Martedì 07 aprile

Settimana Autentica – Martedì Santo

Vangelo

Mt 26, 1-5

Lettura del VANGELO secondo Matteo

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

L’opera dello Spirito passa anche attraverso il piano degli uomini, anche quando questo piano è un piano di male, di odio, determinato a togliere di mezzo una vita. L’opera di San Giovanni è tutta centrata nel far percepire al credente come non siano gli uomini a poter disporre della vita di Cristo, se Dio non lo permette. La Pasqua del Signore è voluta da Dio, che permette anche che gli uomini stendano le mani sul suo consacrato, sul Messia. Il consiglio dei sommi sacerdoti, volto a togliere di mezzo Gesù, non sarà infatti rispettato. Gesù morirà proprio nella festa di Pasqua, e non come da loro previsto in un altro momento. Dio ha scelto di consacrare quella Pasqua nella morte e risurrezione di Cristo e così avviene. Un insegnamento fortissimo e bellissimo anche per noi: dovremmo tutti imparare e ricordare che possiamo progettare, preordinare, disporre, ma alla fine accade solamente quello che Dio vuole. Oggi dovremmo tutti fare il santo esercizio di metterci davanti al Crocifisso e pregare perché possiamo avere questa visione della vita, del mondo, delle cose.

Giobbe

16, 1-20
Lettura del libro di Giobbe

In quei giorni. Giobbe prese a dire: «Ne ho udite già molte di cose simili! Siete tutti consolatori molesti. Non avranno termine le parole campate in aria? O che cosa ti spinge a rispondere? Anch’io sarei capace di parlare come voi, se voi foste al mio posto: comporrei con eleganza parole contro di voi e scuoterei il mio capo su di voi. Vi potrei incoraggiare con la bocca e il movimento delle mie labbra potrebbe darvi sollievo. Ma se parlo, non si placa il mio dolore; se taccio, che cosa lo allontana da me? Ora però egli mi toglie le forze, ha distrutto tutti i miei congiunti e mi opprime. Si è costituito testimone ed è insorto contro di me: il mio calunniatore mi accusa in faccia. La sua collera mi dilania e mi perseguita; digrigna i denti contro di me, il mio nemico su di me aguzza gli occhi. Spalancano la bocca contro di me, mi schiaffeggiano con insulti, insieme si alleano contro di me. Dio mi consegna come preda all’empio, e mi getta nelle mani dei malvagi. Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha scosso, mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato; ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri mi circondano; mi trafigge le reni senza pietà, versa a terra il mio fiele, mi apre ferita su ferita, mi si avventa contro come un guerriero. Ho cucito un sacco sulla mia pelle e ho prostrato la fronte nella polvere. La mia faccia è rossa per il pianto e un’ombra mortale mi vela le palpebre, benché non ci sia violenza nelle mie mani e sia pura la mia preghiera. O terra, non coprire il mio sangue né un luogo segreto trattenga il mio grido! Ecco, fin d’ora il mio testimone è nei cieli, il mio difensore è lassù. I miei amici mi scherniscono, rivolto a Dio, versa lacrime il mio occhio».

Anche la storia di Giobbe mostra come lo Spirito sia all’opera nella sua esistenza. Giobbe viene ingiustamente accusato dagli amici che giudicano la sua condizione frutto del peccato. Era normale, nell’antico Israele, interpretare la malattia e le altre cose negative della vita come una punizione, un castigo di Dio. Giobbe si ribella a questa visione, perché, rileggendo la propria storia, non trova nulla di grave tanto da meritare un castigo di Dio. Ecco perché Giobbe, nella sua integrità, si rivolge a Dio. Giobbe chiede di essere liberato da ciò che lo attanaglia perché sa che da Dio viene ogni bene. Giobbe non giudica i suoi amici che lo criticano: sa che tutto è nelle mani di Dio, anche la loro conversione.

Lettura bellissima che ricorda anche a noi che non esiste un “castigo di Dio” che si esprime nella malattia o nella sofferenza dell’uomo. Piuttosto Dio assume la sofferenza degli uomini e accompagna, con la sua benevolenza, il cammino dell’uomo. Insegnamento che non tutti abbiamo ancora appreso, se è vero che ancora moltissimi rileggono la propria malattia o la propria sofferenza come castigo del Signore.

Tobia

11, 5-14

Lettura del libro di Tobia

In quei giorni. Anna sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: «Ecco, sta tornando tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava». Raffaele disse a Tobia, prima che si avvicinasse al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E si mise a piangere. Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia».

La storia di Tobia, nella liturgia di questi giorni santi, è molto sunteggiata. Si comprende bene, però, in che cosa consista l’opera dello Spirito. È lo Spirito di Dio che ha inviato l’arcangelo Raffaele perché Tobia compisse il suo viaggio, si sposasse, tornasse sano e salvo a casa e, come abbiamo sentito, applicasse anche al padre quel medicamento che lo guarisce. È lo Spirito di Dio che ha permesso tutto questo e che ora sostiene Tobi e Anna, sua moglie, nel lodare Dio per tutti i benefici ricevuti. L’opera dello Spirito è anche quella che permette a tutta la famiglia di Tobia di rileggere quello che è stato non solo con occhi umani, ma anche con una chiara visione di fede.

È questa l’opera dello Spirito che viene suggerita anche a noi. Noi tutti siamo invitati a rileggere ciò che ci capita non solo con il buon senso o alla luce degli eventi a cui prendiamo parte. Anche a noi è chiesto di rileggere la nostra storia dal punto di vista di Dio che dispone le cose in modo tale che i suoi figli si lascino guidare dalla sua Provvidenza.

In preghiera

Spirito del Padre, accendi in noi il desiderio di saper riconoscere la tua opera. Accendi in noi il desiderio di saper leggere ed interpretare la nostra vita alla luce di quanto tu disponi nei giorni dell’uomo. Solo così non saremo mai affranti ma sempre sicuri della tua protezione. Amen.

Esame di coscienza

  • Come vivo il tempo della malattia mia o di altri?
  • Ho mai fatto l’esperienza di Tobia di interpretare la mia storia in un modo per poi accorgermi che Dio mi stava dicendo altro?
  • Quali piani avevo fatto che poi non si sono avverati? Cosa mi ha suggerito Dio in quei momenti?
2020-04-03T21:21:53+02:00