Domenica 06 ottobre

6 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – festa della Madonna del Rosario

Introduzione

  • Che cosa ci guadagno?

È la domanda che sempre, un po’, ci accompagna. È la domanda che esplicitamente o segretamente dentro di noi ci facciamo per tante cose della vita. Certo per il lavoro, ma non solo. Tante volte ci domandiamo cosa ci guadagneremo se faremo la tale o tal altra esperienza; altre volte ci domandiamo cosa ci guadagneremo a vivere con la tale o la tal altra persona alcune realtà della vita; molte volte applichiamo anche alla fede lo stesso criterio e ci domandiamo cosa ci guadagneremo a pregare, a venire a Messa, a fare un pellegrinaggio…

Insomma, per molte cose della vita siamo legati un po’ a questo schema economico, per cui qualsiasi realtà dell’esistenza deve avere un tornaconto, altrimenti non vale la pena di viverla. Cosa ci dice in proposito la parola di Dio?

La Parola di Dio 

LETTURA Is 45, 20-24a
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Radunatevi e venite, avvicinatevi tutti insieme, superstiti delle nazioni! Non comprendono quelli che portano un loro idolo di legno e pregano un dio che non può salvare. Raccontate, presentate le prove, consigliatevi pure insieme! Chi ha fatto sentire ciò da molto tempo e chi l’ha raccontato fin da allora? Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro dio; un dio giusto e salvatore non c’è all’infuori di me. Volgetevi a me e sarete salvi, voi tutti confini della terra, perché io sono Dio, non ce n’è altri. Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la giustizia, una parola che non torna indietro: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua. Si dirà: “Solo nel Signore si trovano giustizia e potenza!”».

SALMO Sal 64 (65)

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion,
a te si sciolgono i voti.
A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale. R

Pesano su di noi le nostre colpe,
ma tu perdoni i nostri delitti.
Beato chi hai scelto perché ti stia vicino:
abiterà nei tuoi atri. R

Ci sazieremo dei beni della tua casa,
delle cose sacre del tuo tempio.
Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza. R

EPISTOLA Ef 2, 5c-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo. Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.

VANGELO Mt 20, 1-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Vangelo

Anzitutto ci stupisce la parabola che è fuori schema almeno da tre punti di vista.

  1. Dal punto di vista del lavoro. Perché un proprietario terriero dovrebbe prendere a giornata operai in diverse ore del giorno? Non è per lui controproducente? Che dire, poi, di quella scelta di chiamare anche un’ora prima che il lavoro finisca? Non è una sorta di presa in giro di chi è stato senza lavoro? Noi non viviamo così i nostri rapporti lavorativi e ci pare assurdo questo modo di procedere. In una società occidentale, come è la nostra, nessuno agirebbe in base a questo ordine di idee.
  2. Dal punto di vista della remunerazione. Anche a questo proposito la parabola si rivela sbagliata. Come è possibile pensare che riceva lo stesso trattamento remunerativo chi ha lavorato tutto il giorno, sopportando la fatica e il caldo e chi ha lavorato un’ora soltanto? Non è forse sbagliato agire in questo modo? Manca qualsiasi attenzione, manca qualsiasi riferimento ad un minimo di merito. In fondo, allora, meglio lavorare un’ora solo e stare in piazza tutto il giorno se questo è il trattamento che si riceve.
  3. Dal punto di vista sociale. La parabola sovverte qualsiasi riferimento ad un minimo ordine sociale. Si capisce molto bene perché la gente, poi, mormori. Questo genere di modo di fare è un invito alla mormorazione, alla critica, peggio, anche alla lotta, alla rimostranza, al dissenso esplicitamente manifestato. Nel Vangelo si parla di questa mormorazione che coglie tutti gli operai che hanno ragione a mormorare contro il padrone, per via dell’evidente ingiustizia che commette.

Perché, allora, il Signore l’ha raccontata? Se ci sono almeno questi tre aspetti problematici, perché mai il Signore si è lasciato andare ad un racconto del genere?

Vale la pena di ricordare che la parabola non ha nessuna intenzione di intervenire sul mondo del lavoro e sulle leggi che lo regolano. La parabola non vuole essere un intervento sulla giustizia sociale e nemmeno su come distribuire la ricchezza. La parabola non viola nessuna di queste cose perché non intende parlare di esse.

