Domenica 04 luglio

Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – Domenica

Per introdurci

  • La nostra fede è un peso o una gioia?
  • Quali sono i “pesi” della fede che occorre portare? A cosa vuole alludere Gesù nel Vangelo?

Cerchiamo di scoprirlo insieme nelle tre scritture che accompagnano questa domenica, sesta dopo Pentecoste.

Esodo

Es 3, 1-15
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe ». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e fare uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte». Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

Corinzi

1Cor 2, 1-7
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Vangelo

Mt 11, 27-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Vangelo

Anche se a dare il tono di queste domeniche è sempre la prima lettura che ci permette di riprendere, nel suo svolgimento cronologico, tutta la storia della salvezza, vorrei che partissimo dal Vangelo. La pagina che abbiamo appena letto fa parte di un discorso più ampio in cui Gesù parla, con 3 oracoli, ai suoi uditori.

Il primo oracolo non è stato letto oggi ed è il richiamo a quell’esultanza di Gesù nello Spirito perché il Padre rivela le cose sante ai piccoli e ai poveri e le tiene nascoste ai sapienti e agli intelligenti, sottolineando così che la rivelazione della fede è una rivelazione per grazie e non per merito.

Il secondo oracolo è quello che apriva il Vangelo di oggi: “tutto mi è stato dato dal padre mio…” la perla giovannea nei Vangeli sinottici, come dicono i commentatori. Gesù sottolinea che a lui stesso è stata data la piena conoscenza dei misteri della salvezza eterna, ricorda la profondissima relazione con Dio Padre e, infine, insegna come Lui stesso sia la piena rivelazione del Padre. Un versetto dal fortissimo contenuto teologico.

È il terzo oracolo, però, il più importante, quello nel quale Gesù invita a prendere su di sé il proprio giogo, perché è un giogo leggero. Cosa intende dire Gesù con queste parole? Gesù sta parlando ad un gruppo di persone che ha mostrato la sua fatica nel credere, ad un gruppo che ha espresso a Gesù le difficoltà che la vita di fede porta con sé. L’allusione è alla difficoltà di vivere la legge di Mosè nella sua interezza e nella sua completezza, con tutta quella serie di precetti, norme e prescrizioni che la compongono. Come dire che per sperimentare una vita onesta e fruttuosa bisogna pagare un prezzo decisamente molto alto. Gesù, di fronte a queste affermazioni, invita a lasciarsi consolare. “io vi ristorerò, io vi darò respiro, prendete su di voi il mio giogo, il mio giogo è dolce, il mio carico leggero”. È come se Gesù avesse detto: a voi che portate già un giogo, prendetene uno in più, cioè il mio peso evangelico e vedrete come sarete consolati; a voi che volete scrollarvi di dosso un giogo, un peso, quello della fede fatta di norme e prescrizioni, io propongo un altro giogo, che vi solleverà. Gesù invita a non vivere immediatamente nelle preoccupazioni di una vita onesta, o del divertimento possibile, bensì a caricarci del suo giogo. Cosa significano queste parole?

Gesù invita a guardare a lui, che è “mite e umile di cuore”, ovvero invita a guardare a lui stesso che realizza la pagina delle beatitudini. È questo il richiamo fondamentale di questa pagina del Vangelo. Gesù propone, quindi, come dolce e leggero giogo, quello delle beatitudini, ovvero di una vita nella quale ci si fida di Dio. A chi ha paura che la vita di fede sia troppo alta, a chi ha paura che la vita di fede sia qualcosa in più a cui dover pensare, Gesù propone di vivere più radicalmente il Vangelo, propone di pregare di più, propone di perdere la propria vita, come dice Egli stesso in un’altra predicazione, per poi ritrovare la propria vita e il suo senso.

Il giogo dolce e leggero consiste, quindi, nel tentativo di amare come Gesù ama e, per fare questo, Gesù propone che si entri un una logica di amicizia con lui più forte, più intensa, più vera. Alla fine è questo che conta ed è questo che salva. La fede consiste in questo: un itinerario di sempre approfondita amicizia con Gesù per imparare come Egli ama e per tentare di imitarlo in questa via di amore. Il giogo di Gesù, detto altrimenti, è fondato sull’amore e sulla identificazione in Lui. L’amicizia da vivere con lui che è longanime, misericordioso, pietoso, benigno, l’amicizia con Gesù che rivela, in questo modo, la presenza del Padre, è il giogo da prendere su di sè per diventare miti e umili di cuore.

