Mercoledì 07 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – mercoledì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 6, 2-11
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il Signore! Mi sono manifestato ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio l’Onnipotente, ma non ho fatto conoscere loro il mio nome di Signore. Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro la terra di Canaan, la terra delle loro migrazioni, nella quale furono forestieri. Io stesso ho udito il lamento degli Israeliti, che gli Egiziani resero loro schiavi, e mi sono ricordato della mia alleanza. Pertanto di’ agli Israeliti: “Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai lavori forzati degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio teso e con grandi castighi. Vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrae ai lavori forzati degli Egiziani. Vi farò entrare nella terra che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe; ve la darò in possesso: io sono il Signore!”». Mosè parlò così agli Israeliti, ma essi non lo ascoltarono, perché erano stremati dalla dura schiavitù. Il Signore disse a Mosè: «Va’ e parla al faraone, re d’Egitto, perché lasci partire dalla sua terra gli Israeliti!».

SALMO Sal 67 (68)

Benedetto il Signore, Dio della nostra salvezza.

Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte. R

Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni.
Disperdi i popoli che amano la guerra!
Verranno i grandi dall’Egitto,
l’Etiopia tenderà le mani a Dio. R

Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore.
Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo.
Sia benedetto Dio! R

VANGELO Lc 4, 38-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Esodo

Anche oggi le due Scritture hanno molto in comune e ci aiutano ad entrare nella festa solenne di domani. Siamo di fronte a casi di difficoltà rari. L’Esodo ci parla di un popolo reso schiavo, di un popolo che ha perso tutto. Al di là delle cose, il popolo ha perso la sua dignità. Tanto che Mosè fallisce la sua prima missione. Quando si presenta al popolo per dire cosa ha udito da Dio, tutti lo scartano. Eppure, se ad un popolo schiavo si promette la libertà, non ci sarebbe da dare ascolto? Non ci sarebbe da fare domande? Non ci sarebbe da capire? Tutte cose che gli ebrei non fecero e Mosè dovette iniziare la sua missione da un altro punto: come era scritto egli dovette andare dal faraone. Ci metterà molto tempo, Mosè, prima di convertire il suo popolo, prima di essere riconosciuto come guida, prima di iniziare quell’avventura che è l’Esodo. Ad un popolo sfiduciato, represso, schiavizzato il suo parlare non sembra convincente. Quando mancano le condizioni di vita elementari, diventa difficile anche udire la voce di Dio.

Vangelo

Anche il Signore è alle prese con qualcosa del genere. Ha dovuto lasciare Nazareth, si trova ora a Cafarnao. Un piccolo paese rispetto ad una città già apprezzabile. Non in compagnia di gente altolocata, ma in una casa di poveri pescatori. Non un uditorio qualificato, ma una vecchia, malata gravemente. Gesù va da lei, che è la suocera di Simone. Gesù la prende per mano, le parla, la guarisce. Il miracolo si diffonde tanto velocemente che alla sera di quello stesso giorno, molti portano i propri malati presso la casa dove si trova il Signore. Hanno visto. Hanno visto la sofferenza dei loro cari e ne hanno provato compassione, ma hanno anche visto come Gesù sta vicino ai malati, cosa dice loro, ed hanno capito. Gesù è davvero la rivelazione del volto del Padre non tanto perché compie quei miracoli di guarigione, ma perché è vicino allo stanco, allo sfiduciato. Nessuno aveva mai detto loro che Dio era questo! Una presenza amica per il povero, per il malato, per lo stanco, per chi ha perso la speranza. Per loro la fede era un insieme di regole da osservare, un insieme di precetti a cui obbedire. Una serie di regole da vivere, altrimenti non sapevi a cosa saresti andato incontro. Diversa è la rivelazione del Signore, che al contrario insegna che la presenza di Dio è una presenza amica, una presenza che vale per tutti, una presenza che non chiede niente, ma anzi dona.

Il nostro cammino di fede

Quanto assomigliamo agli ebrei che non ascoltarono? Quanto siamo simili a coloro che, al tempo di Gesù, pensavano che la fede non fosse altro che un peso della vita? Penso a quanti, oggi, sono così stanchi e sfiduciati da non riuscire a sentire quella Parola che Dio fa risuonare nelle loro vite. Se non c’è riuscito uno come Mosè, quanto meno noi profeti di oggi! Ma penso anche a tutti coloro che interpretano la fede come un obbligo, come un insieme di cose da sapere, o da fare, o da rispettare. Quante volte abbiamo avuto a che fare con gente che, in fondo, ci dice così! E quante volte, anche noi che pure veniamo in chiesa, lo abbiamo pensato! Quante volte anche noi abbiamo confuso la fede con un insieme minuzioso di cose da fare! Ecco, le Scritture di oggi sono per noi, ci dicono che tutto questo capita a noi cristiani quando ci stacchiamo dall’Eucarestia. Quando siamo lontani dal Signore i nostri orecchi si chiudono e non sono più in grado di capire quella parola di salvezza che Egli porta ai nostri cuori. Quando siamo lontani dall’Eucarestia, che è la sorgente viva della fede, ci trasformiamo in coloro che pensano che la religione sia un obbligo inutile, forse un’illusione. Per stare lontano da tutte queste cose, abbiamo proprio bisogno di ricevere continuamente, giorno dopo giorno, quell’Eucarestia che è la sorgente di ogni rapporto con Dio. L’Eucarestia ci permette di non perdere mai il rapporto con la Parola che salva, ma anche il rapporto con i malati, con i fragili, come si usa dire oggi. Ricevere con fede e con frutto l’Eucarestia significa alimentarci continuamente a quella sorgente di bene che apre il cuore all’ascolto e, al tempo stesso, ci dona occhi per vedere le esigenze dei fragili. L’Eucarestia fa tutto questo quando noi la riceviamo con fede e quando noi, con fede, sappiamo parlare con il Signore. Mentre entriamo nella solennità, pensiamo a queste cose e crediamo fermamente nella potenza del Sacramento della presenza di Cristo.

Intenzioni di preghiera

Poiché la festa del Corpus Domini non è solo la festa dell’Eucarestia celebrata, ma anche adorata, vi consiglio ancora di stare davanti al Signore a pensare alle realtà spirituali che ci hanno comunicato queste Scritture. Al Signore chiediamo di aprire i nostri cuori per vivere meglio la festa dell’Eucarestia.

2023-06-03T12:03:01+02:00