Settimana della 6 domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore – mercoledì – Madonna del Rosario
La spiritualità di questo giorno
Oggi non è solo il terzo giorno degli esercizi spirituali, ma è anche il giorno in cui facciamo memoria propria della Beata Vergine del Rosario. Non solo siamo pieni di devozione per la statua della Madonna del Rosario che onoriamo nella chiesa di San Giulio, ma siamo anche in festa perché vogliamo ricordare che l’11 ottobre 1616 questa statua venne portata a Cassano. Non in questa chiesa, nella quale venne traslata nel 1846, quando la chiesa, il 25 ottobre, venne aperta al culto. Siamo quindi in presenza di due anniversari assolutamente significativi: 410 anni dalla presenza della statua della Madonna del Rosario a Cassano e 180 dall’apertura al culto della chiesa. Non sono solo due anniversari significativi. In essi noi mettiamo tutto il nostro cuore, perché siamo affezionati alla Chiesa e ai segni sacri che custodiamo. Questo è vero in tutte le chiese, perché ciascuno si sente a casa nella “sua” chiesa. Però è maggiormente vero a proposito di questa statua, perché la festa della Madonna del Rosario è la festa più sentita di Cassano. Non è la patronale, non è la festa di una chiesa, è la festa della Madonna e tutti noi ci sentiamo suoi figli e particolarmente bisognosi del suo aiuto. Questa sera, nella terza serata degli esercizi, ascolteremo una parola che ci aiuta a riflettere proprio sul fatto che il cristiano è un uomo che vive con cuore la sua fede. Questa visione ci aiuta anche a rileggere i testi sacri che la Chiesa ci offre in questa memoria.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 1, 12-14
Lettura degli Atti degli Apostoli
Dopo che Gesù fu assunto in Cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.
SALMO Cf. Gd13, 18-20
Benedetta sei tu, Maria, fra tutte le donne.
Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo
più di tutte le donne che vivono sulla terra,
e benedetto il Signore Dio
che ha creato il cielo e la terra. R
Davvero il coraggio che ti ha sostenuto
non sarà dimenticato dagli uomini:
essi ricorderanno per sempre
la potenza di Dio. R
Dio compia per te queste cose
a tua perenne esaltazione,
in riconoscimento della prontezza
con cui hai esposto la vita
di fronte all’umiliazione della nostra stirpe. R
EPISTOLA Gal 4, 4-7
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
VANGELO Lc 1, 26b-38a
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Atti
Penso che anche gli apostoli e pure Maria hanno avuto un luogo del cuore. Il loro luogo del cuore era il cenacolo. A Gerusalemme, per loro, non c’era luogo più sacro. Non la sacralità del tempio, che pure tutti i discepoli hanno profondamente rispettato, non la sacralità di altri luoghi importanti della loro città. Per loro il luogo del cuore fu il cenacolo. Lì dove Gesù aveva celebrato l’ultima cena, lì dove Gesù aveva istituito il sacerdozio e l’Eucarestia, lì dove Gesù aveva passato l’ultimo momento del cuore con loro. Quello fu il loro luogo simbolo, il loro luogo di ritrovo, il loro luogo del cuore. Lì sarebbero tornati nei giorni immediatamente successivi alla Pasqua, lì sarebbero convenuti ogni volta che avrebbero terminato una missione. Quello era anche il luogo del cuore di Maria. Ce lo ricorda molto bene il testo che abbiamo ascoltato che ci ha detto, ancora una volta, che insieme con gli apostoli era presente Maria. Dunque un luogo, su tutti, fu il luogo del cuore: il cenacolo.
Vangelo
Così ci aiuta anche il Vangelo a capire che la scena dell’annunciazione fu, per Maria, un vero momento del cuore. Sapeva anche lei quello che i grandi della fede spiegavano, sapeva anche lei che il Messia sarebbe sorto per il suo popolo, sapeva bene anche lei quello che non solo in sinagoga o nel tempio era insegnato dai “catechisti” del suo popolo. Maria ne fece un motivo del cuore. Quando l’angelo annunciò proprio a lei che sarebbe diventata la Madre del Messia, ella mise nelle mani dell’Arcangelo Gabriele una domanda: “Come è possibile?”, cioè “Come avverrà tutto quello che dici?” Non chiese spiegazioni. Eppure l’Angelo aveva fatto riferimento a momenti importanti della storia della salvezza. Aveva annunciato cose future. Insomma, c’erano tutti gli “ingredienti” per trasformare quell’incontro in un momento di fede, di dialogo catechetico – teologico. Maria non si mise su questo piano e non chiese niente di teologico! Ne fece una questione di cuore, insegnando così a tutti noi che la fede è una questione di cuore. La fede è una questione di amore! Si ama Dio, si ama Cristo e, per questo, lo si comprende. La fede non è immediatamente una spiegazione, anche se la ragione e la fede sono in dialogo. La fede non è una dimostrazione, anche se la fede chiede l’uso dell’intelletto. La fede è questione di cuore e, per questo, Maria è per noi di esempio. Ella aprì il suo cuore a Dio e Dio lo abitò. Per sempre.
Galati
Infine anche San Paolo ci ha detto che lo Spirito di Dio, che viene infuso con il dono della fede nel cuore dell’uomo, rende l’uomo in grado di dire con il suo cuore il nome di Dio: “Abbà, Padre!”. È lo Spirito di Dio che accende nel cuore questo ardore. È lo Spirito di Dio che abilita a questa apertura del cuore che si consegna totalmente nelle mani di Dio. La fede è questo. La sapienza che nasce dalla fede è una sapienza del cuore.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Alla luce di queste Scritture vorrei che riflettessimo, singolarmente e insieme, se siamo anche noi uomini, donne, capaci di questo slancio del cuore.
Anche noi dobbiamo custodire i luoghi cari al cuore, se vogliamo avere fede. Ecco perché ci prendiamo cura di tutte le nostre chiese. Oggi in modo particolare siamo in festa in San Giulio e di fronte a questa Madonna, ma non mi pare che trascuriamo gli altri luoghi di fede della città. Così vorrei che tutti ci chiedessimo:
- Qual è il mio luogo della fede? Quale chiesa è nel mio cuore? Quale statua di Maria è nel centro dei miei affetti?
È una prima domanda che vorrei che ci facessimo.
In secondo luogo, vorrei che anche noi ci chiedessimo se la fede è per noi una questione di cuore. Forse abbiamo in mente gli obblighi di fede, forse abbiamo in mente manifestazioni di fede che, in qualche modo, ci richiamano come tradizione… sono tutte cose che possono avere una loro verità ed anche una loro utilità. Ma sono utili se c’è il presupposto fondamentale che ci ricorda che la fede è atto del cuore. Se non c’è amore per Dio al centro di tutto, nemmeno i luoghi, le statue, i pellegrinaggi e qualsiasi altra cosa che possiamo avere cara, ci aiuterà più di tanto. Ecco quindi la questione per noi:
- Facciamo della fede un atto di amore per Dio?
Infine vorrei che, in questo giorno che mette al centro la preghiera del Santo Rosario, ci chiedessimo anche se facciamo di questa preghiera un atto di amore. Il Rosario è questo per noi, una preghiera che deve esprimere il nostro amore per Dio attraverso la meditazione dei misteri e la recita continua dell’Ave, la preghiera più dolce che sappiamo, quella che custodiamo fin da quando eravamo bambini.
- Il Santo Rosario rappresenta questo per tutti noi? Lo recitiamo ancora con fede e con devozione?
Ricordiamoci: custodiamo la fede mariana, custodiamo il Santo Rosario. Maria custodirà noi!