Esodo

Questa è la trama narrativa dell’Esodo. Mosè è un ebreo che è fuggito dall’Egitto dopo aver ucciso un egiziano, è uno che si è rifatto, pian piano, una vita, nelle regioni del deserto dell’Arabia: ha iniziato un nuovo lavoro, si è innamorato di una donna e l’ha sposata, ha fatto la sua famiglia. È mentre è lontano da Dio, è mentre considera la fede un peso in più da portare, che vede questo prodigio del roveto che brucia e non si consuma. È davanti a questa scena che ode questa voce di Dio che gli chiede di ritornare sui suoi passi. Egli dovrà ritornare dal luogo dove è fuggito e non per mettere a posto la sua situazione, ma per risolvere la situazione di Israele e per portare il popolo di Dio fuori dall’Egitto. Sembra una cosa impossibile! Come fare? Cosa dire? Come operare? Non è questo un peso peggiore del primo? Non è questo un peso peggiore di quello che Mosè stava tentando di risolvere nella sua fuga? Sembrerebbe così. Invece è la voce di Dio che parla dal roveto e nella definizione del nome di Dio, Mosè capisce che è invitato a stringere una nuova relazione con Dio. Una relazione che avviene all’insegna della sua rivelazione di amore, una relazione che non consiste nell’attuazione di un codice etico, di norme da seguire, ma consiste in un’amicizia da rinnovare sempre, ogni giorno della vita, nel rispetto e nella progressiva conoscenza del mistero. Dio si rivela non solo come il Dio dei padri, ma anche come il Dio che fa essere e fa sussistere ogni realtà. Questo è il Dio che intende essere alleato dell’uomo, questo è il Dio che l’uomo deve conoscere per essere attirato nella sua rivelazione di amore. Quella rivelazione che, sola, dà senso alla vita dell’uomo.

Corinzi

Questa è anche la logica della vita di Paolo. Egli ha impiegato una vita a capire il vero senso della legge mosaica, ha dedicato anni di studio, ha dedicato anni di predicazione di quella legge della quale si riteneva servitore. Paolo stesso si è sottoposto al giogo pesante della legge ed ha insegnato a fare altrettanto. All’apice di questa carriera, al culmine di questo progetto di vita, nell’evento di Damasco, Paolo comprende che non è questo ciò a cui è chiamata la sua vita. Comprende che la rivelazione di Dio non consiste in una legge da seguire. Piuttosto comprende che quel nome che voleva combattere, il nome di Cristo e quella rivelazione dell’amore di Dio che egli non voleva conoscere, è il vero senso della vita. Paolo comprende che la vera fede consiste nella imitazione costante di Cristo e lascia che tutta la sua vita diventi un modo per attuare il Vangelo, imparando ad amare come Cristo ama. È per questo che non cerca la sapienza filosofica dei greci e nemmeno continua a camminare sulla via dei precetti da osservare insegnata da lui stesso e, in generale, dagli ebrei. Egli insegna a vivere una vita nell’amore, una vita che diventa, ogni giorno, imitazione di Cristo. Questo è il “peso”, il “giogo dolce” che Paolo apprende da Cristo e che insegna nel suo ministero.

Per noi

Possiamo così tornare alla domanda iniziale:

  • La fede è un peso per noi?
  • Quale peso siamo invitati a portare? Quale siamo disposti a prenderci?

Credo che sia chiaro a tutti che, per molti, la fede è un peso. Lo è per coloro che hanno della fede la concezione di un insieme di norme da osservare. Lo è per coloro che non credono che la fede sia un’amicizia da vivere. Lo è per coloro che non ritengono che la fede consista, invece, in un itinerario di amore da scoprire e in un servizio di amore da intraprendere. Lo è per tutti coloro che hanno in mente che la fede sia una serie di proibizioni da rispettare scrupolosamente e non una via di imitazione da scegliere.

Chi sceglie di vivere la fede come un itinerario di imitazione di Cristo, chi sceglie la preghiera come una relazione imprescindibile con il Padre, chi sceglie la fede come un “giogo di amore” al quale sottoporsi, scopre che la fede è davvero un peso dolce, un giogo leggero, perché impara che la fede è un progressivo itinerario di continua scelta, di continua modifica del proprio essere per imparare ad amare come Cristo ama.

Chiediamo al Signore questa grazia ad imitazione di Mosè, che ha scoperto questa chiamata nella sua vita. Chiediamo questa grazia ad imitazione di Paolo, che ha impiegato molti anni, prima di comprendere che la fede non è un insieme minuzioso di norme da vivere.

Chiediamo di vivere questa grazia già in questa estate, trasformando il tempo che abbiamo davanti in una possibilità di sempre approfondita conoscenza del mistero di Dio e in un itinerario di bene da compiere ogni giorno, semplicemente amando.

È questo il giogo dolce, il carico leggero, di cui preoccuparci.

2021-07-03T09:14:52+02:00