Piuttosto la parabola viola la legge della proporzionalità e insegna che il criterio di Dio è diverso dal nostro. Dio chiama tutti, sempre, a qualsiasi ora della vita. Così, fuor di metafora, la parabola intende dire che ci sono anime che conoscono Dio e vivono la fede fin dalla loro infanzia. È una grazia, è un dono. Come, parimenti, ve ne sono altre che incontrano il mistero di Dio in diverse forme, in diversi modi, in diverse età della vita. C’è solo da compiacersi quando un’anima incontra il mistero di Dio, anche se si arriva tardi. Così il Signore invita a stupirsi e a rendere grazie al Padre ogni volta che un suo figlio ritorna a lui o inizia a conoscere il suo mistero.

Dal punto di vista di Dio, poi, la remunerazione è la medesima perché sempre, a tutti, è promessa la stessa cosa: la vita eterna. c’è chi si avvicina ad essa con un suo stato di grazia che dura tutta la vita. È un dono, è una grazia. Ma c’è anche chi arriva all’ultimo minuto, magari dopo una vita trascorsa nel peccato. Questo provoca la gioia di Dio, perché c’è più festa in cielo per un peccatore che si converte che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione! Questa è la logica di Dio, la logica del bene dove è sfalsata qualsiasi legge di proporzionalità. Dio non rende bene per bene, ma dona sé stesso a tutti. Dio promette a tutti la lieta speranza della vita eterna, che è quella sulla quale abbiamo cercato di ragionare e di pregare nei giorni scorsi.

Isaia

Se questa è la logica di Dio, allora comprendiamo anche la parola del profeta, che invita a lasciare quelle esperienze che non portano da nessuna parte per rivolgersi a Dio, l’unico che ama la verità e l’unico che illumina ogni coscienza. L’invito del profeta è per i peccatori, per chi è lontano da Dio, e, ancora una volta, pur con la sua voce di uomo prima di Cristo, annuncia quale gioia è nel curo di Dio quando una sola anima lascia “un dio che non può salvare” e inizia a conoscere e a rapportarsi con il vero dio, il Dio dei viventi, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, il Dio di ogni bene e di ogni grazia. Così il profeta ricorda che anche tutti gli uomini di Dio, tutti i giusti sanno gioire. Quando c’è qualcuno che vive questa dinamica, quando c’è qualche anima che riesce a penetrare questo segreto, ecco che nasce una gioia vera, profonda, significativa. Dio, che è il Dio dei viventi, ama tutti allo stesso modo ed opera perché tutti giungano alla medesima realtà: la vita eterna.

Efesini

Oggi siamo in festa per la Madonna del Rosario. Abbiamo cercato di prepararci  a questo evento. Molti sono venuti a Messa nei giorni scorsi, molti hanno partecipato al corso di esercizi sulla speranza cristiana. Molti si sono resi disponibili per la recita del Santo Rosario. Molti, oggi, verranno alla processione. Sono solo opere della tradizione? Sono solo richiami per via della festa? Io credo che sia molto bello e molto utile ricordare che tutte queste cose, tutte queste manifestazioni di fede sono un aiuto per andare oltre la logica della proporzionalità e per continuare il nostro cammino di fede cercando di imitare la logica di Dio.

Maria ci sia di esempio, lei che ha amato senza misure, lei che ha vissuto senza badare alla logica della proporzionalità, lei che, dal cielo, intercede per noi senza attenersi a questa logica. Maria, con il suo esempio, guida ciascuno di noi ad andare oltre la visione economica delle cose, della stessa vita, per imparare ad essere sempre oltre questa logica.

Così anche a noi è chiesto, come diceva il profeta, di imparare lodare un Dio che salva e non a più perderci in mille rivoli che ci portano lontano dalla verità di Dio.

Così a noi è chiesto di saperci impegnare nelle opere buone senza riserve, senza attenerci alla logica della proporzionalità, come abbiamo detto, ma agendo, in qualche modo, come Dio, ovvero sfruttando tutte quelle risorse che abbiamo e tutte quelle occasioni che ci vengono offerte e nelle quali possiamo fare tutto il bene che possiamo.

La festa della Madonna del Rosario, in questo anno che, tra pochi mesi, vedrà l’apertura di un anno giubilare, ci chiede questo! Ci chiede di vivere oltre la logica della retribuzione, oltre la logica economica, per imparare  a lodare Dio in ogni modo, con una preghiera generosa e per imparare a servire l’uomo con una carità altrettanto generosa.

