Giovedì 06 Febbraio

Giovedì della quarta settimana dopo l’Epifania

Meditiamo insieme le Scritture.

Siracide

Sir 26, 1-16
Lettura del libro del Siracide

Fortunato il marito di una brava moglie, il numero dei suoi giorni sarà doppio. Una donna valorosa è la gioia del marito, egli passerà in pace i suoi anni. Una brava moglie è davvero una fortuna, viene assegnata a chi teme il Signore. Ricco o povero, il suo cuore è contento, in ogni circostanza il suo volto è gioioso. Di tre cose il mio cuore ha paura, e per la quarta sono spaventato: una calunnia diffusa in città, un tumulto di popolo e una falsa accusa, sono cose peggiori della morte; ma crepacuore e lutto è una donna gelosa di un’altra, il flagello della sua lingua fa presa su tutti. Giogo di buoi sconnesso è una cattiva moglie, chi la prende è come chi afferra uno scorpione. Motivo di grande sdegno è una donna che si ubriaca, non riuscirà a nascondere la sua vergogna. Una donna sensuale ha lo sguardo eccitato, la si riconosce dalle sue occhiate. Fa’ buona guardia a una figlia sfrenata, perché non ne approfitti, se trova indulgenza. Guàrdati dalla donna che ha lo sguardo impudente, non meravigliarti se poi ti fa del male. Come un viandante assetato apre la bocca e beve qualsiasi acqua a lui vicina, così ella siede davanti a ogni palo e apre a qualsiasi freccia la faretra. La grazia di una donna allieta il marito, il suo senno gli rinvigorisce le ossa. È un dono del Signore una donna silenziosa, non c’è prezzo per una donna educata. Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il pregio di una donna riservata. Il sole risplende nel più alto dei cieli, la bellezza di una brava moglie nell’ornamento della casa.

Forse le parole del sapiente ci fanno sorridere. Forse le sue descrizioni ci sembrano attempate. Forse pensiamo di essere distanti anni luce da quello che è il contenuto di queste parole. Eppure, a ben guardare, sono proprio parole di sapienza. La donna è davvero il sostegno, la luce, il perno, il fondamento di ogni famiglia. Cambiano i tempi, si modificano i modi di vivere, ma la centralità di una donna, per la sua famiglia, non muta. Ecco perché il Siracide si augurava e augurava ad altri di avere una donna assennata, capace di interpretare e discernere le diverse situazioni della vita; silenziosa, ovvero capace di custodire le cose che capitano, in bene e in male, nell’esistenza; non gelosa, perché la gelosia corrode le relazioni e spegne i sentimenti buoni che sono nel cuore dell’uomo; una donna che non rovini, con un’eccessiva sensualità, il bello di ogni amore. Forse oggi non pensiamo più a queste cose, ma sono quelle che rimangono sempre, per tutta l’esistenza. Forse dovremmo un po’ riflettere su che cosa vogliamo vivere nelle nostre famiglie e su quale fondamento dobbiamo avere nelle nostre case.

Vangelo

Mc 6, 33-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Esattamente come di fondamenta solide si parlava nel Vangelo. Il fondamento solido di una vita è quel pane di vita che il Signore moltiplica per coloro che lo hanno ascoltato, per coloro che lo hanno seguito e che non si sono lasciati vincere dall’affanno, dalla preoccupazione dal senso di fatica che, legittimamente, può essere in ogni uomo. Gesù prende i cinque pani e i due pesci che gli apostoli hanno con loro – o che forse hanno trovato tra la gente che affolla il luogo – e divide, o meglio moltiplica quel pane condiviso che diviene cibo per tutti. Segno evidente che il Signore agisce nelle difficoltà dell’uomo, entra nelle difficoltà dell’esistenza, comincia a salvare il mondo partendo da ciò che gli uomini gli offrono. È nell’ordinarietà della vita, è nella semplicità dell’esistenza che Egli interviene con al sua potenza. Quegli uomini che erano fisicamente là a sentire quella predicazione, quelle donne che avevano lasciato ogni cosa e si erano messe sulle tracce di Gesù, sono gente semplice, senz’altro, ma anche gente che sa fidarsi di Dio. Sono gente che ha messo come fondamento della propria esistenza la fede. Per questo partecipano ad un miracolo. Il miracolo che può essere visto solamente da chi vuole vedere, il miracolo che può essere apprezzato solamente da chi ha desiderio di conoscere il Signore, il miracolo che rende più certo il cammino di chi già crede, spera, pur lottando per le cose di ogni giorno, per le cose comuni dell’esistenza.

Per Noi

Credo che noi tutti dovremmo chiederci:

  • Qual è il fondamento della mia esistenza?
  • Su che cosa baso la mia vita?

Certo anche i santi martiri che oggi onoriamo, San Paolo Miki e i suoi compagni, ci dicono che loro hanno basato tutta la loro esistenza in Dio, hanno messo a disposizione le loro esistenze per credere ai valori della fede, hanno avuto la ferma certezza che tutto passa per le mani di Dio. Come la gente semplice che era là, a quella predicazione di Gesù, ma anche come tanti uomini e tante donne che ci hanno preceduto, e che noi abbiamo conosciuto. Avevano una vita fondata sui valori del Vangelo i nostri nonni, più poveri di noi, più ignoranti di noi, ma con un vivissimo senso della presenza di Dio, con un rispetto assoluto per le cose di Dio, con un’intramontabile e inscalfibile fiducia nella sua divina provvidenza. Forse anche noi potremo raggiungere le profondità delle loro esistenze se fonderemo la nostra vita sui valori del Vangelo, se metteremo noi stessi al centro della nostra esistenza quelle raccomandazioni che possono anche esse semplici, o forse sembrare datate, ma che, in fondo, custodiscono i valori di sempre. Potremo fare tutto questo se metteremo al centro della nostra vita di fede l’Eucarestia. È solo contemplando l’amore di Gesù che si dina a noi che potremo comprendere certe verità, o sopportare taluni pesi, o sopperire il vuoto di alcune mancanze…

Solo chi mette al centro della propria spiritualità la Santa Eucarestia riesce a vivere con fede tutte le cose che l’esistenza comporta, certi che il Signore ci accompagna. Sempre. Ogni giorno di vita.

2020-01-31T19:37:25+01:00