Martedì 03 dicembre

Settimana della 3 domenica di Avvento – Martedì

La spiritualità di questa settimana

Anche oggi ci lasciamo provocare dalla Parola che donerà chiari richiami per il cammino di conversione, ma anche immagini per garantire che la speranza trionfi in noi.

Disponiamoci a vivere una reale revisione di vita non meno che una fruttuosa disposizione ad accogliere ciò che lo Spirito rivelerà a ciascuno di noi in questo cammino di Avvento.

La Parola di questo giorno

GEREMIA 3, 6a; 5, 25-31
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Il Signore mi disse: «Le vostre iniquità hanno sconvolto quest’ordine e i vostri peccati tengono lontano da voi il benessere; poiché tra il mio popolo si trovano malvagi, che spiano come cacciatori in agguato, pongono trappole per prendere uomini. Come una gabbia piena di uccelli, così le loro case sono piene di inganni; perciò diventano grandi e ricchi. Sono grassi e pingui, oltrepassano i limiti del male; non difendono la causa, non si curano della causa dell’orfano, non difendono i diritti dei poveri. Non dovrei forse punirli? Oracolo del Signore. Di una nazione come questa non dovrei vendicarmi? Cose spaventose e orribili avvengono nella terra: i profeti profetizzano menzogna e i sacerdoti governano al loro cenno, e il mio popolo ne è contento. Che cosa farete quando verrà la fine?».

SALMO Sal 102 (103)

Allontana da noi le nostre colpe, Signore.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R

Quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R

Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere. R

PROFETI Zc 6, 9-15
Lettura del profeta Zaccaria

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Prendi fra i deportati, fra quelli di Cheldài, di Tobia e di Iedaià, oro e argento e va’ nel medesimo giorno a casa di Giosia, figlio di Sofonia, che è ritornato da Babilonia. Prendi quell’argento e quell’oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote. Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: fiorirà dove si trova e ricostruirà il tempio del Signore. Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote siederà sul suo trono e fra i due regnerà una pace perfetta. La corona resterà come gradito memoriale nel tempio del Signore, in onore di Cheldài, Tobia, Iedaià e in onore del figlio di Sofonia. Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore, vostro Dio».

VANGELO Mt 15, 1-9
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».

Geremia

Le parole del profeta, nella loro durezza, non avrebbero bisogno di grandi commenti. Sono tutte parole che si capiscono e che sono largamente condivisibili. Il richiamo è sempre un richiamo alla penitenza e al perdono. Quali i motivi di cui parlava il profeta? Un primo motivo è che tutti “oltrepassano i limiti del male”. Non ci vuole molto a capire che queste parole valgono anche per il nostro tempo. Ad oltrepassare i limiti del male non sono solo persone senza fede, non cristiani. A oltrepassare i limiti del male, molto spesso, sono proprio le persone di fede, i battezzati e, quindi, potremmo dire ciascuno di noi. Come si oltrepassano questi limiti? Anzitutto il profeta diceva che il non riconoscere ciò che è male perché così ha rivelato la verità di Dio è già una forma di male. Poi, in secondo luogo, il diffondere il male, quasi per accaparrarsi il favore degli uomini. Così vediamo bene che anche in queste righe è racchiuso il nostro tempo. Ancora diceva il profeta che a causa di questa diffusione del male, si diffonde anche l’insensibilità, così che accade che ci sia una vera e propria resistenza al bene. Non si vedono più le persone da difendere, si rigetta come utile e come onesto la ricerca di chi è povero, solo, indifeso, in difficoltà. Il peccato, ci sta dicendo il profeta, rende insensibili. Più un’anima giace nel peccato e meno riesce a vedere le realtà, i peccati che gravano sulla sua coscienza, ma anche i bisognosi che sono attorno.

