Sabato 06 febbraio

Settimana della quarta domenica dopo l’Epifania – Sabato

Vangelo

Mt 22, 35-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Un dottore della Legge, interrogò il Signore Gesù per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Anche in questo ultimo giorno feriale di solenne esposizione del Sacramento, vogliamo vivere con fede questo richiamo urgente all’attenzione costante di fronte al mistero Eucaristico, partendo dal Vangelo.

Qual è il primo e grande comandamento che noi tutti, attratti dalla Santa Eucarestia, vogliamo vivere? Il comandamento primo è quello dell’amore di Dio. Perché noi siamo qui? Perché ci siamo radunati anche oggi per celebrare la S. Messa? Perché abbiamo sostato, in questi giorni, di fronte all’Eucarestia solennemente esposta? Per vivere questo comandamento, per adorare Dio! Noi abbiamo vissuto questi giorni non per onorare una tradizione, ma per onorare Dio stesso che si rende presente ed operante in questo Sacramento mirabile del suo amore e della sua presenza.

Come dobbiamo terminare queste giornate? Come domani potremo terminare questo tempo di preghiera e di silenzio dinnanzi alla Santa Eucarestia? Ritornando con impegno più vivo e rinnovato alle cose di sempre. Solo mettendo attenzione a quel comandamento dell’amore per il prossimo che anche Gesù richiamava nel Vangelo. Poiché è da questo che dipende l’esito della nostra vita cristiana, non perdiamo l’occasione che abbiamo avuto di fermarci per un istante a guardare e a contemplare il mistero di Cristo.

Viviamo questa Messa come impegno per rendere più attento il nostro cuore a vivere questi due comandamenti.

Esodo

Es 21, 1; 22, 20-26
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Queste sono le norme che tu esporrai loro. Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Come già ci richiamava anche l’Esodo, per cui ogni attenzione di carità, ogni amore per il prossimo non deve certamente essere frutto solo della buona disponibilità o dell’altruismo che possono già essere presenti nel nostro carattere. Ogni opera buona deve essere vista come risposta a Dio che ci dà tempo e mezzi per incontrare l’uomo che è nel bisogno e per riversare su di lui un poco di quell’amore che viene riversato su di noi ogni volta che veniamo ad incontrare Dio. La carità mette in circolo quel bene che noi tutti riceviamo nell’incontro con il Signore. Se queste cose erano già chiare per la fede dell’Antico Testamento, quanto più devono esserlo per noi che rileggiamo queste pagine alla luce della rivelazione di Cristo.

Galati

Gal 5, 13-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Così anche San Paolo ci ricorda che la libertà che ci è stata donata non deve essere un pretesto per vivere secondo le “esigenze della carne”, ma una risposta concreta per dirigerci all’incontro con Dio, non facendoci negare le esigenze che sono dentro di noi a causa della nostra vita. Ci chiede di non chiudere la mano verso coloro che sono nel bisogno e che attendono da noi una risposta molto concreta ai loro bisogni.

Se siamo qui a celebrare la Santa Eucarestia è anche perché abbiamo delle preghiere da deporre ai piedi di Cristo; se siamo qui per ricevere, non possiamo poi non donare.

Per noi:

Anche a conclusione di queste giornate feriali nelle quali abbiamo voluto mettere a disposizione di Dio il nostro tempo e la nostra preghiera, credo che possiamo chiederci:

  • Vivo così la carità? Come risposta ai bisogni dell’uomo perché sono carico della presenza di Dio?
  • Lascio che queste giornate che si concludono siano, per me, un richiamo forte e potente alla centralità dell’Eucarestia nella mia vita, perché io impari ad essere attento ai bisogni dell’uomo?

Entriamo così nel mistero di questa domenica che segnerà la festa di San Giulio e la conclusione di questo periodo tutto dedicato alla Santa Eucarestia e disponiamoci a vivere bene il nostro incontro con il Sacramento da cui, poi, dipende anche la testimonianza della carità.

2021-01-28T16:56:33+01:00