5 domenica dopo l’Epifania
Per introdurci
Dio è amante della vita. Dio difende la vita.
- Siamo amanti della vita?
- Difendiamo la vita?
Nella domenica nella quale celebriamo la vita, credo sia giusto metterci davanti al Signore, dal momento che viviamo anche le giornate eucaristiche, per chiederci quanto noi amiamo la vita, quanto noi teniamo alla nostra vita, quanto noi siamo disposti a difendere la vita, nostra e degli altri. Di tutti gli altri. Ecco il senso di questa giornata.
Ezechiele
Ez 37, 21-26
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Il Signore mi parlò dicendo: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né sarànno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre».
Romani
Rm 10, 9-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Carissimo, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
Vangelo
Mt 8, 5-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Quando il Signore Gesù fu entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Vangelo
Come quel giorno, quel centurione, a Cafarnao. Un uomo dell’esercito, un uomo non sempre pronto a rispettare la vita per educazione: si sa. Gli uomini di esercito erano uomini abituati alle armi, uomini abituati al combattimento e, in quel tempo, non era poi così inusuale uccidere qualcuno. Eppure un uomo profondamente attaccato alla vita e capace di difendere la vita. Il centurione si preoccupa del suo sottoposto. C’è tutta la premura del comandante, c’è tutta la responsabilità del superiore, c’è tutto l’affetto della condivisione umana di un’esperienza, quella del dolore e della malattia. Quest’uomo è capace di farsi interprete dei sentimenti del malato, delle sue preghiere, delle sue aspettative. È per questo che, di fronte ad un’esperienza che sembra non essere più governabile, il centurione chiama Gesù. Tutto è stato inutile, magari questo maestro di Israele, un altro popolo rispetto al suo, un’altra cultura e un’altra religione, potranno qualcosa.
Di qui quell’espressione centrale e bella del Vangelo: “Signore, io non sono degno che tu entri nella mia casa”. C’è sicuramente l’ambientazione fisica. Il centurione sa che non si può invitare un ebreo nella propria dimora. Gli ebrei consideravano al dimora degli stranieri impura e per questo non vi entravano, per non uscirne contaminati. Quest’uomo è stupito dalla disponibilità di Gesù che si muove per andare proprio dal malato, nella sua casa, senza quasi pensare alle regole della purità della religione ebraica.
C’è sicuramente il livello di fede. Quest’uomo sa di essere pagano, come il suo sottoposto. Non si sognerebbero mai di non rispettare il Dio di un’altra religione, anche se non è il proprio. Il centurione sa bene che Gesù si presenta e viene riconosciuto come il Figlio di Dio. Probabilmente il centurione non sa bene cosa pensare al riguardo, ma non si sogna di mettere in campo una mancanza di rispetto per Dio.
Queste considerazioni portano il centurione ad un piano unico di difesa della vita. Egli si sente solidale con gli uomini, si sente vicino al suo collaboratore che sta per morire. È da questa solidarietà umana che trova la forza per disturbare un “rabbì” che non conosce, che non appartiene alla sua tradizione e alla sua cultura ma che, forse, può fare qualcosa. Dalla condivisione della vita, dalla condivisione dell’esperienza, nasce la preghiera.
Poi c’è Gesù sulla scena. Gesù che ama e difende la vita. Lo dicono gli innumerevoli casi di guarigione che ha già realizzato. Miracoli, segni sparsi qua e là per la terra santa, per annunciare la presenza di Dio, la sua potenza, dimostrare chi è Dio, qual è il suo vero volto. Il volto del Padre è il volto di chi ama la vita, di chi difende la vita, di chi cura la vita, di chi dona la vita dopo la morte. Se è vero che la vita dell’uomo incontra il tema della sofferenza, della malattia, della precarietà, è altrettanto vero che Gesù propone l’orizzonte della vita eterna come nuovo orizzonte dell’esperienza di fede dell’uomo. Insegnamento così forte che anche Lui stesso, il Figlio di Dio, si caricherà della sofferenza e del dolore e perfino della morte, per essere colui che riscatta, colui che dona un orizzonte nuovo, alla vita dell’uomo: l’eternità. Quell’eternità che dice come l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è stato creato per stare con Dio. L’uomo, creato da Dio, è chiamato ad una alleanza di fede che trasforma la vita in eternità.
Romani
Il miracolo dato al servo del centurione ci aiuta anche a capire il senso delle parole di San Paolo nell’epistola: “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. Parole che dicono il senso della fede. La salvezza a cui fa riferimento San Paolo non è la salute, non è lo star bene del fisico, non è la tranquillità dei giorni, ma è la salvezza dell’anima. È l’anima che deve essere salvata. La salvezza dell’anima dipende dall’invocazione del Signore della quale il centurione di Cafarnao è esempio. Egli ha invocato il Signore come ha potuto, come ha saputo. Per questo è stato esaudito. Così ogni uomo. Tutti possono invocare il nome del Signore così come possono, anche con le parole semplici dell’esperienza umana, come ha fatto il centurione. Queste parole sono preziose per Dio e non vanno perdute, sono sempre ascoltate.
