Martedì 07 settembre

Settimana della 1 domenica dopo il martirio – martedì

Vangelo

Lc 16, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Avere un avvocato, a volte, è indispensabile nella vita. La breve parabola raccontata dal Signore Gesù ci parla di un uomo che ha saputo essere, brillantemente, l’avvocato di sé stesso. Un uomo che era nel peccato: era disonesto. Aveva amministrato molti beni del suo padrone ma, si intuisce dal testo, non in modo retto. Traeva profitto per sé stesso. Come molti, sempre, nella storia. Perché, allora, la parabola salva un uomo disonesto? Perché questo breve racconto del Signore lascia trasparire che anche quest’uomo è stato perdonato con il suo peccato? Perché quest’uomo ha usato del suo potere per procurarsi degli amici con la ricchezza. Quest’uomo ha saputo “comprarsi” il favore degli altri, scontando i loro debiti e procurandosi così un’amicizia destinata a durare nel momento del bisogno. Non viene lodato il suo peccato, non si intende proclamare un’“amnistia” sul peccato in sé. Piuttosto si intende dire che quest’uomo ha saputo, nonostante il suo comportamento, cercare un modo per salvarsi. E c’è riuscito! Conquistando non solo l’amicizia dei debitori che hanno visto scontato il loro debito, ma anche il plauso del padrone, che si è accorto della scaltrezza e dell’abilità del suo servitore.

1 Giovanni

1Gv 1, 5 – 2, 2
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

È su questo tema che ci aiuta a rilanciare la riflessione la prima lettera di San Giovanni. Giovanni è ben conscio che tutti gli uomini sono peccatori. Non c’è nessun uomo che possa dirsi senza peccato. Anzi, come diceva la lettura stessa, se qualcuno pensasse di essere senza peccato e di non aver bisogno della redenzione del Signore, sarebbe, già per questo, più peccatore di altri. Tutti siamo bisognosi del perdono di Dio, tutti dobbiamo mendicare la sua misericordia.

Chi è l’avvocato del peccatore? Gesù Cristo, che è morto per i nostri peccati. Giovanni è molto chiaro nel suo modo di procedere. Il Signore Gesù è venuto al mondo perché ogni uomo potesse contare su di lui. Ogni uomo che è segnato dal peccato, infatti, vive di questo, della misericordia di Dio. Per questo nessuno deve mai temere l’incontro con il Padre. Per quanto uno abbia peccato, ci sarà sempre un avvocato difensore della sua pochezza e della sua debolezza: Gesù Cristo.

Il credente, poi, incontra Gesù Cristo nel sacramento dell’Eucarestia. È qui che avviene, ogni volta che si celebra il Sacramento, un incontro di grazia. Da un lato viene rimesso, proprio in questo Sacramento, il peccato che grava sul cuore dell’uomo, dall’altro viene data quella forza che è indispensabile per proseguire il cammino verso la propria salvezza.

Dunque nell’Eucarestia si vive quell’incontro che è già fonte di beatitudine, ma che rilancia ancora in avanti, rimandando al giorno atteso e beato nel quale si incontrerà, per sempre, la verità di Dio.

Per noi

  • Abbiamo consapevolezza che l’Eucarestia rimette già il peccato (veniale) dell’uomo?

Forse non ricordiamo a sufficienza che, almeno per il peccato veniale, l’Eucarestia è già fonte di perdono e di grazia. Certo, per il peccato in quanto tale occorre premettere all’Eucarestia la confessione sacramentale, perché poi, nel Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, avvenga questo incontro di grazia. Questo incontro è, però e sempre, incontro di misericordia, al quale occorre accedere sempre con molta gioia. Il Signore, infatti, nella sua presenza nel Sacramento, sostiene e guida il cammino di ogni uomo. Avere questa consapevolezza e, quindi, incentivare questo incontro, è un aiuto concreto per vivere bene il proprio cammino di fede.

  • Invochiamo Cristo come nostro avvocato?

Io credo che tutti noi, pensando alla vita eterna, dovremmo avere già fin d’ora la forza di fare questa preghiera, di sostenere questa invocazione. Sarà bello, se ne avremo la forza, di invocarlo così proprio nel momento della nostra morte. Sarà bello poter dire al Signore, nel momento estremo della nostra vita, che senza di lui non possiamo fare nulla, che senza il suo perdono siamo perduti, che senza la sua misericordia siamo nulla. Sarà questo segno di umiltà ciò che ci lascerà entrare nella vita eterna, nonostante le nostre colpe e il nostro peccato. Chiediamo questa grazia al Signore, per saper vivere bene questo progressivo abbandono nelle mani di Cristo, Avvocato dell’uomo.

2021-09-03T10:39:44+02:00