maestà di Dio, tantomeno il tempio che, pur nel suo splendore, è sempre opera delle mani dell’uomo. A Dio non serve una casa. Quella casa serve all’uomo, perché sia luogo dell’incontro, luogo nel quale onorare la presenza di Dio.
È il luogo di ascolto. In secondo luogo emerge chiaramente che il tempio serve ad ascoltare la voce di Dio: questa dimensione è più importante ancora di quella della preghiera personale. È chiaro che, ciascuno, va nel tempio per pregare. È chiaro che, nel tempio, Dio ascolta la preghiera di ogni uomo. Ma la cosa più importante di tutte è che nel tempio ciascuno deve trovare la sua dimensione di ascolto di Dio. A poco servirebbe una casa, un luogo nel quale andare a portare solo la propria preghiera, la propria dimensione umana. Il tempio serve per alzare lo sguardo, per andare verso Dio, per dire a Dio la propria attenzione. Tutto questo si adempie solo nell’ascolto di quella Parola di salvezza che rigenera e che apre il cuore.
È il luogo del perdono. Infine, e questa è la consapevolezza più bella di Salomone: nel tempio ciascuno trova il luogo del perdono. Ciascuno può andare nel tempio per rimettere nelle mani di Dio il proprio peccato. Ciascuno può andare nel tempio per supplicare la maestà di Dio per la propria colpa. Ciascuno, nel tempio, può trovare quella dimensione di misericordia che salva la vita. Ecco a cosa serve il tempio! Questa è l’idea matrice. Il perdono di Dio, che Israele viveva in un modo molto diverso dal nostro, serve a questo.
Naturalmente ci volle poco per lasciare queste dimensioni e per sottolineare solo il valore dell’offerta rispetto alle altre dimensioni.
Vangelo
Eccoci allora al Vangelo: il testo ci fa capire quanto, con l’andare del tempo, prevalse la dimensione di offerta su tutto il resto. Dapprima l’offerta sacrificale: maggiore era l’animale che si sacrificava, maggiore era il culto e anche maggiore era il ritorno di visibilità di chi lo offriva. Peggio, poi, con le offerte monetarie. Non solo venne realizzata la famosissima cassa del tempio, inizio di quel tesoro sul quale, nel corso dei secoli, molti imperatori misero l’attenzione. La cassa delle offerte diventò importante anche perché venivano annunciate le offerte, cioè veniva detto l’importo versato dall’offerente, il quale, poi, gettava le proprie monete sullo scivolo di rame che collegava la superfice del tempio con la cassa sottostante. Ovviamente maggiore era il frastuono delle monete che cadevano, maggiore era l’offerta fatta. Un sistema che, come vedete, ha cancellato pian piano la dimensione dell’incontro e del perdono, per tenere solo quella dell’offerta.
Corinti
Così San Paolo che ricorda che il vero tempio di Dio è il corpo dell’uomo. Siamo su un altro piano, siamo nel pieno di una riflessione spirituale determinante per la teologia cattolica. Il corpo del cristiano è il tempio che ospita lo Spirito santo. Il vero tempio di Dio è il corpo di ciascuno di noi, questo, però, non solleva da due responsabilità. La prima è l’attenzione massima e la cura massima che occorre avere per il proprio corpo. Se il corpo è tempio dello Spirito, occorre tenerlo in massima considerazione. Senza questa considerazione non si può onorare né la propria vita né la presenza di Dio. In secondo luogo, proprio perché la dimensione dell’anima conta infinitamente, ai corpi serve un luogo per ascoltare la parola, per incontrare Dio, per ricevere il suo perdono. Così San Paolo recupera quelle dimensioni fondamentali della fede che erano già sottese all’opera di Salomone e che si erano perdute.
Perchè la Parola dimori in noi
- Abbiamo questa consapevolezza?
- Come viviamo il nostro rapporto con la chiesa?
Torniamo, allora, alle nostre domande di inizio riflessione. Anche in questa caldissima domenica estiva non dobbiamo perdere il senso della provocazione che ci viene offerta. Anche a noi, infatti, è chiesto di prenderci cura del nostro corpo perché è tempio dello Spirito Santo. Già qui ci sarebbe molto da dire e molto da ragionare, perché è poi così vero che noi abbiamo questa concezione della corporeità e che ci prendiamo cura del nostro corpo per questo motivo? Non è forse vero che viviamo in un’epoca di apparenza o di attaccamento così radicale alla vita per cui ogni cura del corpo rischia di non essere fatta perché il corpo è tempio dello Spirito ma perché siamo attaccati alla vita più che mai?
In secondo luogo dovremmo anche noi ragionare sul nostro rapporto con la chiesa. Credo che anche noi sottolineiamo pochissimo la dimensione di ascolto e quella di perdono e quella di incontro che i testi sacri ci hanno richiamato. Molto spesso lo si vede bene da come frequentiamo la chiesa e dalle mancanza di rispetto che, in essa, viviamo. Anche noi, che pure dovremmo avere una certa dimestichezza con questo spazio sacro, molte volte ce ne serviamo. Lo vediamo bene da come facciamo fatica a garantire il silenzio in chiesa. Senza silenzio può esserci ascolto? Senza silenzio può esserci dialogo con Dio e, soprattutto ascolto? Molto spesso, poi, non frequentiamo la Chiesa per il perdono di Dio; siamo tutti più convinti che la forza dell’incontro eucaristico sostituisca quella della penitenza che, difatti, riserviamo solo ad alcuni momenti o occasioni durante l’anno.
Il richiamo, dunque, fa proprio per noi, almeno oggi cerchiamo di vivere questo spazio come ristoro nello Spirito e almeno oggi cerchiamo quell’ascolto e quel rispetto di Dio che in realtà, sempre dovrebbero caratterizzare la nostra presenza.
Il Signore, che è qui per incontrare ciascuno di noi, ci aiuti a riflettere e ci ispiri come frequentare la sua Chiesa. Da come viviamo il rapporto con questo luogo, infatti, dipende moltissimo della nostra fede e della nostra stessa relazione con Dio.
Certo, poi, la chiesa è anche da sostenere. Anche a questo proposito potremmo interrogarci, dal momento che oggi vige più la richiesta di servizi che non il farci carico, insieme, delle necessità della Chiesa. Anche su questo occorrerebbe riflettere, perché anche dal modo con cui ci prendiamo in carico l’immobile della chiesa si vede già cosa pensiamo della nostra fede.
Chiediamo al Signore di renderci attenti a questa parola e chiediamo per intercessione di Maria di saper riflettere bene sulla nostra appartenenza alla Chiesa. Ne va del nostro cammino, della nostra fede, del nostro essere popolo della nuova alleanza che crede, spera, rimane incamminato verso la salvezza eterna, vera meta di ogni culto e di ogni richiamo spirituale.