Giovedì 06 gennaio

Epifania del Signore

Per introdurci

In queste feste natalizie ho molto insistito sul rinnovamento interiore che il Natale vuole rappresentare per ciascuno di noi. Vorrei che oggi, festa dell’Epifania, potessimo tirare la conclusione di questa meditazione sul rinnovamento dello stile di vita che è a tutti richiesto non tanto dal tempo che viviamo, o dalla Parola del Papa o dei maestri della fede, ma dalla stessa Parola di Dio che abbiamo ascoltato.

Isaia

Is 60, 1-6
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore».

Tito

Tt 2, 11 – 3, 2
Lettera di san Paolo apostolo a Tito

Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi! Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.

Vangelo

Mt 2, 1-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Tito

Credo che il punto nodale della meditazione di oggi ci venga dall’epistola.

Carissimo, è apparsa la grazia di Dio che porta a salvezza tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani”. Così l’apostolo. Cosa è l’empietà? L’empietà è il contrario dell’essere pio. Pio è uomo che ha fede, l’uomo che crede in Dio. Empio non è tanto l’uomo senza Dio, concetto quasi del tutto sconosciuto alla rivelazione biblica, ma, piuttosto, l’uomo che ama gli idoli, o meglio ancora l’uomo che attribuisce ad un idolo la stessa importanza che, invece, dovrebbe avere Dio. Empio è chi falsifica il nome di Dio perché insegue idoli di ogni tipo e di ogni genere.

Per questo l’Apostolo insegna che si dovrebbe vivere nel mondo con “sobrietà”. Una persona sobria è uan persona che vuole rimanere desta, è una persona che non cerca gli eccessi. L’uomo di fede dovrebbe essere così, un uomo che non va in cerca di eccessi nella vita.

con giustizia…”, proseguiva poi l’apostolo. La giustizia è quella virtù che mira a dare ad ogni uomo ciò che gli spetta, senza falsificare niente. La giustizia è quella virtù che attribuisce ad ogni realtà della vita il suo giusto valore. Un uomo giusto è un uomo che tratta tutti gli altri uomini come fratelli, come immagini e somiglianza di Dio, come ciascun uomo lo è. Questa virtù, ci dice San Paolo, emerge solo quando è alto il tenore di fede. Chi non ha una fede profonda, stabile, approfondita, in fondo non riesce nemmeno ad essere giusto. Un concetto molto importante, che lega il rispetto delle cose e delle persone al rispetto di Dio stesso.

nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo…”, dice ancora il testo sacro. Forse siamo andati anche noi un poco a memoria, ripetendo la frase liturgica che tutti abbiamo bene in mente, dal momento che si ripete in ogni liturgia della Messa. È proprio questo il punto dolente! Alcune realtà della fede, alcune verità del nostro credo, alcune cose della vita in Cristo le conosciamo talmente bene da averle rese frasi che sappiamo a memoria, ma che, per l’appunto, non ci dicono più niente nella vita reale. Frasi che anche ripetiamo nella nostra testa, ma che non hanno niente da comunicare alla vita. San Paolo, invece, ci dice che la vita di ogni uomo è pellegrinaggio verso Dio e che la vita dell’uomo non conosce un vero e radicale rinnovamento se non quando si immerge nel mistero di Dio passando attraverso il passaggio della morte, che ci introduce nella sua manifestazione piena. Se la vita non è intesa come pellegrinaggio verso Dio, allora non si capisce più né l’invito alla giustizia, né quello alla sobrietà, né quello a vivere con pietà e nel rinnegamento degli interessi mondani che ci distolgono da questo fine ultimo dell’esistenza.

