Martedì 08 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Martedì

Vangelo

Lc 5, 12-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Anche le due Scritture di oggi, se vogliamo, possono essere rilette dal medesimo punto di vista. Difatti siamo di fronte ad una narrazione parallela. Da un lato troviamo il Signore Gesù e il lebbroso. Un uomo che, anche se vive, è come morto. Allontanato da tutti, senza una casa degna, senza un lavoro, quest’uomo è come morto. Tutti lo tengono a distanza, nessuno vuole stare alla sua presenza. È un uomo abbandonato a sé stesso in attesa della morte. È però un uomo che ha una sua fede e una sua visione di Dio.

Anzitutto sa che la salute viene da Dio e che Dio può guarirlo dalla malattia. Dice così a Gesù: “se vuoi, puoi guarirmi”, lasciando intendere questa sua professione di fede in Dio da cui proviene ogni bene.

Dall’altro lato, dicendo così, egli dimostra anche di credere alla rivelazione del Signore. Egli sente, in cuor suo, che quell’uomo che sta incontrando ha una forza straordinaria, che proviene da Dio e che può sanare la sua vita.

Cosa che avviene, ed ecco l’invito del Signore, vivere con fede quell’evento. Nell’andare dai sacerdoti ed offrire quello che Mosè aveva prescritto c’è questa intenzione: occorre rispondere con fede all’intervento di Dio. Occorre rispondere con fede a Dio che è intervenuto per salvare la vita. Occorre vivere con riconoscenza quello che si è potuto sperimentare per grazia.

Esodo

Es 12, 29-34
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. A mezzanotte il Signore colpì ogni primogenito nella terra d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero in carcere, e tutti i primogeniti del bestiame. Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto! Il faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse: «Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate, rendete culto al Signore come avete detto. Prendete anche il vostro bestiame e le vostre greggi, come avete detto, e partite! Benedite anche me!». Gli Egiziani fecero pressione sul popolo, affrettandosi a mandarli via dal paese, perché dicevano: «Stiamo per morire tutti!». Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli.

Così anche l’Esodo, in un contesto differente. C’è una situazione di morte generale: è la notte della strage dei primogeniti. È la notte di quell’ultima “piaga” d’ Egitto con la quale Dio si rende manifesto per il suo popolo. È un grido generale, quello che porta Faraone a cacciare gli ebrei responsabili di quella situazione che si è creata. Così un popolo che era in balia della morte e che soccombeva sotto i lavori forzati ritrova forza e apre un cammino davanti a sé; un popolo dominante, invece, si scopre debole e deve cercare in qualche modo di fare il possibile per scongiurare la sua stessa morte. È la forza dell’intervento di Dio che cambia le cose e che riesce a mutare la sorte degli uomini stessi. In ogni caso, tanto il popolo di Israele, con fede, quanto il faraone e tutti gli Egiziani, che non credono al Dio di Israele, devono riconoscere che la forza di Dio opera in mezzo a loro.

Per noi

A noi manca questa fede! La fede di chi sa che tutto è nelle mani di Dio e, quindi, lo cerca nelle situazioni di difficoltà, ben sapendo che nulla è impossibile a Dio, come il lebbroso. Ma ci manca anche la forza del faraone o del popolo dell’Esodo, che sanno vedere, nelle diverse cose della loro vita, la mano di Dio che si manifesta per loro. Noi viviamo in modo diverso. Crediamo solo in quello che vediamo e tocchiamo, abbiamo molte conoscenze utili e senza dubbio positive per il cammino dell’umanità e per il suo progresso, ma, poi, ci manca quella forza di fede che ci fa rimettere nelle mani di Dio con semplicità, con umile cuore, con spirito di accoglienza della sua volontà e ricerca della nostra santificazione. Dalle Scritture di oggi, quindi, dovremmo imparare cosa può fare la fede di un uomo quando è autentica e sincera. Al Signore ci rivolgiamo anche noi, con i nostri limiti, con le nostre difficoltà, con le nostre ansie, perché ogni cosa possa essere trattenuta dal suo cuore di padre ed essere rimessa nelle sue mani.

2021-06-07T10:26:26+02:00