Lunedì 07 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

Questa settimana sarà caratterizzata dalla solennità del Sacro Cuore di Gesù, che celebreremo venerdì e, quindi, del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, che concluderà la liturgia della settimana. Continuiamo la lettura dei testi sacri mentre ci dirigiamo verso queste mete spirituali.

Vangelo

Lc 5, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.

“Sulla tua parola…”. Quante volte abbiamo sentito questa espressione del Vangelo. Quante volte abbiamo sentito i numerosi canti che si ispirano ad essa e, forse, li abbiamo cantati anche noi. Quante volte ci lasciamo istruire da Pietro che, pur nella sua esuberanza, pur nella sua sincera volontà di aderire a ciò che il Signore dice, si lascia coinvolgere in situazioni umanamente difficili da sopportare. Che voglia può avere di tornare in acqua un pescatore che ha faticato per nulla tutta la notte? Che desiderio di rimettere la barca in acqua può avere un uomo che sta rimettendo a posto gli strumenti del suo lavoro, prima di tornare a casa, a godere di un po’ di meritato riposo? Credo nessuno! Eppure c’è quella Parola che provoca, c’è quella Parola che diventa come un pungolo, c’è quella Parola che sprona e che non può lasciar cadere un invito che viene direttamente dal Signore. È proprio per questo che Pietro ottiene quella pesca miracolosa che lo stupisce, come mai era accaduto nella sua lunga carriera di pescatore sul lago.

Esodo

Es 5, 1-9. 19 – 6, 1
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè e Aronne vennero dal faraone e gli annunciarono: «Così dice il Signore, il Dio d’Israele: “Lascia partire il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto!”». Il faraone rispose: «Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!». Ripresero: «Il Dio degli Ebrei ci è venuto incontro. Ci sia dunque concesso di partire per un cammino di tre giorni nel deserto e offrire un sacrificio al Signore, nostro Dio, perché non ci colpisca di peste o di spada!». Il re d’Egitto disse loro: «Mosè e Aronne, perché distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri lavori forzati!». Il faraone disse: «Ecco, ora che il popolo è numeroso nel paese, voi vorreste far loro interrompere i lavori forzati?». In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sovrintendenti del popolo e agli scribi: «Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni, come facevate prima. Andranno a cercarsi da sé la paglia. Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano finora, senza ridurlo. Sono fannulloni; per questo protestano: “Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio!”. Pesi dunque la schiavitù su questi uomini e lavorino; non diano retta a parole false!». Gli scribi degli Israeliti si videro in difficoltà, sentendosi dire: «Non diminuirete affatto il numero giornaliero dei mattoni». Usciti dalla presenza del faraone, quando incontrarono Mosè e Aronne che stavano ad aspettarli, dissero loro: «Il Signore guardi a voi e giudichi, perché ci avete resi odiosi agli occhi del faraone e agli occhi dei suoi ministri, mettendo loro in mano la spada per ucciderci!». Allora Mosè si rivolse al Signore e disse: «Signore, perché hai maltrattato questo popolo? Perché dunque mi hai inviato? Da quando sono venuto dal faraone per parlargli in tuo nome, egli ha fatto del male a questo popolo, e tu non hai affatto liberato il tuo popolo!». Il Signore disse a Mosè: «Ora vedrai quello che sto per fare al faraone: con mano potente li lascerà andare, anzi con mano potente li scaccerà dalla sua terra!».

Sulla tua parola…”. Anche Mosè e Aronne vanno sulla scorta della parola di Dio dal faraone. La loro missione è un disastro. Devono chiedere di andarsene, devono parlare al faraone nel nome di Dio per ottenere un permesso e ottengono un peggioramento della loro condizione. Non solo della loro personale, ma di quella di tutto il popolo. Come se non bastassero i lavori forzati, come se non bastasse fabbricare mattoni, adesso toccherà anche procurarsi la paglia, oltre a dover produrre il medesimo numero di mattoni. È l’alienazione dell’uomo. È il pensiero del faraone e di tutti quelli che, nella storia, hanno oppresso gli uomini. Indurire le condizioni di lavoro, impedire di pensare, impedire di avere fede è stato, da sempre, il progetto di chi ha voluto, in qualche modo, controllare gli altri. Impedire di elevare lo sguardo al cielo è il modo migliore per imbruttire l’uomo e per lasciarlo ripiegato solamente sulle proprie cose di ogni giorno. Eppure Mosè e Aronne si erano mossi sulla scorta della parola udita. Arriverà l’esito di quella parola, non mancherà, non verrà meno la promessa di Dio, ma a suo tempo.

Per noi

Quante volte anche noi abbiamo fatto l’esperienza di Mosè e di Aronne! Quante volte abbiamo fatto l’esperienza di Pietro! Ovvero l’esperienza di fare qualcosa nel nome del Signore, nel nome della fede che possediamo e ci è sembrato di avere un risultato impensabile per le sole nostre forze. Quante volte abbiamo però fatto quello che la fede ci ispirava e, nell’immediato, non c’è stato nessun risultato! Quante volte abbiamo fatto quello che la fede ci chiedeva di fare e non è successo nulla! O, addirittura, ci è sembrato di andare di male in peggio! Ecco, se abbiamo fatto queste esperienze siamo proprio nella condizione di Pietro, di dover rimanere stupiti e lodare il Signore, o siamo nella condizione di Mosè e di Aronne, che supplicano Dio perché si renda presente nelle loro vite, cosa che, come udiremo nei prossimi giorni, accadrà. Possono esserci tempi di attesa lunghi o corti, ma Dio non tarda a manifestarsi e la Sua Parola non tarda ad avverarsi. Questa mattina preghiamo per noi, perché siamo capaci di quello slancio di generosità di Pietro o di quella tenacia e resistenza di Mosè e di Aronne. In qualsiasi strada ci vorrà far camminare il Signore, saremo sostenuti da Lui, mentre vedremo il realizzarsi delle sue promesse per noi.

  • Da quale esperienza provengo?
  • Cosa sta dicendo il Signore alla mia vita?
  • Come offro al Signore le fatiche di questo momento?
2021-06-07T10:26:18+02:00