lunedì 03 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

La prima settimana di agosto è ricchissima di celebrazioni. Ricorderemo il Santo Curato di Ars, la memoria della Madonna della neve, la festa della Trasfigurazione e San Domenico. Abbiamo quindi una ricchezza enorme di testi, di inviti alla preghiera e di celebrazioni. Le utilizzeremo per pregare insieme anche in mezzo all’estate e per vivere al meglio il nostro percorso spirituale. Le Scritture di oggi ci invitano a riflettere bene sul concetto di lode di Dio.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 5, 2-14
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Salomone convocò in assemblea a Gerusalemme gli anziani d’Israele e tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per far salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re tutti gli Israeliti nel settimo mese, durante la festa. Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i leviti sollevarono l’arca e fecero salire l’arca, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti leviti. Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè, coprivano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dall’arca di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi è rimasta fino ad oggi. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole, che vi aveva posto Mosè sull’Oreb, dove il Signore concluse l’alleanza con gli Israeliti quando uscirono dall’Egitto. Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario – tutti i sacerdoti presenti infatti si erano santificati senza badare alle classi – mentre tutti i leviti cantori, cioè Asaf, Eman, Iedutùn e i loro figli e fratelli, vestiti di bisso, con cimbali, arpe e cetre stavano in piedi a oriente dell’altare e mentre presso di loro centoventi sacerdoti suonavano le trombe, avvenne che, quando i suonatori e i cantori fecero udire all’unisono la voce per lodare e celebrare il Signore e il suono delle trombe, dei cimbali e degli altri strumenti si levò per lodare il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre, allora il tempio, il tempio del Signore, si riempì di una nube, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio di Dio.

SALMO Sal 83 (84)

La gloria del Signore risplende nel suo tempio.

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. R

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio. R

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa;
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei malvagi. R

Perché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina nell’integrità.
Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida. R

VANGELO Lc 11, 27-28
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Vangelo

Nel Vangelo abbiamo una donna semplice, una donna del popolo, una donna che non ha un nome, non ha una precisa identità. Siamo in un contesto informale, durante una delle predicazioni del Signore, che, camminando, raggiunge città e villaggi disparati. Non c’è un contesto liturgico, non c’è un richiamo al luogo. È tutto molto semplice e molto spontaneo. Questa donna pronuncia una lode per Maria, ma si capisce bene che la sua lode è anche per il Signore. Questa donna, ammirata dall’insegnamento di Gesù, pronuncia una lode per chi lo ha portato nel mondo. Le due cose sono unite insieme, ma unico è il concetto.

Cronache

Molto diverso, invece, il contesto della prima lettura. Qui abbiamo un luogo preciso, un contesto di preghiera particolare. Capiamo bene che tutto è molto solenne, molto preparato, molto studiato. Tutto è fatto perché la lode di Dio risuoni davanti all’oggetto memoriale più importante per tutto Israele: l’arca dell’alleanza. Siamo quindi in un contesto del tutto diverso da quello del Vangelo. Qui si capisce bene che c’è un rituale preciso, studiato apposta perché si rimanga anche colpiti, impressionati davanti ad una liturgia così imponente e così minimamente calcolata. In effetti sappiamo che chi andava al tempio di Gerusalemme rimaneva estasiato di fronte ad una ricchezza di riti mai vista altrove.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Cosa dice a noi tutto ciò?

Io credo che questa Parola di Dio, proprio in mezzo all’estate, in una settimana dove non mancheranno richiami alla preghiera, ci stia dicendo che anche noi tutti abbiamo bisogno di queste due cose insieme. Da un lato abbiamo bisogno di una preghiera personale, intima, spontanea, che sia una lode di Dio che fluisce dal cuore, senza fronzoli, senza cose particolari, senza nemmeno solennità.

Dall’altro lato abbiamo bisogno di momenti comunitari studiati, di celebrazioni che sono tutte fatte perché si dia lode a Dio in modo composto, studiato, reso ancor più sacro dalle norme liturgiche e dai gesti che, nel corso del tempo, anche la liturgia della Chiesa ha saputo affinare e precisare. Credo che il richiamo sia valido per tutti noi, perché sappiamo intelligentemente usare di queste due realtà come sappiamo già fare, ma come dobbiamo anche sempre riscoprire. L’educazione alla liturgia è qualche cosa che sempre dobbiamo tenere sotto controllo per noi stessi ed è, al tempo stesso, anche una realtà che dobbiamo insegnare a rispettare e a far vivere anche agli altri.

Il Signore e Maria ci guidino a riscoprire la bellezza e la profondità dei gesti liturgici che sono ulteriore conforto alla nostra fede e modalità autentica per esprimere ciò che portiamo nel cuore nella nostra preghiera personale.

2026-07-31T12:06:05+02:00