Domenica 05 febbraio 2023

5° dopo l’Epifania – San Giulio

Per introdurci

La festa di San Giulio, che liturgicamente abbiamo già celebrato martedì e, poi, la solennità delle giornate eucaristiche che si concludono sono la trama che ci guida a rileggere il vangelo.

Personalmente di tutte le feste che abbiamo questa è quella che preferisco, perché festa puramente spirituale, senza altri eventi, raduni, pranzi… Così vorrei con calma sostare sui testi bilici che abbiamo ascoltato mentre ci chiediamo:

  • Cosa significa per noi celebrare un patrono?
  • Cosa significa celebrare la festa solenne dell’Eucarestia?

Pare, infatti, che, per molti, celebrare il patrono sia solamente una ricorrenza annale. Per altri è il momento nel quale rivivere tradizioni antiche per altri è un giorno di festa. Per altri è un giorno di folklore… dipende anche dove vengono celebrate le feste patronali. Il “dove” determina anche il “come” esse si vivono. Ho paura che per noi, luogo dove non c’è folklore e terra dove non ci sono particolari celebrazioni se non quelle di carattere spirituale, il Santo Patrono rischi di passare in sordina. Proviamo a comprendere meglio come festeggiare San Giulio partendo dalle scritture.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 66, 18b-22
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore. Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me – oracolo del Signore –, così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome».

SALMO Sal 32 (33)

Esultate, o giusti, nel Signore.

Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. R

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R

Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini;
dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R

EPISTOLA Rm 4, 13-17
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa. La Legge infatti provoca l’ira; al contrario, dove non c’è Legge, non c’è nemmeno trasgressione. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.

VANGELO Gv 4, 46-54
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Vangelo

Partiamo dal Vangelo.

Siamo ancora a Cana di Galilea. Il luogo non è indifferente e San Giovanni lo ricorda. Giovanni ricorda a tutti che quello è il luogo dove il Signore ha già mutato l’acqua in vino: è il luogo della gioia, è il luogo della festa, è il luogo dove anche le cattive notizie si mutano in buone.

Così accade anche questa volta. Il protagonista è un uomo, un pagano, un funzionario del re, colpito dalla sofferenza del figlio. Sono molti i casi simili nel vangelo. Un uomo disperato, che le ha provate tutte, che non sa più cosa fare e che, per questo, “osa” disturbare il Signore. Osa perché spinto dall’amore. L’amore per il figlio è superiore a qualsiasi cosa, anche alle differenze che ha con Gesù.

Gesù interviene a distanza. Guarisce questo ragazzo, come ci viene detto nel racconto. La guarigione è però successiva ad un intervento che sembra quasi duro: “se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Parola che lascia l’amaro in bocca al funzionario del re, che cerca di commuovere Gesù: “scendi, prima che mio figlio muoia”. Preghiera insistente che ottiene: “Và, tuo figlio vive!”, si sente dire. Scoprirà poi che è tutto vero, che tutto è accaduto nell’ora in cui il Signore ha parlato, ed ecco che quest’uomo “si converte con tutta la sua famiglia”. Un segno, un prodigio grande, certamente. Eppure, quest’uomo era già ben disposto nei confronti del Signore prima che il miracolo avvenisse. Se lo aveva pregato con insistenza, se aveva chiesto di “scendere” a casa sua prima che il figlio morisse, era proprio perché si era già disposto a credere interiormente.

San Giovanni precisa: “fu questo il secondo segno che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea”, confermando così quello che aveva già detto nel primo miracolo di Cana di Galilea, e cioè che Dio interviene quando le cose vanno male; Dio ascolta la preghiera degli uomini; Dio dona la gioia, Dio dona la vita, perché il Padre è il Dio della gioia e dell’amore.

Così si conclude questa nuova Epifania che è manifestazione del Signore, come le epifanie che abbiamo seguito in tutte queste domeniche: l’Epifania dei Magi, quella del Battesimo, quella di Cana di Galilea, quella della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quella della famiglia, quella di oggi, il secondo miracolo di Cana di Galilea. Dio si conferma Dio dell’incontro, della manifestazione, della libertà, della pace.

Isaia

In questo senso occorre rileggere la prima scrittura, che ha i tratti tipici dell’Epifania. Ancora una volta il Signore rivela di non essere il Dio solo degli ebrei, ma il Dio di tutti gli uomini, il Dio che coinvolge tutte le nazioni nel suo disegno di rivelazione. Dio è il Dio della pace, della gioia, dell’amore per tutti. È per questo che il profeta sognava il tempo in cui tutte le genti lontane, rappresentate dei luoghi che erano citati nella scrittura, conoscano la parola di salvezza che viene da Dio. Non solo. Il profeta diceva che sarebbe arrivato il giorno in cui queste terre pagane non solo si sarebbero convertite, ma avrebbero anche visto la nascita di nuove vocazioni. Anche da quelle terre sarebbero arrivati sacerdoti per il Signore.

