Mercoledì 06 maggio

Settimana della quarta domenica di Pasqua – Mercoledì

Vangelo

Gv 7, 40b-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».

Il brano di Vangelo che leggiamo oggi ci fa ripensare all’esercizio che il nostro Arcivescovo ci ha proposto per questo tempo pasquale e cioè il tornare di continuo alla scrittura per aumentare la nostra fede nel Cristo risorto. È questo ciò che accadeva già presso gli antichi giudei. Anch’essi cercavano sempre di ricorrere alla scrittura per dare spiegazione di ciò che accadeva nella loro vita. Potremmo dire che la scrittura era una sorta di “rifugio sicuro” nel quale collocare la propria esistenza. L’errore è stato quello di chiudersi a qualsiasi rivelazione e non comprendere che quella scrittura che leggevano era davvero quell’ispirazione che avrebbe potuto condurli a Cristo. C’è una chiusura ingiustificata che, di fatto, renderà vano il tentativo, pure buono, di trovare, nella Scrittura, tracce di quella presenza di Dio che rende vera un’esistenza.

Atti

At 10, 23b-33
Lettura degli Atti degli Apostoli

Il giorno seguente Pietro partì con gli uomini inviati da Cornelio e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: “Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita e Dio si è ricordato delle tue elemosine. Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare”. Subito ho mandato a chiamarti e tu hai fatto una cosa buona a venire. Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

Come pure ci veniva dimostrato nella pagina degli Atti degli Apostoli. Pietro, già dalla sua vocazione, si è dimostrato uomo non chiuso alla rivelazione del Signore, ma pronto a riscoprire il significato della sua stessa esistenza alla luce di quella “novità di vita” che il Signore predicava. Così anche ora egli è disposto ad accogliere quella novità che gli viene proposta. Entrando nella casa di un pagano, solamente sostenuto da quella rivelazione di cui abbiamo ascoltato il racconto solo ieri, Pietro saluta nel nome di Dio e si mette in ascolto. Sarà proprio a partire da quel racconto e dal ricordo della rivelazione avuta personalmente che Pietro giungerà a comprendere cosa il Signore stia chiedendo a lui in quel momento della sua vita e del suo ministero e comprenderà che non c’è alcun limite all’azione di Dio. Dio, nella sua benevolenza, si dimostra veramente il Padre di tutti, senza alcuna preferenza o distinzione. Il buon “pescatore della Galilea”, comprenderà questa verità unendo insieme il suo percorso di fede, il suo patrimonio di conoscenza delle antiche scritture e la rivelazione di Gesù Cristo imparata alla sua sequela.

Vangelo e Atti ci dicono così che solamente dove c’è una coscienza che si lascia illuminare dalla Parola di Dio e dalla retta intenzione possono nascere quei frutti di grazia che il Signore predispone come richiamo alla sua presenza concreta nella storia degli uomini e delle donne di ogni tempo.

Ad Jesum per Mariam:

anche oggi mi lascio guidare da alcune litanie per riassumere la spiritualità che ci viene proposta in questo giorno:

  • Mater purissima: noi diciamo della Madonna che, essendo senza peccato, è la tutta pura, realtà che non condivide con nessun altro. Però possiamo considerare lo sguardo di purezza di San Pietro e di Cornelio. Evidentemente essi, come uomini, hanno avuto le loro mancanze e i loro peccati, e tuttavia si sono disposti a fare la volontà del Padre, quella svelata dalle rivelazioni personali avute. Pur essendo peccatori, hanno saputo riconoscere la mano di Dio nella loro vita e si sono disposti a compiere quella volontà rivelata per loro.
  • Mater admirabilis: di Maria diciamo che è “da ammirare” per ciò che è avvenuto in lei e attraverso di lei. La stessa cosa potremmo dirla riferendoci all’episodio sul quale oggi la chiesa ci invita a pregare. È ammirabile che Pietro abbia saputo ascoltare la voce che lo guidava; è ammirabile che Cornelio abbia fatto altrettanto; è ammirabile che la Chiesa sia stata capace di continuare il proprio percorso sostenuta da questi chiari segni di grazia.

Così anche il nostro cammino può diventare ammirabile, se anche noi avremo la capacità di trovare nella scrittura quel saldo rifugio che Dio ci concede di avere; così anche noi, peccatori come Pietro e come Cornelio, potremo essere “puri” nello sguardo se lasceremo che la conoscenza di Dio e la pratica del testo biblico non ci rendano arroganti, ma sempre umili seguaci del Signore.

2020-05-02T14:43:35+02:00