Egli ha dato sé stesso per noi, per formare un popolo puro, che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone…”. Ancora una meditazione profonda. Se uno si rinnova così nel modo di pensare, allora diventa capace di essere come Cristo, zelante per le opere buone. Un credente che si rinnova incessantemente nel modo di vivere, di credere, di pensare, non rimane inerte.. non si accontenta di liturgie, non gli basta qualche meditazione. Diventa pieno di zelo per le opere giuste. La fede non è mai disincarnata rispetto alla vita.

ricorda di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona, di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando mitezza verso tutti gli uomini…”. È il programma spirituale di chi si rinnova incessantemente in Cristo. Chi vive una fede così diventa mite. La mitezza è la cifra, il risultato finale di chi si vuol lasciare plasmare da Cristo. La mitezza è il vero cuore della vita buona in Cristo.

Vangelo

Se guardate in controluce il vangelo, notissimo, della venuta dei magi, vedrete che i grandi dotti hanno saputo fare proprio questo. Hanno capito che la vita è attesa, pellegrinaggio, cura dei desideri, non certo banale routine. Non erano ebrei, non erano credenti, ma erano pii, avevano una loro religione, avevano un loro senso di Dio. È proprio questo desiderio che li ha messi sulle tracce di Cristo. È proprio seguendo questo pellegrinaggio interiore che hanno saputo affrontare quel pellegrinaggio del corpo che li ha condotti a Betlemme. Anche i Magi erano uomini giusti, che hanno saputo valorizzare ciascun uomo in grado di aiutarli. Hanno saputo anche riconoscere la non fede di Erode e di fare ritorno per un’altra vita, per non rivelare quel segreto di vita che avevano appreso alla grotta di Betlemme. Anche i Magi sono stati pieni di opere giuste, quelle opere che hanno insegnato loro il valore della condivisione, portando quei famosi tre doni di cui anche il vangelo dava notizia. Soprattutto sono stai zelanti per le opere buone. Il che fa dei Magi degli uomini che, ben prima che San Paolo scrivesse la sua riflessione, già vivevano in questo modo.

Per noi

Carissimi, stiamo quasi per concludere questo ciclo natalizio che, liturgicamente, terminerà domenica con la festa del Battesimo del Signore.

  • Rinnegheremo l’empietà?
  • Saremo zelanti per le opere giuste?
  • Sapremo vivere da pellegrini fino “nella beata speranza che venga il nostro salvatore Gesù Cristo”?

Ognuno di noi risponderà per sé. Ognuno di noi dirà, con il proprio zelo per le opere buone, se questa contemplazione del Natale è stata rito, tradizione, ripetizione di eventi, o se è fuoco dell’anima, fervore per il bene, desiderio di incontro, fede pratica, concreta, dai mille volti, dalle mille sfide, dalle mille possibilità. L’Epifania ci ricorda che anche noi siamo chiamati  a vedere Cristo in tutto quello che facciamo, in tutto quello che abbiamo, in tutto quello che diciamo.

Forse, anche noi siamo chiamati, come i Magi, a scoprire che c’è “un’altra via” per vivere bene il tempo, le occasioni che abbiamo, il mondo in cui abitiamo, la città che popoliamo e così via! C’è un’altra via rispetto a quella della tristezza, della noia, del giocare al minimo. C’è “un’altra via” rispetto a quella della paura, della chiusura, del calcolo, della eccessiva prudenza che diventa immobilismo. C’è “un’altra via” rispetto a quella della solitudine, del ritrarsi, del fare come fanno tutti.

È la via dello zelo per le opere buone. È la via di chi si rimette da capo a sporcarsi le mani. È la via di chi vive! Vive! Certo calcola, pensa, studia, come i Magi, ma vive! I Magi hanno calcolato, hanno studiato, hanno preso chissà quante volte in mano le stesse decisioni, ma alla fine sono partiti non sono stati solo a calcolare. Non sono stati solo a pensare. Hanno avuto zelo e Dio li ha premiati. Dio premierà chi tra noi avrà zelo per le opere buone. Perché chi ha questo zelo, anche se sbaglia, fa comunque qualcosa di gradito al Signore. Solo chi rimane immobile non avrà lode. Perché chi è immobile idolatra sé stesso, il suo egoismo, il suo ritirarsi da quell’ impresa comune che rende bello camminare nell’attesa della beata speranza che venga il nostro Salvatore!

2022-01-05T11:46:40+01:00