Mercoledì 06 agosto

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì – Trasfigurazione del Signore

La spiritualità di questo giorno

La festa della Trasfigurazione del Signore è una delle grandi feste del mese di agosto. È una festa di luce, di rivelazione, di splendore, di amore, come il Vangelo ci lascia capire.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Pt 1, 16-19
Lettura della seconda lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino.

SALMO Sal 96 (97)

Splende sul suo volto la gloria del Padre.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R

Tu, Signore, sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Una luce è spuntata per il giusto,
della sua santità celebrate il ricordo. R

EPISTOLA Eb 1, 2b-9
Lettera agli Ebrei

Fratelli, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio». Mentre degli angeli dice: «Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco», al Figlio invece dice: «Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli»; e: «Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni».

VANGELO Lc 9, 28b-36
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Vangelo

Anzitutto il contesto nel quale avviene la scena. Lo si capisce molto bene: è un contesto di preghiera. Quel giorno il Signore aveva preso in disparte Pietro, Giacomo, Giovanni ed era salito sul monte con questo preciso intento: avere un tempo di preghiera a disposizione. I discepoli, del resto, erano già stati abituati al fatto che Gesù desiderasse, di tanto in tanto, avere momenti di riflessione, di pausa rispetto alle attività del ministero, di più intima comunione con il Padre. Dunque i tre discepoli partecipano volentieri alla salita sul monte della Trasfigurazione e assistono alla preghiera di Gesù che, come sempre, ha un’intensità unica, ammirevole, non imitabile.

È in questo contesto che appaiono Mosè ed Elia. Capiamo subito che non sono due personaggi qualsiasi nel contesto della prima rivelazione, ma sono il rappresentante della legge e dei profeti, dunque sono i cardini della prima alleanza. Il Vangelo sottolinea in modo molto forte la comunione che si crea tra Gesù, Mosè ed Elia, una comunione unica, profondissima, tanto che il discepolo avverte tutta la dolcezza di quell’incontro che non osa nemmeno lontanamente disturbare.

Il Vangelo ci parla però anche del contenuto di questo incontro spirituale. Il tema è “l’esodo” del Signore, cioè la sua morte. È il cuore di questa pagina. Gesù ha dunque sentito il bisogno di non sentirsi solo mentre stava salendo a Gerusalemme per compiere la sua piena rivelazione dell’amore misericordioso del Padre. Gesù non è un solitario, ma il Figlio di Dio che cerca la comunione con gli uomini. Con tutti gli uomini: i peccatori da salvare, ma anche coloro che si erano già distinti per il servizio reso alla Parola di Dio e alla rivelazione del Padre. Questa comunione è qualcosa di unico, un sostegno imprescindibile per il Signore che si lascia confortare da questa rivelazione mostrando pienamente la sua identità.

È il cuore del Vangelo. Gesù cambia di aspetto, cambia la sua figura umana e diventa pieno di luce. Un chiaro riferimento a ciò che è ineffabile, a ciò che non si può dire, descrivere, circoscrivere. Gesù mostra tutta la sua gloria, quella potenza che non può rivelare pienamente all’uomo in questa fase della sua vita ma che condivide con chi, ormai pienamente partecipe del mistero di Dio, comprende ogni cosa alla luce dell’eternità.

Il discepolo non comprende il fenomeno. Può solo limitarsi a registrare la bellezza dell’evento e la sua dolcezza. Vorrebbe che questa dolcezza non finisse mai, vorrebbe che questa manifestazione di luce avvolgesse ogni giorno della sua vita. Ecco perché Pietro vorrebbe fare delle tende, cioè vorrebbe rendere, in qualche modo, stabile quella rivelazione di luce unica. Tanta è la dolcezza che egli prova. Non ha ancora capito non solo che quell’evento deve finire, ma anche che il contenuto di quel dialogo, ovvero la passione e morte del Signore, sconvolgerà per sempre la sua anima.