Zaccaria

Come abbiamo detto ieri, la seconda Scrittura profetica vuole donarci immagini di speranza. È molto comprensibile l’immagine di cui si parlava oggi, perché si diceva chiaramente che ci sarà un’alleanza nuova tra il sacerdote e il re, ci sarà occasione di ricostruire il tempio di Dio e la pace che si inaugurerà sarà ciò che darà beneficio a tutto il popolo. Noi non siamo molto dentro queste parole, parole che sono state dette ad un gruppo di deportati che, finalmente, tornava in patria, ma possiamo capirne la portata. Ad un popolo disperato per la perdita della patria, del tempio, del regno, parlare di ricostruzione, parlare di presenza di sacerdoti in un tempio ricostruito, parlare di un nuovo re che stringerà alleanze benefiche e donerà a tutto il popolo la pace, deve essere sembrato un sogno. La Scrittura, che parla sempre a tutti al di là delle persone e del tempo specifico in cui è data, chiede anche a noi di coltivare tutti i segni di bene che ci possono essere tra noi. Dio passa attraverso queste cose e richiama al bene tutti, perché ci sia pace e serenità per tutti.

Vangelo

Gesù, nel Vangelo, torna a darci motivo di meditazione in senso penitenziale. Il richiamo di oggi va proprio in parallelo con una riscoperta dei comandamenti che è più che mai essenziale. Infatti Gesù dice che è tipico dell’animo dell’uomo chiudersi in una situazione di comodità e cercare quell’interpretazione dei comandamenti che scomoda di meno. Anche questo è un peccato! Ridurre la portata della Parola di Dio, ridurre il suo valore, ridurre la sua novità è già un modo per dire che si rimanda la conversione, si distoglie l’interesse da ciò che, invece, dovrebbe garantire un percorso di consolidamento dell’anima. Ecco il richiamo del Signore. Lasciamo che i comandamenti abbiano la forza di sconvolgerci. Lasciamo che i comandamenti abbiano la capacità di dire a tutti che senza un rinnovamento costante, l’anima si impigrisce e diventa incapace di distinguere il bene dal male. Lasciamo che il comandamento abbia tutta la sua forza di provocazione, altrimenti perderemo il contatto con Dio, ma anche quel gusto di ricerca del bene che, solo, garantisce di stare lontano da quella diffusione del male di cui ci ha parlato anche il profeta.

Meditazione

Credo che i richiami penitenziali, anche se molto forti e, quindi, fastidiosi, siano proprio per noi. Anche di noi si può dire che abbiamo oltrepassato i limiti del male. Lo diciamo di chi ci sta attorno, dei molti uomini che vivono con noi, ma, a ben vedere, molti di essi sono proprio battezzati, quindi cristiani. Oggi si è così perso il senso del limite che anche noi abbiamo spento la forza dei comandamenti come richiami ad una via di libertà e, quindi, ci consegniamo spontaneamente ad una situazione di male diffuso che, forse, non ci sconvolge nemmeno più di tanto. Sappiamo che c’è, sappiamo che emerge, ma, di fatto, non ci sconvolgiamo per questo. Cosa fare? Credo che, anzitutto, dovremmo metterci davanti al Signore per riconoscere quella che è la nostra colpa. Poi, credo che tutti siamo comunque invitati a coltivare quell’immagine di speranza che ci è stata donata. Anche a noi è chiesto di “riedificare il tempio”. Certo non fisicamente, ma interiormente, spiritualmente. Il che vuol dire per noi continuare a fare della preghiera uno dei capisaldi della vita. Poi, in secondo luogo, vuol dire anche rimettere al centro di ogni cosa il Signore, richiamando anche altri a questo percorso di fede. Chiediamo al Signore questa grazia, per vivere con frutto questi santi giorni di Avvento.

Rifletti

  • Prendo sempre più coscienza non solo del male che è attorno a me, ma anche di quello che è in me?
  • Avvento è tempo per una riedificazione della coscienza?
  • Come posso essere io stesso strumento e richiamo per altri?
2024-11-28T22:11:12+01:00