Sabato 07 novembre

Settimana della 2 domenica dopo la dedicazione – Sabato

Concludiamo la nostra settimana immettendoci in queste scritture che hanno un unico tema: imparare e rispettare il comando di Dio.

Vangelo

Mt 11, 25-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Partiamo dal Vangelo che è la sintesi delle due scritture che lo precedono. Sappiamo molto bene che questo piccolo brano, normalmente, è chiamato l’esultanza di Gesù. Gesù esulta nello spirito perché vede che molte persone che lo seguono, umili e povere, sanno mettere in pratica quell’insegnamento di vita che Egli dona. Questo a differenza dei molti che potrebbero ben comprendere quello che Egli fa e dice, ma che non mettono in pratica la sua parola, snobbandola come troppo semplice o povera. Così Gesù insegna che la fede non è facciata, non è adesione formale, ma è qualcosa che scava il cuore nel profondo.

Deuteronomio

Dt 30, 1-14
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Quando tutte queste cose che io ti ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno realizzate su di te e tu le richiamerai alla tua mente in mezzo a tutte le nazioni dove il Signore, tuo Dio, ti avrà disperso, se ti convertirai al Signore, tuo Dio, e obbedirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il cuore e con tutta l’anima, secondo quanto oggi ti comando, allora il Signore, tuo Dio, cambierà la tua sorte, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli in mezzo ai quali il Signore, tuo Dio, ti aveva disperso. Quand’anche tu fossi disperso fino all’estremità del cielo, di là il Signore, tuo Dio, ti raccoglierà e di là ti riprenderà. Il Signore, tuo Dio, ti ricondurrà nella terra che i tuoi padri avevano posseduto e tu ne riprenderai il possesso. Egli ti farà felice e ti moltiplicherà più dei tuoi padri. Il Signore, tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua discendenza, perché tu possa amare il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima e viva. Il Signore, tuo Dio, farà cadere tutti questi giuramenti imprecatori sui tuoi nemici e su quanti ti odieranno e perseguiteranno. Tu ti convertirai, ascolterai la voce del Signore e metterai in pratica tutti questi comandi che oggi ti do. Il Signore, tuo Dio, ti farà sovrabbondare di beni in ogni lavoro delle tue mani, nel frutto delle tue viscere, nel frutto del tuo bestiame e nel frutto del tuo suolo. Il Signore, infatti, gioirà di nuovo per te facendoti felice, come gioiva per i tuoi padri, quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

Così aveva intuito anche Mosè che, secondo una felice denominazione, aveva chiesto a tutti gli ebrei una “circoncisione del cuore”, cioè una capacità di prendere sul serio la fede. Mosè comprende che per molti l’appartenere al popolo ebraico è già condizione per essere salvi. Per questo egli dice chiaramente che non c’è nessun automatismo di salvezza, nessuna relazione obbligata tra l’appartenere al popolo ebraico e la salvezza dell’anima. Ci si salva l’anima solo se si deposita la Parola di Dio nel cuore, solo se la vita va di pari passo con la fede. Tutti i segni, ivi compreso anche quello della appartenenza al popolo ebraico, sono senza esito se sono senza anima!

Romani

Rm 10, 5-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, Mosè descrive così la giustizia che viene dalla Legge: «L’uomo che la mette in pratica, per mezzo di essa vivrà». Invece, la giustizia che viene dalla fede parla così: «Non dire nel tuo cuore: Chi salirà al cielo?» – per farne cioè discendere Cristo –; oppure: «Chi scenderà nell’abisso? » – per fare cioè risalire Cristo dai morti. Che cosa dice dunque? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

San Paolo è erede delle due tradizioni, dei richiami di Mosè ma anche dell’insegnamento di Gesù e, con la sua intelligenza e profondità, fonde insieme i due insegnamenti in questo testo della lettera ai Romani. “con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per ottenere la salvezza”, diceva l’apostolo, ricordando così che solo dove la professione di fede fatta con la voce si accorda a ciò che è nel cuore, nasce la salvezza dell’anima. “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”, concludeva poi l’apostolo che insegna così a credere che chiunque viva un itinerario di fede si salverà, indipendentemente dal popolo di appartenenza, si salverà. È un modo con cui San Paolo traduce quel richiamo di Mosè a vivere bene la propria fede, andando oltre ogni automatismo inesistente.

Per noi

Anche noi cristiani abbiamo lo stesso problema degli antichi ebrei. Forse consideriamo che siamo già candidati alla salvezza, o forse ne siamo già sicuri, solo per il fatto di essere cristiani. Conosco molte persone che pensano così e che ritengono che, dal momento che qualche preghiera la dicono o a qualche messa partecipano, ciò sia già sufficiente per la salvezza. Le tre scritture ci dicono ben altro! Sono un invito a considerare la fede semplice di persone poco appariscenti, poco note, eppure che hanno capito e messo in pratica ogni comandamento. Credo che tutti conosciamo o vediamo come qualche persona anziana e semplice abbia molta più fede di noi! Lasciamoci ispirare da questi “piccoli” del Vangelo. Lasciamoci ispirare da coloro che hanno fatto grandi cose pur non avendo fatto nulla di eccelso. È al cuore semplice che appartiene la salvezza. Chiediamo questo dono per non perdere quello che crediamo di avere costruito nel corso dei nostri anni di appartenenza o di militanza nella Chiesa.!

2020-10-29T10:05:00+01:00