Domenica 07 giugno

Solennità della Santissima Trinità

La solennità della Santissima Trinità ci chiede una riflessione profonda che potrebbe avere diverse sfaccettature. Credo che quest’anno, visto il periodo dal quale proveniamo, sia utile per tutti riflettere sul tema delle relazioni. Difatti tutte e tre le scritture si dedicano a questo tema.

Vangelo

Gv 16, 12-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Esodo

Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe ». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte». Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

Romani

Rm 8, 14-17
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Vangelo

L’accesso più semplice, la “porta” per così dire di questa riflessione domenicale, ci viene dal Vangelo. Gesù, nel corso di tutta la sua rivelazione del volto di Dio, proclama con molta forza di essere sempre in relazione con il Padre e con lo Spirito Santo. Ogni episodio del Vangelo, ogni predicazione compiuta dal Signore, ogni miracolo fatto, così come la sua massima rivelazione nel mistero della Pasqua, nella Crocifissione e risurrezione, ci mostra che Gesù è sempre in costante ascolto del Padre e rimanda sempre allo Spirito Santo. La Trinità che oggi vogliamo mettere al centro della nostra contemplazione non è un concetto, non è uno schema interpretativo, ma sono tre Divine Persone in costante dialogo tra di loro, in costante comunicazione di amore, in costante donazione mutua e reciproca, senza alcuna possibilità di differenza sostanziale, subordinazione, minore essenza. In questa ottica il Figlio, Gesù Cristo, ha il compito di essere il rivelatore del Padre

Romani

Se questo è il compito del Figlio, il compito dello Spirito è quello di farci ricordare la Parola rivelata da Gesù ed è quello di sostenere qualsiasi donazione di amore perché lo Spirito accende nel cuore di ogni uomo la capacità di amare. È grazie a questa capacità di amore che l’uomo scopre dentro di sé che egli può pensare di rivolgersi a Dio chiamandolo Padre. Quel Dio che sembrava così lontano, quel Dio che sembrava cosi tremendo, è il Padre di Gesù Cristo, il Padre di ogni uomo, Colui che dona misericordia a tutti quelli che la vogliono accogliere. È solo lo Spirito che ci dona la forza di rivolgerci al Padre con questa familiarità e, al tempo stesso, con questa riverenza.

Esodo

Del resto anche l’antico testamento aveva già compreso che Dio cerca sempre l’uomo, per rivelarsi a lui con amore. Dio cerca l’uomo come alleato, cerca l’uomo per fargli comprendere la sua vicinanza, il suo amore, il suo essere sempre attento alla sua vita. Così come è accaduto nella vita di Mosè. Mosè ha compreso che Dio è la grande forza di amore che brucia senza consumarsi. La grande forza di amore che si rivela, è Colui che chiama all’esistenza tutte le cose e colui che segue tutte le cose, perché Dio non abbandona mai nessuno. La vicinanza ad Israele nel tempo della solitudine, della schiavitù, della perdita di ogni altra cosa, è il simbolo della vicinanza di Dio ad ogni uomo. Più sono assenti quei segni che umanamente fanno pensare alla fortuna e alla felicità dell’uomo, più Dio è presente con la sua potenza e con il suo amore.

Dunque Dio è questa relazione di persone che ama l’uomo, che cerca l’uomo, che sostiene il cammino dell’uomo in ogni istante della sua esistenza ma, soprattutto, nei momenti più cupi e difficili

La relazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

La relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo è, dunque, relazione di amore allo stato puro, relazione di ascolto reciproco, di donazione reciproca, di comunicazione perfetta, di continua assistenza l’uno dell’altro e l’uno nell’altro. Senza alcuna possibilità di confusione, senza alcuna possibilità di invidia, gelosia, divisione. La relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, è relazione di amore puro, circolare, essenza perfetta di concordia, amore, comprensione, sostegno.

Le nostre relazioni

  • Come sono le nostre relazioni?
  • Cosa dicono le relazioni che intratteniamo del nostro modo di interpretare la vita, il tempo, il momento particolare che stiamo vivendo?
  • Cosa ci hanno insegnato i mesi di chiusura, di forzata solitudine che abbiamo vissuto quest’anno?

Partirei proprio da quest’ultimo periodo. Per molti è stato un periodo di scoperta della bellezza delle relazioni in famiglia. Penso, soprattutto, alle famiglie più giovani, alle famiglie che hanno ancora i figli in casa, se non proprio piccoli o adolescenti. Un periodo di convivenza stretta che ha portato a conoscere meglio ciascuno, a comprendere meglio le possibilità, le ricchezze della riflessione o del carattere che ciascuno ha saputo donare all’altro. L’ho sentito da molti, che hanno scoperto questa grande positività nel momento di una condivisione stretta del tempo e dello spazio, nella quale c’è stato anche modo di comprendere quelle piccole tensioni che l’ambiente della famiglia condiviso per molto tempo ha certamente portato con sé.