Ezechiele
A condizione che ci sia, però, una vera alleanza con Dio. Alleanza alla quale faceva riferimento il profeta Ezechiele nella prima lettura. “Farò un’alleanza di pace: sarà un’alleanza eterna”. Il profeta allude ad un tempo in cui l’uomo saprà rivolgersi a Dio con fiducia, come il centurione. Un’alleanza nella quale prima di tutto ci sarà la ricerca di Dio come colui che accompagna l’esperienza della vita. Un accompagnamento che si traduce in benedizione, per portare in quella comunione che è eternità. È quello che ha fatto il centurione: ha cercato l’alleanza con Dio, ha messo il suo piccolo gesto di amore e di vicinanza nelle mani di Dio e, per questo, il suo gesto, ora, sa di eternità, profuma di Dio.
Per noi
A che punto siamo? Se ci confrontiamo con questa parola di Dio, a che punto siamo?
Anzitutto io credo che, per lo più, noi stravolgiamo l’alleanza con il Signore. Molti credenti “medi” sono sicuri che Dio stia dalla loro parte. Sono sicuri che, in forza del Battesimo e di una serie di pratica di preghiere che hanno vissuto per lo più da bambini, sia chiaro che Dio deve parteggiare per loro. Così che, dopo aver dimenticato a lungo Dio, quando si rivolgono a Lui normalmente per il bisogno di salute di qualcun altro, se la prendono proprio con Lui quando non accade quello che a loro sembra giusto! Forse questo può accadere anche a chi di noi ha un’appartenenza superficiale alla chiesa e un cammino di fede sporadico e legato, per lo più, ad una celebrazione rituale della S. Messa. Il centurione ricorda a noi che la fede non è pretesa, non è possesso, ma è un “indugiare sulla soglia di Dio” cercando quella comunione con Lui che diventa compito, poi dono, poi attesa. Attesa di quell’alleanza eterna che, a suo tempo, si realizzerà. Partecipa della vita in Dio, partecipa della vita di Dio chi la ricerca, chi entra in un’ alleanza, chi desidera essere di Dio.
In secondo luogo credo che la Parola di Dio ci provochi sul senso di partecipazione alle vicende dell’umanità. Noi, qui ci mettiamo proprio tutti, abbiamo una partecipazione vera e di cuore rispetto alla nostra famiglia – e talvolta neanche tutta – o rispetto a chi conosciamo bene e al quale siamo legati. Difficilmente riusciamo ad avere una vera partecipazione del cuore rispetto a realtà lontane, diverse dalle nostre, che poco hanno a che fare con la nostra esistenza. Il Vangelo di oggi ci dice che un uomo, una donna, diventano capaci di difendere la vita quando si sentono “prossimo” della vita di tutti. Anche di chi non si conosce, anche di coloro dai quali si è lontani, anche rispetto a quei contesti di fede che sembrano incomprensibili e lontani dal nostro. Il Vangelo ci sta dicendo che partecipa alla vita di Dio, chi ama la vita. Di tutti. La mostra di questi ultimi giorni, le istanze del Cav, altro non sono che piccolo segni. Segni che ci invitano a prendere consapevolezza che la difesa della vita passa da qui, passa da un interesse, passa da un sostegno. Esattamente come quello del centurione al suo sottoposto.
In terzo luogo mi pare che queste letture ci dicano che difendere la vita non significhi mettersi al posto di Dio né, tantomeno, fare qualche crociata, qualche battaglia ideologica su temi che poi risulteranno anche divisivi. Chi difende la vita si mette sempre dalla parte di chi si interroga sulla volontà di Dio. Come il centurione che chiede sì la salvezza del suo sottoposto, ma senza pretesa e con discrezione, rimettendosi comunque a quella che sarà la decisione di Gesù e l’intervento che farà. Noi rischiamo tutti, a volte, di metterci al posto di Dio e di pretendere quello che ci sembra giusto, senza domandarci se è il modo con cui Dio porta verso la vita eterna le “sue” anime. Così, a volte, ci sono cammini di perfezioni in vite molto brevi, o, al contrario, servizi molto lunghi alla Chiesa e all’uomo. Ci sono vite che si santificano nella sofferenza e vite che rendono lode a Dio nella salute. Ci sono anime che raggiungono la vita dopo esiti di vita profondi e veri e anime che sembrano rimanere solo alla superficie delle cose. Dio salva in modo singolare. La sua alleanza è uguale per tutti, ma è diversa nella singola realizzazione.
Solo quando comprenderemo che, a proposito della vita, tutti siamo come sulla soglia del mistero di Dio, solo quando capiremo che ci è richiesta una vera partecipazione alla vita e alla sorte di molti uomini in una rinnovata fratellanza universale, sono quando ci interrogheremo sul mistero della “volontà di Dio” per ciascuno, potremo dirci difensori della vita.
Chiediamo, in questa domenica, anzitutto, questa grazia particolare per noi: la grazia di un cammino che sappia procedere in questa triplice direzione che la Parola di Dio ci ha insegnato.
Impariamo poi ad appassionarci alla vita degli altri, come il Cav ci propone e ricorda. Impariamo ad intercedere, come la giornata per i morti nelle foibe ci ripropone ogni anno.
Impariamo a stare davanti alla Santa Eucarestia per difendere la vita, come le sante 40 ore ci chiedono.