Venerdì 04 marzo

Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – venerdì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Qo 12, 1-8. 13-14
Lettura del libro del Qoèlet

Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: «Non ci provo alcun gusto»; prima che si oscurino il sole, la luce, la luna e le stelle e tornino ancora le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste poche, e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno i battenti sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e terrore si proverà nel cammino; quando fiorirà il mandorlo e la locusta si trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto, poiché l’uomo se ne va nella dimora eterna e i piagnoni si aggirano per la strada; prima che si spezzi il filo d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo, e ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e il soffio vitale torni a Dio, che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, tutto è vanità. Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, anche tutto ciò che è occulto, bene o male.

SALMO Sal 18 (19)

La tua legge, Signore, e luce ai nostri occhi.

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.
Il timore del Signore è puro, rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti,
più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante. R

Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti. R

Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato. R

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore. R

VANGELO Mc 13, 28-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Vangelo

“In verità vi dico le mie parole non passeranno”. Questa è la certezza della predicazione di Gesù. Questa è la certezza che Gesù espone a coloro che vogliono seguirlo. Questa è la certezza che il Signore fa brillare agli occhi di tutti. Eppure, molti pensano il contrario. Già allora era così. Molti pensavano che la parola del Signore fosse, in qualche modo, errata o, comunque, non eterna, ma soggetta a qualche sua evoluzione. Molti pensavano sì che Dio rimanesse in eterno, ma non la sua parola, la quale è soggetta alle cose del tempo e al logorio di ogni cosa. Gesù rilancia oltre questi pensieri e dice chiaramente che la Parola di Dio rimane in eterno. Quella Parola che, anzitutto, è Lui, il Cristo vivente. Quella Parola che, poi, in secondo luogo, è la rivelazione di tutti i fatti che sono contenuti nella Scrittura e di tutti i suoi insegnamenti. Cambiano le epoche, cambiano le concrete situazioni di vita dell’uomo, ma non cambia e non deve cambiare quell’insieme di valori che è l’inizio della vita di fede.

Qoelet

Anche l’insegnamento di Qoelet, ultimo della settimana, è splendido. In sintesi ci consegna la domanda: cosa rimarrà della vita quando si perderà il gusto di ogni cosa? Quando la vecchiaia arriverà e toglierà il gusto per tutte le cose dell’esistenza, cosa rimarrà dei nostri giorni? Con profonda verità il sapiente diceva che saremo giudicati da Dio per quello che avremo fatto o non avremo fatto nei nostri giorni. Non certo per metterci paura sono dette queste cose. Piuttosto per farci comprendere che anche la nostra vita si dirige verso una fine che è anche un giudizio. Cosa rimarrà di tutto ciò che abbiamo detto e fatto? Cosa sfiderà il logorio del tempo?

Per noi

Credo che questo ultimo giorno liturgico della settimana, venga a noi con una provocazione molto forte. Noi non siamo già più da molto tempo in un mondo in cui contano i valori. Men che meno i valori cristiani. Forse gli anziani ne soffrono, ma già gli adulti non sono stati educati a vivere i valori del Vangelo come forma di identità per sfidare il tempo e lasciare, dopo di sé, una traccia di bene. Un invito a dare un senso alla propria vita. Noi vediamo molto bene che anche i nostri giovani faticano ad entrare in questa visione delle cose e che, spesso, il loro mondo è davvero molto distante dai valori cristiani. Tanto che non pochi, con vivo interesse, si domandano cosa rimarrà dei valori cristiani dopo la generazione degli attuali adulti?

Se accade questo è anche per il fatto che crediamo poco nell’eternità e nella permanente verità della Parola di Dio e dei valori che essa rivela. Crediamo che ci sia anche per la fede un’evoluzione, che rimette tutto in discussione e che ogni tempo porta con sé la sua verità.

Solo tardi nella vita, solo nella stagione dell’anzianità più pronunciata si arriva a capire che, davvero, c’è una Parola che rimane in eterno e ci sono valori che devono essere ciò che contraddistingue un cristiano da un non cristiano.

Quando i vescovi ci spronano ad una appartenenza di fede non superficiale, quando i pastori ci richiamano ad una visione della fede più coerente con i valori della Scrittura, ci stanno insegnando e ci stanno spronando ad una appartenenza non formale alla Chiesa. È per questo che è così forte nella Chiesa di oggi il richiamo alla Parola di Dio. Poiché essa è eterna, essa parla a tutte le generazioni degli uomini e a tutte le possibili evoluzioni dell’uomo sulla faccia della terra. È l’uomo che si evolve, non la fede! Si possono evolvere i modi per vivere la fede. Contesti culturali diversi di riferimento producono diversi modi di esprimere e di vivere la fede, ma non possono cambiare il contenuto della fede! Esso è sempre lo stesso ieri, oggi, nei secoli, perché, come dice la Scrittura, è Cristo ad essere sempre lo stesso, ieri, oggi e nei secoli.

Ecco il senso del richiamo delle Scritture di oggi. Mentre chiudiamo questo lungo tempo dopo l’Epifania, quest’anno uno dei più lunghi possibili, prepariamoci ad entrare in Quaresima. Le Scritture di domani ci serviranno a vivere bene anche questo momento di passaggio. Soprattutto entriamo in Quaresima convinti e sorretti da quella Parola che rimane in eterno.

Questo è ciò che ci deve sospingere in avanti nel cammino di progressiva adesione al Signore.

2022-02-24T16:17:52+01:00