Per altri, però, questo tempo è stato di forzata solitudine. Penso a chi è solo, a chi non ha o non ha più una famiglia, a chi è anziano ed è rimasto solo per il normale svolgersi della vita, come pure a chi ha passato molti giorni in ospedale, per diverse cause, come pure a chi è ricoverato in qualche struttura ove è stato impossibile recarsi e dove, in qualche caso, è ancora impossibile accedere.

A tutti, però, è mancata la relazione con l’altro, che sia il compagno di scuola o il collega di lavoro, che sia l’amico di attività e interessi particolari come il conoscente che si era soliti incontrare nelle più svariate circostanze. Tutti abbiamo sofferto della mancata presenza di qualcuno.

Anche noi sacerdoti, nell’impossibilità di avere quelle relazioni normali con la nostra comunità.

È stato anche il tempo della riscoperta di qualche relazione a distanza, mediata da qualche strumento mediatico, da qualche piattaforma, da qualche utilizzo possibile e bello della tecnologia a servizio dell’uomo. Eppure, anche questa possibilità che non è mancata, ci ha fatto percepire la differenza tra la relazione “in presenza”, come si usa dire ora, e quella mediata da strumenti.

Se questo è il dato, cosa emerge a proposito di quello stile di vita che il cristiano non cessa mai di rinnovare? Cosa emerge da tutto quello che abbiamo vissuto, anche come invito a correggere quello che nello stile di vita assunto da molti, non andava certo bene?

  1. Non relazioni funzionali ma reali.

Molte delle relazioni che intratteniamo, sono relazioni funzionali, ovvero relazioni nella quali prevale il ruolo sulla persona. Credo che tutti ne abbiamo avute molte. La prima attenzione da avere mi sembra questa: mai ridurre una persona al suo ruolo, in casa come al lavoro, a scuola come nello sport. Una persona è unica ed irripetibile, è portatrice di un bene che solo quella persona può portare. È per questo che non va mai ridotta al ruolo che ha.

  1. Un’attenzione particolare all’apparenza e alla visibilità.

Come pure veniamo da uno stile di vita che ha messo al centro l’apparire, la visibilità, complice il metodo di funzionamento dei social. Per moltissime persone, anche per la prima fascia dell’anzianità, il farsi vedere, l’apparire tra foto, storie, post e gallerie e quant’altro, è diventata una vera e propria mania. Forse un’abitudine, spesso anche un vizio del tutto incontrollabile, una realtà della quale non si può fare a meno.

  1. Una rinnovata capacità di investire nelle relazioni.

Credo invece che il tempo dal quale proveniamo, ci stia indicando che lo stile di vita del cristiano deve essere alternativo anche in questo, e, per questo motivo, il cristiano approfitta di tutte le possibilità che ha per investire in relazioni vere, oneste, nelle quali giocarsi al 100%. Forse questo tempo ci darà anche la possibilità di discernere e di tenere quelle relazioni che vanno in questa direzione per scartare quelle funzionali o quelle falsate da un modo di vivere che cristiano non è.

  1. Un modo di amare e, quindi, di servire.

Vivere le relazioni in modo cristiano, è e deve diventare sempre più un modo di amare, di servire e, quindi uno stile di vita. La “cura degli affetti” non è un programma, ma un modo di essere della persona credente, che sempre si prende cura degli altri con quella premura, attenzione, attitudine al servizio che uno scopre nella rivelazione di Cristo. È Cristo, lo abbiamo sentito, che rivela l’amore del padre nella potenza dello Spirito Santo. Il cristiano che contempla il modo di essere e di agire della Beata Trinità si dispone a vivere di conseguenza.

  1. Dalla seduzione alla capacità di amare.

Infine direi che un rinnovato modo di vivere le relazioni per chi contempla la Trinità potrebbe essere così riassunto: dall’arte del sedurre alla capacità di amare. Chi seduce, infatti, accentra su di sé, attira a sé, porta a sé per consumare, per godere di istanti, per approfittarsi di ogni persona e di ogni occasione. Chi ama, invece, lascia libero, è rispettoso della libertà altrui, condivide ma non si appropria di niente, stima e rispetta le diversità; si fa carico delle difficoltà; mette a disposizione quello che è e quello che ha per arricchire la propria vita e, contemporaneamente, arricchire quella degli altri.

Ecco un modo di vivere le relazioni del tutto diverso dal solito che può comprendere solo chi ama la Trinità, solo chi la ricerca, solo chi la rispetta. Auguriamoci noi di essere tra queste persone. Auguriamoci noi di saper rinnovare il nostro stile di vita e di saperci relazionare agli altri come la Trinità insegna.

2020-06-05T11:57:02+02:00