Il contrasto che la pagina evoca è molto forte: da un lato abbiamo la dolcezza della rivelazione, dall’altro l’oscurità del suo contenuto. Da un lato la luce della fede che illumina un evento della vita di Cristo, dall’altro il richiamo alla fine di quell’esistenza. Fine dolorosa, cruenta, violenta.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anzitutto credo che a ciascuno di noi questo Vangelo sia consegnato per dirci che l’esperienza di fede è sempre un’esperienza di comunione, di rivelazione, di luce. Forse pensiamo di essere soli quando preghiamo, forse facciamo della preghiera una realtà intima che ci lega in qualche modo a Dio. Vero, ma non trascuriamo il fatto che la nostra preghiera è anche un entrare in una comunione forte, segreta, unica con Dio anche attraverso la presenza degli angeli, dei santi che possiamo invocare o dei morti che vogliamo ricordare. Quando chiamiamo i loro nomi, quando chiediamo il loro aiuto, essi ci aiutano davvero. Benché in maniera silenziosa, non visibile, non percettibile, tutte queste presenze diventano reali nel momento della preghiera. La Chiesa ci aiuta a capirlo soprattutto con il canto delle litanie dei santi. Quando noi invochiamo la schiera celeste perché ci aiuti, i santi che invochiamo vengono realmente presenti tra noi. Pensiamo da un lato alla potenza della nostra preghiera, che riesce anche a scomodare i santi, dall’altro alla forza della comunione. La comunione cristiana è qualcosa che travalica anche il tempo e i confini della vita stessa. Ogni volta che preghiamo i nostri cari e i santi che invochiamo sono con noi. Ogni esperienza di preghiera è, quindi, esperienza di comunione.

In secondo luogo, ogni volta che noi entriamo in un’esperienza di preghiera non dobbiamo mai dimenticare che il cuore di ogni azione di preghiera è l’esperienza della Pasqua. Noi ci presentiamo a Dio Padre per la potenza di Cristo Risorto che effonde su di noi lo Spirito di Dio. Questa è la forza della preghiera. Noi non viviamo un’attività che decidiamo in proprio, da soli, e che gestiamo in modo autonomo. La preghiera è sempre esperienza della potenza di Cristo, è sempre esperienza della sua Pasqua. La preghiera ci rimette, infatti, di fronte alla presenza del Signore. Presenza che, in ogni esperienza di preghiera, è spirituale ma che diventa reale nel Sacramento dell’Eucarestia. La preghiera non solo è il grande tramite di unione a Dio, non solo è la realtà che ci avvicina al Padre, ma è anche la più importante modalità che abbiamo per entrare nella comunione di Dio che vede ogni cosa, segue ogni cosa, accompagna ogni cosa. Tutto questo avviene solo attraverso la sua passione gloriosa e la sua mirabile risurrezione che, in ogni azione di preghiera, vengono evocate.

Infine credo che anche noi dovremmo desiderare la preghiera sempre più. Spero che, almeno qualche volta, abbiamo potuto capire qualcosa della bellezza e della dolcezza di questo mistero, arrivando a percepire la presenza di Dio che si compiace per chi riesce a vivere un’esperienza di questo genere, riempiendo lo spazio che agita la domanda della preghiera, con la sua presenza.

Questa festa di rivelazione e di amore, questa festa di luce, ci aiuti a capire che non siamo mai soli quando preghiamo, che la presenza della Pasqua del Signore rende pieni i nostri giorni e tutti i nostri momenti di preghiera, che la comunione che nasce da essi non solo è indice della presenza di Dio, ma anche rinnova e pone slancio alla vita di chi, oggi, vive esperienze di questo genere.

Mettiamoci anche noi di fronte al Signore, perché possiamo sempre più capire e vivere non solo questo evento, ma tutti gli eventi della vita di Cristo, il solo che conduce alla salvezza.

2025-08-01T21:43:21+02:00