Settimana Autentica – Lunedì Santo
Questa settimana prende il nome di “santa”, secondo la versione popolare, ma sarebbe meglio chiamarla “autentica”, dal momento che distingueremo, nei prossimi giorni, ciò che, normalmente, celebriamo in un unico rito e in un unico mistero. Giovedì celebreremo la cena del Signore e l’istituzione della santa Eucarestia; venerdì la passione di Cristo; sabato il grande silenzio; domenica la gioia dell’incontro con il Risorto. Tutti eventi che ricordiamo sempre nella celebrazione domenicale. Lasciamoci guidare dall’articolo del credo che dice: “credo nello Spirito Santo”. In questi giorni, infatti, contempleremo l’opera dello Spirito. In Gesù ma anche nella vita della chiesa.
Vangelo
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Qual’è l’opera dello Spirito? Il Vangelo ci lascia comprendere e distingue: c’è un’opera in Gesù e c’è un’opera nell’uomo.
L’opera in Gesù è sintetizzata nell’espressione: “ciò che sta per accadere”, che vuole riassumere tutta la passione del Signore. Ciò che noi celebreremo nel Triduo Santo, ovvero la passione, morte e risurrezione di Cristo, ci viene presentata come l’opera dello Spirito nella vita di Gesù. Così che, con i padri della chiesa, anche noi possiamo comprendere che è la Trinità che tutta insieme vive gli eventi della passione di Cristo. È il Padre, costantemente pregato dal Signore, che è presente nei giorni del Triduo in maniera del tutto unica e solenne. È lo Spirito, che verrà effuso proprio dal Signore morente, il grande protagonista della vita del mondo, l’anima del mondo stesso. Dunque è tutta la Trinità che è all’opera nella Pasqua del Signore.
L’opera nell’uomo è sintetizzata da queste parole del Vangelo: “perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. Parola che possiamo sintetizzare nei due sensi: comparire davanti al figlio dell’uomo al termine della vita, in quel giudizio finale che attende ciascuno di noi. Potremmo però anche riferirci alla dimensione spirituale di questi giorni e, quindi, l’opera dello Spirito in noi è anche la forza di vivere bene questa Pasqua, accompagnando il Signore e “tenendo compagnia” al Cristo che soffre, secondo una tradizione spirituale molto bella e molto profonda nata, nel corso dei secoli, nella Chiesa.
Ecco dunque l’opera dello Spirito in Cristo e in noi.
Giobbe
2, 1-10
Inizia la lettura del libro di Giobbe
Accadde, un giorno, che i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, e anche Satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Egli è ancora saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui per rovinarlo, senza ragione». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e colpiscilo nelle ossa e nella carne e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».
Satana si ritirò dalla presenza del Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancora saldo nella tua integrità? Maledici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Tu parli come parlerebbe una stolta! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.
C’è un’opera dello Spirito anche in Giobbe. Quest’uomo, nel culmine della sua esperienza di male, riflette sulla natura del male stesso e su come l’uomo debba rispondere a questo male. Giobbe ricorda che tutto è nelle mani di Dio e che, come benevolmente si accetta il bene, così dobbiamo accettare anche le cose che non vanno della nostra esistenza, sapendo che il Signore non ci abbandona mai. Esattamente come vedremo nei prossimi giorni: Cristo non viene mai abbandonato dal Padre, che lo sostiene in tutta la sua passione e morte.
Tobia
2, 1b-10d
Inizia la lettura del libro di Tobia
In quei giorni. Per la nostra festa di Pentecoste, cioè la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: «Figlio mio, va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mio». Tobia uscì in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: «Padre!». Gli risposi: «Ebbene, figlio mio?». «Padre – riprese – uno della nostra gente è stato ucciso e gettato nella piazza; l’hanno strangolato un momento fa». Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l’uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. Ritornai, mi lavai e mangiai con tristezza, ricordando le parole del profeta Amos su Betel: «Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri canti in lamento». E piansi. Quando poi calò il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. I miei vicini mi deridevano dicendo: «Non ha più paura! Proprio per questo motivo lo hanno già ricercato per ucciderlo. È dovuto fuggire e ora eccolo di nuovo a seppellire i morti». Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi, a causa delle macchie bianche, finché divenni cieco del tutto. Per quattro anni rimasi cieco e ne soffrirono tutti i miei fratelli.
Così come c’è un’opera dello Spirito nella vicenda di Tobia. Anzitutto in Tobi, che compie opere buone e che si dedica al costante compimento delle opere di misericordia. È lo Spirito che sostiene il vecchio Tobi in questa via di fedeltà autentica e grande. Sarà il medesimo Spirito a sostenere anche la vicenda di Tobia, e tutto quello che essa comporterà. È ciò che il proseguimento della storia svelerà.
In preghiera
Spirito Santo, discendi in noi e compi la tua opera in noi! Ci sostenga la Pasqua del Signore Gesù che contempliamo in questi giorni. Amen!
Esame di coscienza
- Mi sento sostenuto dallo Spirito Santo?
- Quando dubito di questa presenza?
- Cosa mi sostiene, cosa mi dà la forza di credere?