Lunedì 05 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

Dopo avere celebrato la solennità della Santissima Trinità riprendiamo il cammino sul Vangelo di Luca e su diversi scritti del Primo Testamento che è tipico di questa sezione del tempo liturgico. Questa settimana deve avere una spiritualità fortemente eucaristica, dal momento che giovedì celebreremo la solennità del Corpus Domini, la festa dell’Eucarestia. Viviamo questi primi giorni della settimana cercando di metterci già in questa disponibilità e in questa attenzione del cuore.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 1, 1-14
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto; essi vi giunsero insieme a Giacobbe, ognuno con la sua famiglia: Ruben, Simeone, Levi e Giuda, Ìssacar, Zàbulon e Beniamino, Dan e Nèftali, Gad e Aser. Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe si trovava già in Egitto. Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto forti, e il paese ne fu pieno. Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. Egli disse al suo popolo: «Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati, per opprimerli con le loro angherie, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses. Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva, ed essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli con durezza. Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a preparare l’argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi; a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.

SALMO Sal 102 (103)

Benedetto il Signore, salvezza del suo popolo.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R

VANGELO Lc 4, 14-16. 22-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».

Esodo

Le due Scritture di quest’oggi hanno molto in comune. Se ci pensate bene c’è un atteggiamento di forte chiusura in entrambe. Nell’Esodo ci viene raccontata l’inizio della sventura di Israele in Egitto. Dopo la fama di Giuseppe, dopo il suo lavoro al tempo della carestia, ecco che sorge un uomo che non ha conosciuto Giuseppe e che, temendo la presenza di questi stranieri che sono gli Ebrei, “rende dura la loro vita”. Una frase lapidaria con la quale, sappiamo bene, inizia la storia di schiavitù degli Ebrei in Egitto. Condannati ai lavori forzati, devono costruire le grandi città che fanno da riferimento per la vita del popolo egiziano. Lontani dalla casa, lontani dalla patria, lontani anche da quel contesto di fede che era tipico per loro, gli Ebrei si devono proprio essere sentiti abbandonati. Loro, che avevano contribuito a realizzare anche la fortuna dell’Egitto nel tempo della carestia, ora avvertono la chiusura, il rifiuto, il sospetto che, dietro la loro presenza, si celi chissà che cosa. È il rifiuto classico degli uomini che altri uomini mettono in campo. Pagina dolorosissima che si ripete dall’inizio della storia dell’umanità, sebbene in molti modi diversi.

Vangelo

Il Vangelo ci parla di un’altra chiusura. Quella dei connazionali di Gesù proprio nei suoi confronti. Pare a tutti che quel ragazzo diventato uomo nei vicoli della città, nelle botteghe della città, con i loro figli, non possa proprio essere il Messia! C’è invidia per altri paesi, dove il Signore si sta facendo conoscere e dove inizia a realizzare i miracoli che fanno parlare di lui. Molti suoi concittadini vorrebbero qualcosa del genere anche a Nazareth, così che si possa parlare bene anche della loro città, senza capire che il discriminante è proprio la fede. Quella fede che non hanno, quella fede che professano solo formalmente e a parole, diviene chiusura nei confronti di Dio e della rivelazione che il Signore sta iniziando a fare.

Il nostro cammino di fede

Se provate a pensarci credo che tutti possiamo vedere nelle pagine di oggi il nostro tempo storico. Anche noi siamo in presenza di uomini che si spostano, che migrano, eppure vediamo che la mancanza di attenzione nei loro confronti, si ripete. Come non furono accolti e ascoltati gli Ebrei di quel tempo, così si potrebbe dire di molti migranti che anche noi incontriamo oggi. Al di là delle questioni politiche, al di là delle riflessioni sui modi, al di là di tutto penso che possiamo tutti arrivare a capire che gli stranieri vengono sempre guardati con sospetto, quasi che venissero per portare via qualcosa. Noi lo diciamo della nostra patria, nel nostro tempo, esattamente come gli Egiziani lo dicevano rispetto al loro tempo e rispetto alla loro patria. C’è chiusura anche in noi su questi temi. Così come il nostro tempo si caratterizza anche per una chiusura di fede. Anche a molti uomini e donne di oggi pare di conoscere già tutto sul Signore, quindi rifiutano di ascoltare e di confrontarsi con la sua parola di salvezza, meno che meno di accogliere la sua rivelazione e la Chiesa come luogo storico e concreto nel quale si dà la sua presenza per il mondo di oggi.

Cosa fare? Come metterci in salvo rispetto a queste forme di chiusura che caratterizzano anche il nostro tempo? Credo che la risposta consista proprio nel saper guardare all’Eucarestia che sarà il centro della prossima festa del Corpus Domini. Solo sapendoci confrontare con il sacramento della presenza di Cristo, noi potremo giungere ad avere tutte quelle attenzioni che ci servono per giudicare il nostro tempo e i fenomeni che lo caratterizzano. Solo confrontandoci con la presenza fisica del Signore noi capiremo che essa ci rimanda necessariamente a quella Parola che diventa luce per il cammino, punto di riferimento per le cose della vita, sostegno insostituibile e preziosissimo per le cose ordinarie dell’esistenza.

Noi cristiani dovremmo rispondere così ai problemi, ma anche ai limiti del nostro tempo: mettendoci davanti all’Eucarestia e lasciandoci ispirare dal Signore per trovare quelle risposte che possono essere luce per il mondo.

Invito alla preghiera

Consiglio a tutti, oggi, di trovare, in questa settimana, un momento di tempo per vivere l’adorazione eucaristica. Intanto ci aiuterà ad entrare nel vivo, nel cuore della festa solenne del Corpus Domini. Inoltre ci permetterà di intercedere per i grandi problemi del mondo; per gli uomini e le donne che migrano; per le difficoltà dei Paesi che devono pensare l’accoglienza; per le società occidentali vecchie, stanche e, pare, anche impermeabili al messaggio di Cristo. Davanti alla Santissima Eucarestia portiamo tutti questi problemi, per essere capaci di un vivo interessamento per tutti.

2023-06-03T11:56:32+02:00