martedì 06 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – martedì 

Il tema del giorno

Il desiderio.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA 1Pt 1, 13-21
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo. E se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

SALMO Sal 102 (103)

Benedici il Signore, anima mia.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità. R

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R

VANGELO Lc 16, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Vangelo

Che cosa desidera un amministratore? Di per sé di arricchirsi. Mentre arricchisce colui per cui lavora, pensa ad arricchire sé stesso. Si spera in modo lecito, ma non è sempre detto. Gli illeciti, in questo campo, erano molti allora e sono molti oggi. L’amministratore di cui si parla è un uomo scaltro, come lo definisce apertamente la parabola, ma è anche un uomo disonesto. Un uomo che, prima ha cercato di approfittarsi del non controllo del padrone per arricchirsi personalmente e, poi, quando è stato scoperto, ha cercato di “procurarsi amici con la disonesta ricchezza”, per avere qualcuno che potesse accoglierlo dopo essere stato cacciato dal padrone. Sono i desideri a definire la condotta. Sono i desideri di quest’uomo a dire di lui, a spiegare perché agisce in un certo modo, a dire che cerca prima di tutto il suo personale tornaconto poi, caso mai, altre cose. L’uomo è fatto così, vive di desideri, lotta per i suoi desideri, cerca di dare una forma ai desideri che dal cuore salgono alla mente.

1 Petri

Pietro è alle prese con una Chiesa neonata. Una Chiesa che, per lo più, proviene dal paganesimo, oltre che dalle conversioni dei Giudei che, comunque, non erano numericamente irrilevanti. Pietro ha di fronte una Chiesa neonata che parla diverse lingue, raduna diversi popoli, ciascuno con le proprie usanze, le proprie tradizioni, i propri capisaldi che sono anche diventati insegnamenti trasmessi di generazione in generazione. Pietro sa bene che nella sua Chiesa ci sono uomini, donne, ragazzi, ragazze, che vivono i desideri di tutti gli uomini o quelli che un popolo porta con sé. Sa anche bene che il desiderio del credente è continuamente educato dalla sua fede. Per questo insegna con forza che non si deve “tornare ai desideri di un tempo”. Tra gli uomini, di ieri, di oggi, di sempre, ci sono anche desideri che non possono essere i desideri di un credente. Desideri di rivalsa, di ripicca, di sopraffazione, di male pensato o fatto sugli altri, desideri di annientamento dell’altro, desideri di non cura del prossimo per un arricchimento personale… oltre ad un’infinità di altri desideri che nascono dove il cuore non è custodito, dove la Parola di Dio non è accolta o viene accolta solo superficialmente. Desideri che portano lontano da Dio, talvolta anche molto. Pietro sa che, se non si cura questa dinamica, la fede che è appena stata spiegata e donata alle coscienze, non si svilupperà. Per questo, con la gioia di cui abbiamo parlato ieri, chiede a tutti di imparare a custodire i propri desideri, perché siano desideri di cielo, desideri di Dio, desideri di bene. È per questo che insegna che un credente può educare il proprio desiderio solo se sa rivolgersi a Dio, solo se sa tenere il proprio sguardo fisso su Dio. Quando un credente ha nel cuore la Pasqua del Signore, tutto viene di conseguenza, anche l’educare i propri pensieri e i propri sentimenti perché aiutino a desiderare Dio e le cose di Dio.

Intenzioni di preghiera

Come dicevo ieri, cerchiamo di trovare intenzioni di preghiera dalla Parola di Dio.

  1. Preghiamo per imparare a curare i nostri desideri. Tutti abbiamo dei desideri, che cambiano con il progredire dell’età della vita, o con il mutare delle condizioni del vivere, o in base a ciò che accade. Suggerisco a tutti questo primo esercizio di preghiera: chiediamoci, anzitutto, cosa desideriamo in questo momento, e, poi, chiediamoci se questo desiderio è conforme alla fede e gradito a Dio. Se noi riusciremo a rimettere i nostri desideri nelle mani di Dio, allora saremo anche capaci di educarli, sopportando la fatica e lo sforzo che occorre fare per educare il sentimento.
  2. Preghiamo per acquisire il valore dell’onestà. Nominalmente ci teniamo tutti e siamo scandalizzati, giustamente, quando siamo messi a parte di qualche storia di disonestà. Eppure siamo proprio noi cristiani a non essere onesti! Siamo noi credenti che vanno in chiesa ad approfittarci quando possiamo, a non essere ligi da questo punto di vista, tollerando qualche disonestà degli altri perché, in fondo, fa comodo a noi. Preghiamo per essere uomini onesti: anche questa è una testimonianza di vita e di fede grande, da dare a chi viene dopo di noi.
  3. Preghiamo perché cresciamo nell’accoglienza. Se l’amministratore disonesto ha fatto quello che ha fatto, è perché ha cercato a tutti i costi di essere accolto da qualcuno, dopo la cacciata per disonestà. Come sarà andata a finire? Il padrone lo ha tenuto, dopo averlo lodato? Qualcuno l’ha effettivamente accolto? È rimasto solo perché tutti dubitavano di un disonesto? Non sappiamo. Possiamo mettere il finale che vogliamo. Però non perdiamo l’occasione per pregare per l’accoglienza, gratuita e disinteressata. Preghiera difficile, perché suscita un sacco di implicazioni. Eppure preghiera che la Parola di Dio ci chiede.

Affido ancora queste intenzioni alla vostra preghiera personale e comunitaria.

2022-09-01T14:33:45+02:00