Sabato 03 settembre

Settimana della domenica che precede il martirio – sabato 

Introduzione

Concludiamo la settimana immergendoci nel sabato che ha sempre un ciclo di letture diverso da quelle dei giorni feriali. La parola che ricorre in tutti e tre i testi, e che rappresenta il filo rosso di questo giorno, è certamente la parola comandamento.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Dt 11, 1-8a
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Ama dunque il Signore, tuo Dio, e osserva ogni giorno le sue prescrizioni: le sue leggi, le sue norme e i suoi comandi. Oggi voi – non parlo ai vostri figli che non hanno conosciuto né hanno visto le lezioni del Signore, vostro Dio – riconoscete la sua grandezza, la sua mano potente, il suo braccio teso, i suoi portenti, le opere che ha fatto in mezzo all’Egitto, contro il faraone, re d’Egitto, e contro la sua terra; ciò che ha fatto all’esercito d’Egitto, ai suoi cavalli e ai suoi carri, come ha fatto rifluire su di loro le acque del Mar Rosso, quando essi vi inseguivano, e come il Signore li ha distrutti per sempre; ciò che ha fatto per voi nel deserto, fino al vostro arrivo in questo luogo; ciò che ha fatto a Datan e ad Abiràm, figli di Eliàb, figlio di Ruben, quando la terra spalancò la bocca e li inghiottì con le loro famiglie, le loro tende e quanto a loro apparteneva, in mezzo a tutto Israele. Davvero i vostri occhi hanno visto le grandi cose che il Signore ha operato. Osserverete dunque tutti i comandi che oggi vi do».

SALMO Sal 98 (99)

Esaltate il Signore, nostro Dio.

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome. R

Invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. R

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R

EPISTOLA 1Tm 6, 11b-16
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen.

VANGELO Gv 14, 21-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

Deuteronomio

Le accezioni sono però molto diverse. Anzitutto il Primo Testamento, dove la parola è detta in modo molto rigido, molto formale. Il comando di Dio è anche una legge imperiosa, alla quale bisogna essere legati. Ha una sua forza, ha un suo potere che occorre assolutamente rispettare. Mosè ne parla sempre in modo molto formale e la tradizione del Deuteronomio ha raccolto questo modo di interpretare la legge di Dio.

Vangelo

Di tutt’altro respiro è la pagina del Vangelo. Anzitutto perché non troviamo più il senso di una legge. Gesù chiarisce assai bene che il senso del comandamento è l’amore. Il comando di Mosè, prima che diventasse una legge che obbliga, era stato dato come atto di amore all’uomo che rischia sempre di smarrirsi e avrebbe voluto essere un aiuto perché anche l’uomo imparasse ad amare come Dio ama. Gesù chiarisce poi che dove c’è un’anima che cerca di amare, dove c’è un’anima che cerca di fare sua la “legge” dell’amore evangelico, Lui e lo Spirito vengono per prendere dimora. Dove c’è Cristo, dove c’è la forza del suo Spirito che è forza di amore, non c’è spazio per altro. Chi vive di fede, ama ed impara sempre più ad amare come Dio ama.

Timoteo

San Paolo, come sempre, riesce a illuminare la riflessione di tutti noi perché sa portare questo discorso spirituale alla sua conclusione. “Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Sono tutte virtù che fanno parte del cammino cristiano. Sono tutte virtù che si addicono al cammino di chi vuole prendere sul serio la chiamata ad essere discepolo del Signore. Chi vive lo spirito dei comandamenti, tende alla giustizia, cioè sa dare ad ogni cosa il giusto peso e attribuire ad ogni uomo il giusto valore. La pietà è quel dono dello Spirito Santo che rende pio il cuore di un uomo, cioè orientato verso Dio. Così come la fede, è virtù di chi cammina nel mondo ma con il cuore rivolto a Dio. La carità è quel dono di chi sa guardare all’altro, specialmente al povero, come ad un fratello da servire. La pazienza è la capacità di portare i pesi gli uni degli altri, convinti che, nella condivisione delle avversità, non solo si vive una vicinanza umana importante a chi è in un momento difficile, ma si realizza già quella carità fraterna di cui parla tutto il Vangelo. La mitezza è quella virtù che permette di essere miti, cioè pacifici, capaci di ascolto, non capaci di rispondere per le rime, ferendo o facendo addirittura del male a chi vive con noi. Come si vede questo è lo spirito della legge antica, ma detto in tutt’altro modo. Alla ruvidezza del comandamento, Paolo, uomo della legge, oppone la dolcezza dell’uomo di fede.

Per noi

  • Che valore ha per noi il comando di Dio?
  • Parliamo ancora di legge della fede?
  • Più volte abbiamo riflettuto sul tema dell’amore di Dio, sul comandamento dell’amore: sapremmo vivere tutte le conseguenze di esso che Paolo ha saputo trarre?

Credo che, continuando la meditazione di ieri, anche queste Scritture e la meditazione che esse accendono in noi, possano esserci di grande utilità per vivere bene questa conclusione dell’anno pastorale e possano immettere dentro di noi il desiderio di vivere il prossimo con ancora più attenzione, fervore, desiderio di piacere a Dio, volontà di curare maggiormente il cammino della nostra anima.

Chiediamo alla beata Vergine Maria, che il sabato preghiamo con un’intensità del tutto particolare, di continuare a seguire i nostri passi e di esserci madre e maestra nel cammino. Mettiamo già, sotto la sua protezione, il cammino del prossimo anno pastorale che incomincia. Avvicinandoci alla festa della sua Natività, cerchiamo di vivere bene ciò che il Signore ci indicherà, perché il nostro cammino possa essere sempre orientato verso Dio e immerso nel suo amore.

2022-08-24T18:39:20+02:00