martedì 04 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – martedì

La spiritualità di questo giorno

Il Santo Curato di Ars è una figura di eccezionale valore. Anzitutto perché è il patrono dei Parroci! Poi, perché tutti conosciamo bene l’esempio di fede che quest’uomo ha dato in un Paese, la Francia, che usciva dalla rivoluzione e iniziava quel percorso di laicizzazione che avrebbe portato questo Paese ad essere il più laico dell’Europa di quel tempo. Egli seppe, in un contesto di questo genere, richiamare i suoi parrocchiani attraverso i segni: la cura per la chiesa del suo paese, la celebrazione dei sacramenti vissuta con attenzione, semplicità e, al tempo stesso, con incisività, l’amore per la preghiera silenziosa davanti al Santissimo Sacramento… tutti piccoli segni, alcuni dei quali anche solo segni personali, che hanno però portato il suo piccolo paese, Ars, ad essere un centro vitale di fede che, poi, ha saputo accendere anche in altri una riflessione profonda su Dio, sul senso della sua presenza, sul senso dell’appartenenza alla Chiesa.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 7, 1-10
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi. Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l’altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l’olocausto, l’offerta e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall’ingresso di Camaal torrente di Egitto, un’assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell’altare sette giorni e sette giorni anche la festa. Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

SALMO Sal 95 (96)

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R

Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

VANGELO Lc 11, 29-30
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».

Cronache

È proprio il libro delle Cronache a farci comprendere ancor meglio ciò che la memoria del Santo Curato ci testimonia. Certo rimaniamo stupefatti per la solenne inaugurazione del tempio che, come abbiamo sentito, durò un’intera settimana. Credo che sia molto bello ed anche molto singolare che noi leggiamo questa pagina, perché ci ricorda il valore dei segni. Noi non leggiamo questa pagina solo per capire cosa avvenne a Gerusalemme quel giorno e nemmeno solo per un gusto storico della vicenda. Noi, piuttosto, cerchiamo di capirne il significato spirituale. Il libro delle Cronache ci insegna che c’è bisogno di luoghi nei quali esprimere a Dio la nostra fede, c’è bisogno di luoghi nei quali unirci insieme per lodare Dio autore di ogni cosa, c’è bisogno anche di riti, che esprimano il nostro desiderio di incontrare Dio e il suo desiderio di incontrare l’uomo. Il luogo sacro e il rito sacro servono a questo. Servono anche a dare una identità. L’identità del credente si forma anche perché si conviene in un luogo, si utilizzano parole calibrate e precise. Se non ci fossero queste mediazioni, verrebbe meno anche la capacità di dire la fede, di celebrare il mistero, di sentire la presenza di Dio. Credo che sia molto utile e molto bello capire che Dio ci aiuta a vivere così, con questa attenzione e con questo gusto anche quei segni che, poi, ritornano ad arricchire la fede di chi frequenta questi luoghi santi o offre, attraverso questi riti, la sua lode a Dio.

Vangelo

Il vero segno è, per tutti i credenti in Cristo, la sua Pasqua, la sua morte e la sua risurrezione. Questo è il “segno di Giona” che il Signore viene ad offrire e, se vogliamo, a rinnovare rispetto al segno del profeta. Il mistero da custodire è dunque questo, il mistero da celebrare è il continuo ricordo della sua Pasqua. Il rito e il luogo sacro, dunque, non sono importanti in sé. Sono importanti se custodiscono questo mistero e se aiutano a celebrare questo mistero. Altrimenti non hanno alcun senso di essere! Con forza il Signore ricorda che non è importante altro anche se, ovviamente, tutto ciò che l’uomo può introdurre, aiuta a custodire, a celebrare, a pregare questo mistero.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Il Curato di Ars ha saputo offrire questa testimonianza. Egli ha curato con attenzione profonda la sua piccola chiesa, non perché bella, in sé, non perché importante in sé. Tra l’altro era la chiesa di un villaggio di campagna. Egli ha curato questi segni particolari perché importanti per dire il mistero, per custodire la Pasqua del Signore, per dire a tutti che il mistero eucaristico è il centro, è il cuore di tutto l’itinerario di fede cristiano che celebriamo. Il Santo Curato, poi, come sappiamo, passava molto tempo davanti al Crocifisso e al tabernacolo. Il luogo della sua chiesa era, per lui, occasione per parlare con Dio, per unirsi al mistero, per celebrare la sua presenza. Credo che qualcosa del genere possa avvenire anche per tutti noi. Noi possiamo passare il nostro tempo in silenzio, in chiesa, a parlare con Dio, a lodare il suo nome, a lasciarci coinvolgere nelle cose di Dio e a lasciare che Dio venga coinvolto nelle nostre cose. Dal Curato di Ars credo che tutti dobbiamo imparare la bellezza della preghiera che sa custodire il mistero e la forza che proviene da esso.

Chiediamo al Signore di vivere anche noi queste realtà della fede, per imparare che solo sentendoci accompagnati da Dio possiamo vivere degnamente questa vita che è solo suo dono.

Oggi pregate per me e per tutti i parroci, perché sappiamo aiutare tutti voi fedeli a vivere questa dimensione di fede a lode e gloria del Padre.

2026-07-31T12:09:12+02:00