Venerdì 08 gennaio

Ferie dopo l’Epifania – Venerdì

Vangelo

Mt 25, 1-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”. Anche oggi, come abbiamo detto ieri, riceviamo un insegnamento sulla sapienza della vigilanza e sulla sapienza del saper attendere il ritorno del Signore. Oggi potremmo anche dare questo titolo alla nostra riflessione: la sapienza nei piccoli vasi. Credo che siano un po’ loro a fare la differenza nella parabola raccontata dal Signore. Non c’è differenza nelle protagoniste della parabola: sono tutte donne, sono tutte vergini. Non c’è differenza nel compito loro assegnato: attendere lo sposo. Non c’è nemmeno differenza nel modo in cui lo vivono: tutte e dieci vengono vinte dal sonno e smettono di vigilare.

La differenza è proprio quella dei piccoli vasi! Appena si destano richiamate dal grido “ecco lo sposo, andategli incontro!”, le donne che hanno avuto la sapienza di prendere l’olio nei piccoli vasi riaccendono le loro lampade e si preparano per l’accoglienza cardine della loro vita, quella che salva le loro esistenze e che rende certi i loro giorni. Le altre, non avendo preso questo olio in piccoli vasi, non sono capaci di riaccendere il loro fuoco e, quindi, di entrare nella comunione per la quale avrebbero dovuto vigilare tutta la vita.

Il piccolo vaso contiene quell’olio che, come già dicevano i Padri della Chiesa, rappresenta la preghiera e la forza della preghiera. Sono ammesse alla comunione con lo sposo le vergini che hanno saputo pregare. Anche loro si sono perse nelle cose della vita, anche loro si sono assopite, ma, avendo pregato, sono pronte ad entrare nella comunione con il loro Signore, grazie a quella piccola esperienza, grazie a quei piccoli vasi di olio che, sul finale, le salvano.

Cantico dei Cantici

Ct 2, 8-14
Lettura del Cantico dei Cantici

Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. L’amato mio somiglia a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate. Ora l’amato mio prende a dirmi: «Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo. Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole».

Per noi:

La sapienza dell’olio in piccoli vasi, che è la preghiera, vale anche per noi. Ed è bene che il richiamo ci venga offerto proprio in questi giorni nei quali intravediamo la fine delle feste natalizie e attendiamo il ritorno alla “normalità” – quest’anno più che mai – della vita.

Anche a noi viene detto che la sapienza della preghiera è la sapienza di chi mette olio in piccoli vasi, è la sapienza di chi, ogni giorno, fa piccole esperienze di preghiera, piccole esperienze di comunione con Dio che, alla fine, salvano la vita. È come se la Chiesa, nella sua sapienza, sviluppata nel corso di millenni, utilizzasse questa parabola per dirci che, anche alla fine di un ciclo intenso e forte, non deve smettere di vigilare, di cercare la sapienza della vita nelle piccole esperienze di preghiera che, ogni giorno, si possono fare.

Spesso noi riteniamo che la preghiera sia un’opera accanto alle altre opere della giornata. È per questo che spesso diciamo: mi manca il tempo per pregare! Oppure diciamo: io non so come pregare! Oppure ci accorgiamo che una visita in chiesa o ad un altro luogo sacro ci lascia come ammutoliti di fronte all’esperienza di Dio che in questi luoghi si può fare.

La preghiera non è un’opera a cui dover dedicare del tempo, non è un momento in cui dobbiamo distoglierci da quello che stiamo facendo per fare qualcosa d’altro! È il momento nel quale tutte le cose che stiamo facendo possono trovare unificazione e giungere alla verità. È il momento nel quale noi stessi possiamo vivere con spirito unificato, le diverse opere della giornata. Se è inevitabile che le opere dei giorni portino un po’ di affaticamento e generino una certa esperienza di dispersione, la preghiera può risolvere questo senso di pesantezza e donarci la grazia di vivere in serena attesa della venuta del Signore.

Terminando il ciclo natalizio credo che sarebbe bene per noi scrivere un’altra regola di vita, diversa da quella dell’Avvento, più capace di tenere conto di altri ritmi che dobbiamo avere. Una regola che ci dica come, anche in questo tempo, possiamo attendere il regno di Dio dedicandoci alle cose di sempre, ma senza perdere quello spirito di fede e di servizio che deve caratterizzare tutta quanta la nostra esistenza. Chiediamo anche noi questa grazia di sapienza, per non essere colti di sorpresa quando il Signore tornerà, nella nostra morte, per prenderci con sé.

2021-01-04T15:45:19+01:00