Sabato 08 maggio

Settimana della 5 domenica di Pasqua – Sabato

Vangelo

Gv 7, 32-36
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose del Signore Gesù. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».

Il Sabato, come sempre, ci immette nella festa, nella domenica del Risorto. A maggior ragione in questo tempo pasquale nel quale continuiamo a celebrare la gloria del Risorto. Siamo ancora nel contesto del cenacolo, momento nel quale il Signore ha preparato i suoi discepoli ad andare nel suo nome per portare a tutti quella Parola e quella Presenza che avrebbero sostenuto il cammino di fede di ciascuno. Il discepolo va ricordando che nessuno è più grande del maestro, ma sapendo bene che il Maestro avrebbe sostenuto il suo operato, indicandone, di volta in volta, le priorità.

Atti

At 14, 1-7. 21-27
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Anche a Icònio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in modo tale che un grande numero di Giudei e di Greci divennero credenti. Ma i Giudei, che non avevano accolto la fede, eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli. Essi tuttavia rimasero per un certo tempo e parlavano con franchezza in virtù del Signore, che rendeva testimonianza alla parola della sua grazia e concedeva che per mano loro si operassero segni e prodigi. La popolazione della città si divise, schierandosi alcuni dalla parte dei Giudei, altri dalla parte degli apostoli. Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi di aggredirli e lapidarli, essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle città della Licaònia, Listra e Derbe, e nei dintorni, e là andavano evangelizzando. Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto. Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Questa consapevolezza è quella che esprime l’Apostolo Paolo. Egli va nel nome del Signore, porta la presenza di Cristo Risorto, istruisce ed esorta. La sua parola non è da tutti accolta, ma nemmeno da tutti osteggiata. Paolo scopre che il Signore lo protegge in diverso modo. Basta anche un governatore romano molto distante dalle cose di fede per salvarlo. Se Gallione avesse preso sul serio le accuse dei Giudei, se Gallione avesse voluto giudicare anche sulle cose della fede, come, per altro, gli veniva chiesto e sollecitato, chissà quale sarebbe stata la fine di Paolo! Invece è il non curarsi di tutte le cose della fede di Gallione che lo salva! Così come abbiamo sentito anche della visione di Paolo, come spesso ci è documentato in tutti gli scritti paolini. Visione che sostiene Paolo nella sua missione e che, ancora una volta gli indica quali siano le priorità e dove debba volgere il suo interesse e la sua missione. È in questa visione che Paolo viene anche a sapere che il Signore “ha un popolo numeroso”, frase che attesta, ancora una volta, che ciò che è nel segreto dei cuori nessuno può conoscerlo, se non lo Spirito di Dio. Paolo, sorretto da questa visione, continua la sua missione di predicatore e di evangelizzatore. Non si sente “di più” del maestro, ma, accompagnato dal Maestro, continua a predicare il Vangelo, fonte di salvezza per tutte le genti.

Corinzi

1Cor 15, 29-34b
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, che cosa faranno quelli che si fanno battezzare per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? E perché noi ci esponiamo continuamente al pericolo? Ogni giorno io vado incontro alla morte, come è vero che voi, fratelli, siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Èfeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. Non lasciatevi ingannare: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». Tornate in voi stessi, come è giusto, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio.

San Paolo sa anche molto bene in che cosa deve consistere il cuore del suo annuncio: nella risurrezione. Questo brano ci mette di fronte alle difficoltà dell’annuncio di Paolo e di fronte alle domande che gli venivano fatte: come si risorge? Come si trasforma il corpo? Come è possibile che il corpo destinato alla terra trovi un principio di risurrezione? Sono domande che abbiamo nel cuore anche noi, sono dubbi che anche noi portiamo nel cuore, dal momento che anche noi cerchiamo di immaginarci come potrà essere la risurrezione. San Paolo ci ricorda che il risorgere è mistero. Possiamo parlarne con immagini, possiamo cercare di fare dei paragoni, ma il mistero del risorgere è propriamente nelle mani di Dio. Solo quando anche noi passeremo da questa vita all’eternità, solo anche quando noi saremo coinvolti da questa potenza di vita potremo capire. San Paolo invita tutti a vivere la grazia dell’affidamento. Nella vita di fede non tutto può essere spiegato o deve essere spiegato. Nella vita di fede conta quanto ci si sa affidare al Signore. Quando uno si affida a Dio, tutto diventa più facile, perché si impara ad attendere come dono quello che l’intelligenza può intuire ma non può mai spiegare.

Per noi

Credo che anche noi abbiamo molti dubbi e nutriamo molte difficoltà di fronte alla risurrezione e anche noi abbiamo nel cuore domande simili a quelle che ha dovuto affrontare l’apostolo, perché sono le domande di sempre, le domande di tutti gli uomini.

Credo che per vivere bene la domenica che ci sta davanti e, più in generale, questo tempo di Pasqua, possiamo continuare a vivere quella sapienza della dedizione e del servizio che ci è stata nuovamente proposta dal Vangelo. Come ci si avvicina alla vita eterna? Solo facendo del bene! Solo prendendo su di noi il proprio carico e mettendoci di fronte al Signore con quel po’ di bene che sappiamo e che possiamo compiere.

Chiediamo questa grazia, dedichiamoci al bene: faremo crescere dentro di noi quel seme di vita eterna che Dio stesso radica nei nostri cuori.

2021-04-29T17:14:15+02:00