Settimana della quarta domenica di Pasqua – Martedì
Vangelo
Gv 6, 60-69
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Molti dei discepoli del Signore Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Continuiamo, anzitutto, la lettura di questo capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Gesù, dopo aver ricordato che solo il “pane di vita” sostiene il cammino di ogni uomo, entra in dialogo con i suoi discepoli che, come abbiamo anche già meditato rileggendo questo brano nel tempo di quaresima, sono in affanno e in difficoltà per il proprio cammino di fede. Gesù rimanda, ancora una volta, alla Parola dell’Antico testamento che ha preparato la sua rivelazione. È un richiamo importante perché, come ci dice anche il nostro Vescovo, è solo nella lettura costante e a continue riprese della Parola di Dio che noi possiamo cercare di comprendere sempre meglio il mistero di Dio che si rivela a noi. C’è, poi, anche un riferimento esplicito al mistero pasquale che stiamo celebrando, quel mistero che inizia con la risurrezione e che si compie con l’ascensione al cielo del Signore. Gesù ha, per così dire, anticipato ai suoi gli eventi che avrebbero riguardato la sua vita, non solo per prepararli ma per far comprendere anche a loro che difficoltà e dubbi del cammino di fede, sono un po’ all’ordine del giorno per tutti e che bisogna accettarlo. Non si è soli nemmeno in questa ricerca, a meno che uno, nella propria libertà, non decida di andarsene, come, peraltro, abbiamo sentito nel Vangelo.
Atti
At 10, 1-23a
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica. Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro. Egli è ospite presso un tale Simone, conciatore di pelli, che abita vicino al mare». Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un soldato, uomo religioso, che era ai suoi ordini; spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi: vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato nel cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all’ingresso, chiamarono e chiesero se Simone, detto Pietro, fosse ospite lì. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; àlzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati». Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò.
Bellissima la figura di Pietro che continua a rivelarci tratti di rara umanità: anche Pietro, disponendosi alla preghiera, ha avvertito la fame! Distrazione provvidenziale se è stata l’occasione perché Dio si rivelasse attraverso la visione di cibo. Come sappiamo gli Ebrei hanno moltissime restrizioni alimentari e considerano molte cose “immonde”. La visione insegna a Pietro che non deve chiamare immondo ciò che Dio ha purificato. Evidentemente un simbolo, dal momento che gli ebrei antichi differenziavano molto gli ebrei dagli appartenenti agli altri popoli che erano considerati tutti “immondi”. La visione intende insegnare a Pietro che l’uomo è sempre “a gloria di Dio” e, per questo, l’apostolo si sente autorizzato ad accogliere in casa alcuni pagani e a parlare con loro, per poi scendere a casa loro, come sentiremo nel proseguimento del racconto. La visione, dunque, pur partendo dalla distrazione, insegna che Dio non fa preferenze di persone, ma si rivela a tutti coloro che coltivano un animo religioso.
È molto bello anche il coinvolgimento delle diverse persone che viene attestato dal brano: Cornelio rende partecipi della sua rivelazioni coloro che sono nella sua casa. La fede porta sempre alla condivisione. Così come Pietro si trova in casa di altri credenti che, insieme con lui, vivono quel momento unico della storia della chiesa: le origini, gli inizi. Inizi benedetti da Dio e sostenuti dalla forza dello Spirito che compie quei prodigi che continuano a sostenere la predicazione degli apostoli.
Ad Jesum per Mariam:
Anche oggi vogliamo concludere la nostra riflessione pensando a Maria e citerei questa litania:
- Mater intemerata: noi diciamo che Maria non ha avuto paura di nulla. Sorretta dallo Spirito Santo e perennemente rivolta al Figlio, ha sostenuto prove e difficoltà dell’esistenza seguendo sempre il Signore. La stessa cosa potremmo dire di Cornelio: non ha avuto paura a parlare della visione che aveva avuto e non ha avuto paura ad andare da San Pietro e a coinvolgerlo nella sua vita. Così come anche San Pietro, lui che aveva avuto paura nella sera dell’arresto del Signore, ora non ha più paura e si lascia guidare da ciò che avviene, perché lo Spirito lo accompagna e lo segue.
- Mater boni consilii: di Maria diciamo che è la Madre del buon consiglio. Come abbiamo sentito nella predicazione delle scritture di oggi. Cornelio non esita a chiedere consiglio a Pietro e Pietro non esita a credere in quel consiglio che gli arriva dal cielo.
Anche per noi valgono queste realtà. Anche noi non dobbiamo avere paura di nulla, se sappiamo coinvolgere il Signore nelle cose della nostra vita. Così come pure anche noi, che riceviamo buoni consigli, siamo anche chiamati ad esprimere buoni consigli. Invochiamo Maria perché sia presente nella nostra storia e ci aiuti a vivere queste realtà che lo Spirito produce dentro di noi.