Giovedì 07 agosto

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – Giovedì 

La spiritualità di questo giorno

Dopo la festa della Trasfigurazione che abbiamo celebrato ieri, ecco che la Parola di Dio ancora ci raggiunge e ci sorprende. Infatti siamo di fronte a due testi bellissimi che si commentano l’uno con l’altro.

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Sam 26, 3-14a. 17-25
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. Allora Davide si alzò e venne al luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di Ner, capo dell’esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all’intorno. Davide si rivolse ad Achimèlec, l’Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo: «Chi vuol scendere con me da Saul nell’accampamento?». Rispose Abisài: «Scenderò io con te». Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?». Davide soggiunse: «Per la vita del Signore, solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia e sarà tolto di mezzo. Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell’acqua e andiamocene». Così Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. Allora Davide gridò. Saul riconobbe la voce di Davide e disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Rispose Davide: «È la mia voce, o re, mio signore». Aggiunse: «Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? Ascolti dunque il re, mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il profumo di un’offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all’eredità del Signore, dicendo: “Va’ a servire altri dèi”. Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora che il re d’Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti». Saul rispose: «Ho peccato! Ritorna, Davide, figlio mio! Non ti farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono completamente ingannato». Rispose Davide: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da ogni angustia». Saul rispose a Davide: «Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo in ciò che farai avrai piena riuscita». Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora.

SALMO Sal 72 (73)

Guidami, Signore, con il tuo consiglio.

Quanto è buono Dio con gli uomini retti,
Dio con i puri di cuore!
Ma io per poco non inciampavo,
quasi vacillavano i miei passi,
perché ho invidiato i prepotenti,
vedendo il successo dei malvagi. R

Se avessi detto: «Parlerò come loro»,
avrei tradito la generazione dei tuoi figli.
Riflettevo per comprendere questo
ma fu una fatica ai miei occhi,
finché non entrai nel santuario di Dio
e compresi quale sarà la loro fine. R

Vengono meno la mia carne e il mio cuore;
ma Dio è roccia del mio cuore,
mia parte per sempre.
Ecco, si perderà chi da te si allontana;
tu distruggi chiunque ti è infedele. R

Per me, il mio bene è stare vicino a Dio;
nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,
per narrare tutte le tue opere. R

VANGELO Lc 10, 25-37
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Vangelo

Sappiamo bene che il Signore Gesù ha voluto parlare sempre in termini molto concreti e molto pratici, facendo riferimento sempre a fatti di vita vissuta. Del resto è convinzione costante della Scrittura che i grandi valori non vengano insegnati in astratto con una teoria ben congeniata, ma, piuttosto, emergano dal comportamento degli uomini. Così, alla domanda “Chi è il mio prossimo?” Gesù risponde con una parabola che tutti conosciamo benissimo, la parabola del buon samaritano, che è tutta un insieme di piccoli comportamenti concreti. Il samaritano che vede, si ferma, scende dalla sua cavalcatura, si fa vicino al malcapitato, lo prende, lo cura, lava le sue ferite, lenisce il dolore delle piaghe e poi ancora lo carica sul giumento accompagnandolo fino alla locanda dove trova ristoro, mette in pratica comportamenti concreti che tutti possono vivere. Nessuna delle azioni del buon samaritano è, in sé, un’azione difficile, riservata a categorie particolari di personaggi o che comporti qualche difficoltà eccessiva. Gesù insegna l’altruismo, la vicinanza, la carità non con un insegnamento astratto, ma con l’insegnamento di un uomo che perde il suo tempo, dona i suoi averi, si mette in discussione in prima persona. È un atteggiamento visibile in mille modi diversi. Se è vero che il buon samaritano è e resta solo il Signore, è altrettanto vero che ci sono un’infinità di piccoli buoni samaritani che, nel concreto dei giorni, vivono le medesime realtà della vita.

Samuele 

Ma un’altra risposta alla domanda “Chi è il mio prossimo?”, viene dalla prima lettura, dal comportamento di Davide. Davide che decide di non stendere la mano sul consacrato del Signore, Davide che decide di rispettare la vita di colui che si rivela come suo nemico perché ha ormai rifiutato Dio, porta a noi lo stesso insegnamento del Vangelo. Chi è che, nei panni di Davide, non avrebbe ucciso il suo rivale? È una cosa logica, è una cosa che viene quasi spontanea come pensiero. È tipico, invece, dell’uomo di fede pensare a quale conseguenza avrebbe potuto avere un’azione di questo genere. È tipico dell’uomo di fede domandarsi come Dio chiede di agire. È tipico dell’uomo di fede anche, se vogliamo, rinunciare ad un’azione possibile, per qualcosa di più grande, per qualcosa di più nobile, per qualcosa che diventa, per tutti, un richiamo a valori che occorre sempre portare nel cuore. Anche Davide che rispetta la vita di Saul è uno che vive l’atteggiamento che poi, molto tempo dopo, Gesù proporrà con questa parabola. Davide insegna il rispetto sacro per la vita non con giri di parole, non con insegnamenti teorici, ma impegnandosi a rispettare la vita di Saul, suo nemico.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa dicono a noi queste indicazioni?
  • Come viviamo e come trasmettiamo i valori della fede?

Il discorso sui valori che vengono dalla fede e che sono collegati al Vangelo, oggi, è più che mai di moda. Tutti parlano di qualcosa che si ricollega a questo tema e non di rado sorgono notevoli discussioni teoriche al riguardo. Dovremmo ricordarci che la sapienza del popolo cristiano non è mai stata quella di trasmettere insegnamenti astratti, quanto quella di mostrare, con condizioni concrete di vita, il valore che si voleva raccomandare. Nei secoli passati, non si rifletteva tanto, per esempio, sul valore della fedeltà, ma il modo di vivere delle coppie cristiane, nel concreto dei giorni, diceva e attestava questo valore. Così come su tutte le altre cose. Non esiste nessun valore insegnato in astratto, ma sempre nel concreto delle storie di vita.

Oggi mi pare che si faccia assolutamente il contrario. Facciamo grandi dialoghi, facciamo grandi proclami, facciamo grandi discorsi ma poi, nel concreto, facciamo tutt’altro. La nostra società ha creato dei veri e propri corto circuiti che si vedono benissimo nel modo di vivere, di pensare, di agire, di ragionare dei giovani. Abbiamo giovani destabilizzati proprio perché avvertono che c’è un insegnamento che risale ad una tradizione ma vedono comportamenti che dicono tutt’altro. Con molta facilità, come si può capire, l’insegnamento tradizionale viene scartato o preso come dato della tradizione e si vive, poi, in altro modo. Credo che abbiamo tutti, Chiesa e società civile, fortemente bisogno di un ritorno ad un modo di insegnare i valori che non sia teorico, tradizionale, non ancorato alla vita ma, appunto, incarnato nel modo di fare e di vivere delle persone. Il che porta noi a chiederci se stiamo camminando in questa direzione. Ecco perché pongo la domanda: io come vivo? Come realizzo i valori che penso di avere nel concreto dei miei giorni? Credo sia una domanda molto bella anche se molto scomoda. Chiediamo al Signore la luce della sua grazia non solo per trovare la nostra risposta, ma anche per cercare di vivere in quella coerenza che deve essere il centro, il cuore del nostro modo di vivere, di fare, di essere

2025-08-01T21:46:37+02:00