Domenica 07 luglio

7° Domenica dopo Pentecoste

Introduzione

  • Chi ritiene di avere vinto il mondo?
  • Come ci comportiamo nelle difficoltà e tribolazioni della vita?

Credo proprio che questa domenica all’inizio dell’estate serva a farci riflettere su questi temi.

La Parola di Dio 

LETTURA Gs 10, 6-15
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Gli uomini di Gàbaon inviarono questa richiesta a Giosuè, all’accampamento di Gàlgala: «Da’ una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne». Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l’esercito e i prodi guerrieri, e il Signore gli disse: «Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te». Giosuè piombò su di loro all’improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala. Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada. Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d’Israele: «Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l’accampamento di Gàlgala.

SALMO Sal 19 (20)

Il Signore dà vittoria al suo consacrato.

Ti risponda il Signore nel giorno dell’angoscia,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
Ti mandi l’aiuto dal suo santuario
e dall’alto di Sion ti sostenga. R

Ti conceda ciò che il tuo cuore desidera
adempia ogni tuo progetto.
Esulteremo per la tua vittoria,
nel nome del nostro Dio alzeremo i nostri vessilli:
adempia il Signore tutte le tue richieste. R

Ora so che il Signore dà vittoria al suo consacrato,
gli risponde dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra. R

Chi fa affidamento sui carri, chi sui cavalli:
noi invochiamo il nome del Signore, nostro Dio.
Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi. R

EPISTOLA Rm 8, 31b-39
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

VANGELO Gv 16, 33 – 17, 3
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! ». Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».

Vangelo

Partendo, questa domenica, non dalla prima lettura a cui arriveremo, ma dal Vangelo, il Signore Gesù parte, nella sua predicazione, da un’affermazione.

Nelle sue prime parole assolutamente condivisibile: “nel mondo voi avrete tribolazioni”. È quello che tutti sperimentiamo. La vita di tutti noi, in forma maggiore o minore, con forme più pesanti o in forme accettabili, conosce, comunque, la tribolazione. Chi non è tribolato per sé è tribolato per gli altri. Tutti, credo proprio, siamo resi simili dal mistero di qualche difficoltà, sofferenza, peso della vita, tribolazione. In questa prima parte la predicazione del Signore è assolutamente condivisibile.

Ma abbiate coraggio”, dice ancora il Signore; anche in questa seconda proposizione della predicazione noi ci rivediamo. Capiamo bene che è un modo per sostenere chi è nella tribolazione, è una parola buona che viene offerta. Anche in questo tutti noi facciamo qualcosa di simile, perché anche noi quando siamo di fronte ad una persona che si lamenta per qualcosa sappiamo offrire parole buone, cerchiamo di infondere coraggio, magari non solo a parole ma anche con qualche gesto. Dunque capiamo bene l’agire del Signore.

Io ho vinto il mondo!”. È la motivazione che Gesù pone alle precedenti parole. Ed è su questa terza parte della predicazione del Signore che noi troviamo molta difficoltà. Forse anche noi ci domandiamo: come il Signore ha vinto il mondo? Quali segni vediamo di tutto questo? Perché, io credo, tutti noi facciamo molta fatica a vedere i segni di questa vittoria. Certo comprendiamo che essa si riferisce alla Pasqua del Signore, comprendiamo bene che la vittoria di Cristo è quella sulla morte. Eppure tutti rischiamo di dire questa verità solo a parole, rischiamo di conoscere questa verità solo con l’intelletto. Altra cosa poi è la vita, dove ciascuno rimane immerso nel mistero delle sue tribolazioni e nella fatica delle sue tribolazioni, senza per altro pensare che nemmeno la fede sia aiuto e conforto più di tanto.

È ancora Gesù che rilancia il nostro pensare e ci aiuta a comprendere: “questa è la vita eterna, che conoscano te l’unico vero Dio e colui che hai mandato Gesù Cristo”. Questo ultimo rilancio del Signore ci fa capire una cosa. Le difficoltà ci sono davvero per tutti, ma una cosa è affrontarle con animo umano e con forze umane, altra cosa è affrontarle con la forza della fede e con l’aiuto della fede. È la conoscenza di Cristo che aiuta a sopportare i pesi della vita e a dare un senso alle cose che si affrontano. La fede, infatti, da un lato infonde coraggio. Coraggio che non è solo una parola, non è solo un modo di dire. Il coraggio che la fede infonde è proprio quello che aiuta a vivere bene ogni dimensione di vita, perché ci assicura che il Signore non lascia cadere il nostro dolore, condivide le nostre preoccupazioni, diventa sostegno di forza per le cose dell’esistenza. Il sostegno è proprio quello che viene da questo sacramento che noi celebriamo nella fede. L’Eucarestia che noi celebriamo è già il modo con cui il Signore sostiene il nostro comune cammino.