Chiediamo a Maria, dolcemente invocata con il titolo di Madonna del Rosario questa grazia.

Sarà l’unico modo che noi potremo vivere per accettare di inserisci nella logica di Dio e l’unico modo per vivere appieno questo anno giubilare che ci sta davanti. Maria, Madre del Rosario, Regina della misericordia, Madre della speranza e soprattutto donna che ha vissuto oltre la logica delle retribuzione ci aiuti, ci guidi, ci sostenga in questo tentativo di essere oltre le logiche umane e tutti disposti ad accettare la logica di Dio.

Con questa logica viviamo anche la manifestazione pubblica di oggi pomeriggio ed anche alcune pratiche di pietà che vi invito ad assumere per il prossimo Anno Giubilare. Il Signore ama chi esce dalla logica delle retribuzioni e sa esagerare nel bene.

Per noi e per il nostro cammino spirituale

L’impegno che ci viene chiesto oggi è quello di metterci proprio al posto di coloro che, invece di sentirsi già buoni, invece di sentirsi già arrivati, decidono di mettere ulteriore attenzione a quello che accade dentro di loro per essere pronti ad un cambiamento reale del loro modo di vivere e di pensare. Il card. Newman, figura spirituale di grandissimo rilievo a cavallo tra i due scorsi secoli, soleva dire che “vivere è cambiare e tendere alla santità è avere cambiato spesso”. Riconosceva così che non è l’immobilismo spirituale che salva, e nemmeno il gusto di cambiare tanto per cambiare, ma a salvare e a portare verso la santità è il desiderio di piacere a Dio in tutto. Lasciandosi ispirare dalla fede, il cristiano cambia molte cose del suo modo di vivere, di pensare, di agire, proprio perché si lascia guidare da Dio nei diversi momenti della sua vita. Quale immobilismo spirituale dovremmo lasciare? Quale cambiamento dovremmo portare nella nostra vita?

Anzitutto credo che in questo anno giubilare ci sia chiesto di saper tornare con più fede e con maggiore forza a quella Parola di Dio che salva. Credo che il primo cambiamento da fare sia proprio questo: lasciamo che sia la Parola di Dio ad illuminare il cammino, facciamo in modo che il valore della Parola, che richiamiamo molto spesso, non solo nominale, non sia solo un modo di dire, ma sia veramente il punto di riferimento dell’esistenza di tutti noi.

In secondo luogo uscire dall’immobilismo spirituale ed accedere alla rivelazione di Dio credo sia per tutti noi un invito a prendere sul serio il cambiamento di mentalità che ci viene richiesto. Ovvero tocca noi metterci per primi davanti a Dio per poi servire l’uomo; tocca noi sostare davanti al mistero per poi vivere un’operatività laboriosa che sia traduzione, espressione della Verità contemplata; tocca noi avere quella mentalità di chi inizia sempre per primo un percorso di avvicinamento in dimostrazione della carità che ci abita o un’attestazione della misericordia che rimettiamo in circolo ben consci di averla gratuitamente ricevuta.

Una prima concretizzazione deve riguardare il nostro modo di vedere e di vivere l’oratorio e un rinnovato interesse per la pastorale giovanile. Anche io chiedo di cambiare alcune cose, per rispondere ad una mentalità che sempre si deve rinnovare. Di fronte ad una generazione di ragazzi preadolescenti e adolescenti fragilissima, chiedo a tutti che ci sia un paziente ascolto di bisogni che noi possiamo anche non considerare importanti, ma che i nostri ragazzi ci segnalano come prioritari. Di fronte al disagio ci sia sempre l’atteggiamento di chi si ferma, scende dalle sue comodità e tradizioni, si mete in atteggiamento di ascolto dal quale nasce, poi, un rinnovato stile di impegno.

Una seconda concretizzazione ci richiama a vivere momenti di fede fondativi di questo desiderio di cambiamento. Ecco allora la settimana che ci sta davanti, la settimana credo anche da tutti attesa della Madona del Rosario. Questa settimana sarà per tutti un invito a condividere la Parola ascoltata per fare in modo che tutti possiamo essere un poco di più dei buoni samaritani.

Il Signore ci conceda questo rinnovamento di mentalità importante e significativo e Maria continui a guidare i nostri passi perché, attraverso la devozione del Rosario, possiamo sempre incontrare la misericordia di Dio e rimotivare il nostro impegno per gli uomini.

2024-10-05T14:45:53+02:00