Romani

Come anche San Paolo rivela che Dio non è il Dio della “legge”, il Dio delle prescrizioni, ma il Dio dell’amore. Caso mai le leggi e le prescrizioni della religione, che sono sempre mutevoli e che, quindi, cambiano con il tempo, devono permettere l’incontro con il Dio dell’amore, che è il Dio che si dona in Gesù Cristo. Donazione compiuta una volta per sempre, sulla Croce. Donazione che si ripete sempre nella Chiesa, ogni volta che si celebra la Santa Eucarestia che di quel sacrificio è ripresentazione nel tempo. L’Eucarestia è l’attuarsi nella storia di quella donazione della nuova alleanza che Cristo ha realizzato meritando la salvezza per tutti gli uomini.

Per il nostro cammino

In questo anno della preghiera, mentre festeggiamo il patrono San Giulio, vorrei che, sulla scorta di questa parola di Dio ci ponessimo alcune domande.

  • La fede e la celebrazione della fede, specialmente la Santa Eucarestia, sono per noi fonte di gioia?

Anche se cerchiamo di mettercela tutta per dare celebrazioni ben strutturate e curate perché tutti si sentano accolti nella gioia, non è detto che ci si riesca! Per molti, comunque, la liturgia rimane qualcosa di distante e di pesante, qualcosa che fa fatica a comunicare la verità sottesa ai riti. Credo che ci sia dato, oggi, un tempo per sostare su questo tema. Le celebrazioni della fede devono essere fonte di gioia. Gioia di stare con il Signore. E’ quello che ha fatto San Giulio, che, come cantiamo nell’inno, ha evangelizzato, ha celebrato i sacramenti della fede, ha costruito “100 case in onore del Signore!”, come luoghi perché le anime potessero ristorarsi e incontrare il Signore. Io vi invito a vedere così la liturgia; vi invito a celebrare così la S. Messa; vi invito, dopo queste giornate così dense tutte centrate sull’Eucarestia, a lasciarvi sempre più coinvolgere da essa. E a chi è più scettico, a chi fa più fatica, raccomando di affrontare questa difficoltà e di fare in modo di essere sempre presente a quella celebrazione che più è compiuta, più è capita e gustata. L’Eucarestia, per essere fonte di gioia, ha bisogno di fedeltà. Se vogliamo che la S. Messa sia fonte di gioia, dobbiamo celebrarla il più spesso possibile, per comprenderla sempre meglio. In questa festa di San Giulio, mentre continuiamo a celebrare l’anno della fede, credo che la cosa più importante da fare sia quella di lasciare che le celebrazioni siano fonte di gioia e di collaborare attivamente perché ciò davvero avvenga.

  • L’Eucarestia è per me fonte di salvezza?

Vorrei che ci ponessimo anche questa seconda domanda, perché è vero che noi siamo proprio come Gesù ci descriveva, cioè uomini e donne che cercano segni per convertirsi e, senza segni, in fondo, dubitano un poco. Anzi, credo che noi tutti ci chiediamo: come mai se a Cana c’è stata tutta questa benevolenza del Signore, non la vediamo anche in noi? Perché siamo ancora alle prese con la malattia e la morte, non di rado di persone giovani o addirittura di bambini? Questa domanda continua ad essere presente in noi perché non crediamo nella potenza dell’Eucarestia e nel fatto che è dalla fede che discende anche la salute e la salvezza del corpo. Tant’è che nei casi più eclatanti di malattia, noi chiediamo miracoli. Senza considerare che ogni malattia potrebbe anche essere un percorso di salvezza per gli uomini che la vivono e per coloro che l’accompagnano, così come è stato per il funzionario del re. È, questo, un tema molto difficile. L’Eucarestia, che abbiamo messo al centro della nostra riflessione e della nostra preghiera nei giorni scorsi, vorrebbe accompagnare l’esperienza di tutti gli uomini, compresa quella della malattia e dell’approssimarsi della morte. L’Eucarestia, nutrendo l’anima, prepara alla salvezza. Salvezza che può anche essere salvezza fisica, dipende da ciò che il Signore prepara per noi e da quale itinerario salva la nostra anima, ma che certamente è spirituale! È sorretti dall’Eucarestia che si entra nella comunione con il Signore risorto. È con l’Eucarestia che si entra in cielo!

Così vorrei dire a tutti che il frutto spirituale di queste 40 ore in questo anno della preghiera, vorrei che fosse proprio la decisione di non limitarci alla S. Messa della domenica. Lo stiamo ripetutamente dicendo, ma abbiamo ancora da vincere grosse sacche di resistenza. Facciamo in modo che ci sia un’attenzione del tutto nuova alla S. Messa. Facciamo in modo che ci sia un’attenzione al dialogo con il Signore, riscoprendo quella visita in Chiesa anche quotidiana, anche veloce, ma che ci permette di gustare la presenza del Signore nell’Eucarestia come presenza di bene, presenza che non delude, presenza che ascolta, presenza che ama.

Chiediamo al Signore questa grazia perché davvero ci sia dato di sperimentare quel bene e quella salvezza che sono per tutti noi. San Giulio interceda per noi e per tutti gli uomini amati dal Signore!

2023-02-03T22:37:56+01:00