Giosuè

Così possiamo rileggere anche la prima lettura. Sappiamo che il primo testamento ci offre, talvolta, testi molto belli ma molto difficili da interpretare. Sappiamo bene che questo testo è stato oggetto di aspre critiche e anche di difficoltà di interpretazione che hanno prodotto, poi, anche problemi di grande portata. Se rileggiamo questo testo alla luce del Vangelo, lo possiamo però comprendere nella sua essenza. Giosuè sta affrontando un periodo molto difficile non solo per la sua vita personale ma per quella di tutto il popolo di Israele. Come ogni credente egli invoca la presenza di Dio, chiede l’aiuto a Colui che lo ha aiutato in tutti i suoi giorni. Si pone nell’atteggiamenti di colui che vuole vivere di fede e vuole insegnare anche agli altri a vivere di fede. È per questo che rilegge ciò che gli capita con gli occhi del credente. Così anche una grandinata viene riletta come un aiuto di Dio in una battaglia, o il fluire del tempo viene riletto come un modo con cui il Signore si rende presente per Lui e per il suo popolo, quasi che il tempo si fermasse in loro favore. Piccoli modi di dire, imprecisi, se vogliamo, ma comprensibili nella loro essenza. Giosuè ci sta dicendo che, in ogni cosa della sua esistenza, ha visto la presenza di Dio accanto a sé e lo ha sentito presente come aiuto, sostegno, forza che è venuta in Lui. Le singole cose della vita hanno acquistato il loro senso proprio grazie a questa presenza misteriosa eppure reale.

Epistola

Così San Paolo che più volte, nelle sue lettere, con brani autobiografici bellissimi, ci ricorda e ci insegna che anche la sua vita è stata tutta un insieme di difficoltà. Difficoltà di ogni genere e tipo: per la sua vita, per la sua salute, per i molti viaggi che ha dovuto fare, per gli spostamenti che ha sostenuto… Paolo ricorda più volte prigionia, naufragi, difficoltà per mangiare… Insomma le difficoltà della vita degli uomini. Paolo non ne è stato privo e queste difficoltà non gli sono state sollevate perché “amico di Dio”, perché uomo di fede. Così anche l’Apostolo ci insegna che la fede non previene dai problemi, non toglie le difficoltà della vita miracolosamente. La fede è, però, fedele compagna. Paolo comprende, in tutto quello che ha passato, di non essere solo. Il misero di Dio lo ha accompagnato e lo sostiene. In ogni peripezia della vita. Così che San Paolo poteva dire quelle parole bellissime sulle quali è bene meditare: “io sono persuaso che né morte, né vita, né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù”. Che è esattamente quello che diceva Gesù alla fine del Vangelo. quando uno conosce il mistero del Padre che si rivela, quando uno porta nel cuore questo mistero, non teme nulla e affronta tutte le cose in modo forte. La sua fede gli diventa sostegno e ogni credente trova coraggio per le cose della vita.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Ecco allora il perché della domanda iniziale, che riterrei una giusta provocazione per noi dopo aver letto queste scritture:

  • Noi come affrontiamo le difficoltà della vita?

Certo possiamo avere molte difficoltà: per noi, per i nostri figli, per la salute, per il lavoro, per i nostri cari… e, poi, le anime più sensibili trovano anche preoccupazione per le cose del tempo, per quello che avviene nel mondo, per le grandi realtà che sconvolgono le nazioni: la guerra, la fame, la povertà… noi come reagiamo di fronte a queste tribolazioni della vita?

Ci sono modi diversi.

Il primo è quello di chi non ha fede, di chi si sente solo, di chi avverte, in tutte queste cose, un senso di lontananza di Dio o un suo disinteresse per l’uomo. Ecco che l’uomo, quando si trova in questa posizione, si sente solo, non fa che rimanere ripiegato su sé stesso, si chiude a qualsiasi forma di rivelazione. Molti vivono di fatto così, molti che conoscete anche voi, ma forse anche qualcuno di noi, pur venendo in chiesa avverte un senso di lontananza di Dio dalla vita dell’uomo. È il modo di vivere le tribolazioni di chi non ha fede o di chi non sa vedere la presenza di Dio nella cose della vita.

Il secondo modo è quello di chi si lamenta con Dio delle tribolazioni, quasi che la fede debba essere un ombrello che mette al riparo da tutte queste cose. Conosco molti e forse anche noi spesso facciamo così, che quando capita una tribolazione si domandano: perché a me? Cosa ho fatto di male? Perché Dio mi colpisce? Dimenticando così quello che ha detto il Signore e cioè che è tipico della vita dell’uomo, della vita nel mondo avere tribolazioni.

Il terzo modo di affrontare le tribolazioni è quello dell’uomo di fede, è quello di chi conosce il Padre e il Figlio che Egli ha mandato. È il modo di chi prega, è il modo di chi vive l’Eucarestia come sostegno nelle difficoltà, come modo per sentire la presenza di Cristo nelle cose dell’esistenza di ogni giorno. È il modo di chi vive la preghiera non come un dovere, come un obbligo, ma come un dialogo con Dio nel quale ci si rifugia, dal quale si chiede aiuto e protezione, nel quale si trova sollievo spirituale ma anche materiale.

Ecco la provocazione per noi: noi a che punto siamo? Come viviamo questo cammino? Cosa diciamo in proposito? Se volete, la provocazione è ancora più radicale: noi viviamo la fede con questo senso pratico o ci limitiamo ad una celebrazione che sia sfogo dei nostri pensieri? Pensiamoci e chiediamo per noi e per tutti quella conoscenza di Cristo che rende vera la fede e bella la vita.

2024-07-05T16:25:31+02:00