Venerdì 08 ottobre

Settimana della 5 domenica dopo il martirio – Venerdì

La quinta giornata

Volge ormai al termine questa settimana nella quale abbiamo cercato di pregare la Madonna del Rosario tenendo conto delle tante problematiche e dei tanti momenti che si vivono in una famiglia. Oggi è venerdì e vogliamo guardare con più attenzione il Santo Crocifisso nel giorno nel quale facciamo memoria della Passione del Signore. Per questo credo che possiamo partire, per la nostra riflessione, proprio dalla prima lettura.

Timoteo

1Tm 1, 1-11
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro. Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere a Èfeso perché tu ordinassi a taluni di non insegnare dottrine diverse e di non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede. Lo scopo del comando è però la carità, che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. Deviando da questa linea, alcuni si sono perduti in discorsi senza senso, pretendendo di essere dottori della Legge, mentre non capiscono né quello che dicono né ciò di cui sono tanto sicuri. Noi sappiamo che la Legge è buona, purché se ne faccia un uso legittimo, nella convinzione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrìleghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i sodomiti, i mercanti di uomini, i bugiardi, gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.

La scrittura di San Paolo poneva al centro di tutto una domanda: in che cosa vale la pena di credere? Anche al tempo della vita di Paolo si confrontavano diverse filosofie di vita, diverse proposte spirituali, diverse religioni. San Paolo scrive all’amico Timoteo ricordando che la fede è una realtà che va scelta. Va scelta ogni giorno. C’è sempre la tentazione di lasciarsi attrarre da altro, c’è sempre la tentazione di rincorrere movimenti, predicazioni di ogni genere e tipo o di chiudersi in esperienze che, certamente, poco hanno a che fare con l’apertura di orizzonti che solo il Vangelo è in grado di dare. San Paolo richiama all’amico la bellezza della scelta cristiana, l’unica che è in grado di dilatare l’orizzonte del pensiero e del cuore e di aprire la mente e il cuore stesso a sperimentare l’amore di Dio. Amore a cui corrispondere in tutte le cose della vita.

In questa predicazione San Paolo richiama anche il rapporto con la legge antica, la legge di Mosè. San Paolo, profondo conoscitore della legge, richiama il suo senso generale. La legge di Mosè non era fine a sé stessa. Voleva introdurre tutti nel modo di pensare di Dio. Dopo la venuta di Cristo non c’è più bisogno di tutto questo. Ciascun uomo, ciascuna anima ha direttamente accesso al mistero di Dio passando per Gesù Cristo. È lui “la via, la verità, la vita” che ci introduce nel mistero di Dio. Senza alcun disprezzo per la legge mosaica, Paolo dichiara finito il tempo di quell’alleanza, mentre è giunto il tempo di una nuova alleanza, quella stipulata da Cristo, che introduce tutti nel piano della benevolenza di Dio. È quello che accadde quel venerdì santo, quando il Cristo, donando la vita per noi, aprì la possibilità del ritorno a Dio per tutti noi.

Vangelo

Lc 20, 45-47
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre tutto il popolo ascoltava, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti e si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Discorso che trova pienezza nella pagina di Vangelo che abbiamo letto quest’oggi. Solo nella pienezza dell’amore che consiste nella donazione di sé, si trova la realizzazione della propria vita. Chi non fa della propria vita una donazione di amore, chi cerca i primi posti nelle piazze, i seggi nei luoghi dotti, chi divora la gente povera cercando di approfittarsi della loro situazione di inferiorità, non può piacere a Dio. È per questo che “essi riceveranno una condanna più severa”. Chi si è allontanato dall’amore di Dio e ha reso la vita degli altri un inferno, si è condannato ad una lontananza da Dio che l’uomo può solamente rimettere nelle mani della sua misericordia, per domandarne, umilmente, il perdono.

Per noi

Anche noi, oggi, vogliamo guardare con attenzione alla Croce di Cristo. Questo sguardo di contemplazione deve servire a pensare che, senza la Croce di Cristo, è incompleta la nostra capacità di amare. L’amore che è donazione, l’amore che è dono di sé all’altro, l’amore che diventa imitazione di Cristo, nasce proprio e solo qui, nella contemplazione dell’amore del Dio che si lascia crocifiggere per noi.

Abbiamo dedicato tutta questa settimana a riflettere su tante dimensioni di vita della famiglia, abbiamo presentato davanti al Signore tante intenzioni di preghiera. Dove queste intenzioni si fondono in una sola intenzione? Solo davanti alla Croce di Cristo. Alla Madonna del Rosario, che invochiamo come nostra patrona, affidiamo noi stessi e cerchiamo di vivere questa festa nella concreta speranza che quest’anno ci possa aiutare non solo a vivere bene la riflessione sulla famiglia che il Papa ci sollecita, ma a riscoprire quei valori che il Vangelo ci tramanda sulla famiglia cristiana.

Maria Vergine del Rosario preghi per noi.

2021-10-05T08:33:38+02:00